di
Paolo Condò
Martedì dedicato al quarto posto con Como, Roma e Juventus e tre vittorie facili (8-0 complessivo) contro avversari poco pericolosi. David e Ferguson rispondono alle critiche. Ma spicca il silenzio di Gasperini nelle tensioni romane
Un calendario felicemente programmato ha creato un martedì dedicato al 4° posto, che come sappiamo vale l’ultimo (per ora) passaporto per la prossima Champions. Il Como è andato in campo a Pisa nel pomeriggio per mettere pressione alla Roma, e c’è riuscito; all’ora dell’aperitivo la Roma non solo ha sopportato la scimmia sulle proprie spalle, ma battendo il Lecce l’ha pure spostata su quelle della Juve, che a sera ha scaricato i cattivi pensieri sulla testa del Sassuolo, concludendo il disegnino dei tre pesci in scala che si mangiano. Non è cambiato nulla quindi, anche perché l’opposizione ha fatto francamente zero.
Il Como ha atteso sornione l’errore del Pisa, che essendo arrivato alla 9ª partita casalinga con un solo gol all’attivo (non uno a gara, uno in tutto: statistica senza precedenti, e ieri ha pure sprecato un rigore), dava poche preoccupazioni. La Roma ultra-incompleta ha tenuto a distanza il Lecce con un solo tuffo al cuore, il catastrofico errore di Pierotti sullo 0-1. La bella Juve di quest’ultimo mese, infine, ha dissuaso il Sassuolo da qualsiasi resistenza: due dei tre gol se li è fatti da solo. Non è un caso che questi successi facili (il totale dà 8-0, solo il Como è rimasto in bilico fino a metà ripresa, le altre gare si sono risolte in un quarto d’ora) siano arrivati in trasferta, dunque in una situazione di spazi non intasati.
Sabato scorso un Lecce asserragliato in area aveva distillato un rocambolesco pareggio in casa della Juve; per forza di cose più spigliato in casa propria, ieri ha dovuto invece assistere al dominio della Roma. Questa prima tranche del turno infrasettimanale è stata segnata dalle reazioni di David e Ferguson, in odor di «esonero» con l’apertura del mercato invernale: dopo i recenti disastri stavolta sono stati i migliori, nella Juve e nella Roma, e almeno nel caso di Spalletti si può parlare di voto di fiducia, vista la decisione con la quale ha difeso e rilanciato il centravanti canadese.
I brontolii interni alla Roma, avvertibili da settembre perché il mercato non ha soddisfatto (eufemismo) Gasperini, sono paradossalmente riemersi ieri da un silenzio, quello del tecnico a fine partita. Fra acquisti che tentennano (Raspadori) e cessioni ormai improbabili (Ferguson, chissà invece Dovbyk), si annunciano giorni bollenti.
7 gennaio 2026
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