“Mio padre è sempre stato un esempio”. È da qui che parte il ricordo di Federica, di professione avvocato, figlia di Gianpaolo Tosel, scomparso oggi a 85 anni all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. Un ricordo che va oltre il ruolo pubblico e restituisce la dimensione privata di un uomo che ha attraversato alcune delle stagioni più delicate della storia giudiziaria italiana. “Mi ha lasciato l’ironia, il senso della giustizia e anche una sana passione sportiva”, racconta, ricordando il tifo dichiarato per la Juventus da parte di papà, vissuto con entusiasmo ma “mai capace di condizionare il rigore delle sue decisioni”, nemmeno negli anni in cui fu giudice sportivo della Serie A. Una passione, come tutto il resto, tenuta sempre distinta dal lavoro.
L’impatto del lavoro sulla famiglia
L’impegno professionale, soprattutto nei periodi più complessi della carriera giudiziaria, ebbe inevitabilmente un impatto sulla vita familiare. Durante gli anni delle inchieste legate al terrorismo, quando Tosel visse sotto scorta, Federica e il fratello Filippo erano ancora molto piccoli (l’ultimo figlio del magistrato, Alessandro, doveva ancora nascere). “Io avevo sei, forse otto anni. Ricordo scritte di minaccia fuori dalla scuola elementare, ma nostra madre Cecilia è stata bravissima a proteggerci, a non farci percepire il peso di quelle preoccupazioni”. Un equilibrio che ha permesso ai figli di crescere senza essere schiacciati da un contesto difficile. “Mia mamma ha saputo sgonfiare la paura, tenerci lontani dall’angoscia di quei momenti”, aggiunge.
L’amore per il Friuli
Con il tempo, e con l’inizio della professione forense, il rapporto padre-figlia ha assunto nuove sfumature. “Eravamo su due fronti opposti della barricata, ma con lo stesso codice”, spiega Federica, a sottolineare come i valori condivisi abbiano sempre rappresentato un punto fermo, anche nelle differenze di ruolo. Profondissimo, infine, il legame con il territorio. “Era molto legato al Friuli e a Udine”, racconta, ricordando un rapporto mai venuto meno, neppure negli incarichi fuori regione. Un legame che oggi resta parte integrante dell’eredità umana lasciata dal padre.
Morto Gianpaolo Tosel, il magistrato che indagò su sequestri e Brigate RosseIl profilo
Diplomato al liceo classico Stellini e laureato in giurisprudenza all’Università di Ferrara nel 1965, Gianpaolo Tosel entrò giovanissimo in magistratura. Fu sostituto procuratore a Udine fino al 1985, poi sostituto procuratore generale a Venezia e, dal 1989, procuratore capo a Udine. Da pubblico ministero seguì procedimenti di grande rilievo, tra cui il processo per il sequestro e l’uccisione di Giuseppe Taliercio da parte delle Brigate rosse e l’operazione che portò al fallimento del sequestro dell’industriale Roberto Snaidero. Nel 2000 lasciò la magistratura, ricoprendo anche l’incarico di difensore civico regionale, e dopo la pensione fu protagonista della giustizia sportiva: collaborò con la Figc e dal 2007 al 2016 fu giudice sportivo della Serie A.