Prosegue il lavoro di medici e infermieri del Niguarda impegnati a curare i feriti dell’incendio di Capodanno di Crans Montana (Svizzera). “Abbiamo 11 pazienti ricoverati, alcuni più gravi, altri meno, ma sicuramente 11 pazienti critici sui quali manteniamo ancora una prognosi riservata”. Lo ha detto il direttore generale dell’ospedale di Niguarda Alberto Zoli durante un punto stampa a Niguarda nella mattinata di martedì 6 gennaio.
Ustioni anche sul 70% del corpo
“Le loro condizioni variano da ustioni molto estese, anche al 70%, fino a ustioni molto meno estese, ma con compromissioni delle funzioni vitali – ha proseguito Zoli -. Per questo sono tutti pazienti ancora in condizioni critiche ma che nelle prossime ore possono avere evoluzione speriamo positiva”. Zoli ha poi concluso: “Abbiamo ancora pazienti ricoverati in terapia intensiva, altri in semi intensiva o meno intensiva. Sicuramente stanno ricevendo tutte le cure del caso ma dobbiamo sottolineare ancora una volta che parliamo di grandi ustionati con compromissioni a volte di funzioni vitali come la respirazione”.
“Hanno respirato fumi velenosi”
Sulle terapie intensive, ha specificato Giampaolo Casella, direttore del reparto Anestesia e Rianimazione dell’ospedale: “Tra i pazienti di terapia intensiva ne abbiamo tre molto più critici di altri, ma le condizioni, pure nella loro gravità, sono stabili e riusciamo a mantenere delle condizioni di non pericolo di vita immediato. La quantità delle ustioni sarebbe più che sufficiente per essere preoccupati. Il combinato disposto di aver dovuto respirare fumi velenosi per un periodo molto lungo, insieme alle ustioni, moltiplica il problema”. Secondo Casella, sul decorso dei pazienti “si naviga a vista. Ogni giorno è un giorno guadagnato. Oggi sono in corso degli interventi e andremo avanti tutto il pomeriggio e la sera”.
“Massima collaborazione con i colleghi svizzeri”
“Abbiamo visto tanta fiducia, sia dei sanitari svizzeri nei nostri confronti, sia quella delle famiglie in un sistema che stava funzionando e si metteva a loro disposizione. Non abbiamo visto disperazione. Certo, il dolore si tagliava col coltello, ma mai disperazione. Si era tutti parte di un processo, anche le famiglie. Sicuramente dolore, sicuramente fiducia ma non disperazione”. Così ha detto Valeria Terzi, medico dirigente del reparto Anestesia e Rianimazione dell’ospedale Niguarda, e parte dello scout team che è andato negli ospedali svizzeri per valutare le condizioni dei feriti dopo l’incendio.
“Con i colleghi svizzeri c’è stata moltissima collaborazione, basata su due elementi, prima di tutto la capacità di entrare in punta di piedi in un sistema che stava funzionando e che aveva fatto già moltissimo e andava rispettato per la fatica fatta. Dall’altra parte, oltre ad averci accolto con grande disponibilità, c’è stata da subito una collaborazione e un’intesa per poter portare avanti un processo. Il team di scout partito dall’Italia ha spostato pazienti gravi italiani in Italia, dando così la possibilità a pazienti gravi svizzeri di tornare in ospedali svizzeri”, ha poi aggiunto Terzi.