La parola con la W.
Porcaccia miseria, sono andato a rileggermi la mia rece di Sisu in preparazione a questo pezzo e ho passato metà del tempo a dirmi “porcaccia miseria, questo paragrafo posso prenderlo così com’è e metterlo nel pezzo nuovo”. Avete presente i sequel di una volta? Che magari sì fanno avanzare orizzontalmente la storia del nostro eroe ma che fondamentalmente nascono dalla necessità di dargli altre cose da fare in cambio del denaro di milioni di spettatori. Dai che li conoscete, esistevano prima che i sequel diventassero sinonimo di “nuova puntata di questa lunga serie televisiva mascherata da film per il cinema”. I Die Hard 2, gli Arma letale 2, ma pure i Ritorno al futuro 2 per dire. I sequel, raga, i sequel!
Sisu 2… a proposito, Sisu 2 è il titolo finlandese, stilizzato come Si2u e noi faremo finta di nulla. In inglese è diventato Sisu: Road to Revenge mentre in italiano Sisu: Il vendicatore. Anche questa è una roba un po’ anni Ottanta, no? I mille titoli diversi declinati secondo le necessità e i tic dei Paesi d’uscita. Tutto questo e molto altro per dire che se vi approcciate a Sisu 2 pensando di trovare qualcosa di anche solo vagamente diverso da un sequel drittissimo che rifà le stesse cose del predecessore alzando però il volume come da copione, be’, siete fuori strada… LA STRADA VERSO LA VENDETTA!
La strada verso la vendetta è lastricata di soldati sovietici, dice il proverbio.
Se invece vi avvicinate a Sisu 2 nel modo giusto, e cioè aspettandovi quello che in Finlandia definiscono enemmän samaa, boh non vedo come potreste uscirne insoddisfatti. O meglio sì, lo intravedo, là in lontananza: sarò il primo in questo pezzo a lamentarmi e cagare il cazzo per alcune scelte che… ma ci arriviamo. Intanto, SIGLA!
Funziona così: vi ricordate il finale di Sisu? Aatami Korpi sconfiggeva i nazi e se ne tornava nella civiltà carico d’oro e in compagnia del suo anonimo cane (nel senso che proprio non sappiamo come si chiami, non che sia un cane generico e dimenticabile). Ora dimenticatevi l’oro: non sappiamo cosa ne abbia fatto Korpi né ci interessa. Oddio a me un po’ interesserebbe anche, ma non a Jalmari Helander, quindi sto. Il punto è che, come Sisu prendeva un evento storico – il ritiro violento dei nazisti dalla Finlandia – e ci costruiva intorno una storia di gatto con il topo, Sisu 2 prende un altro evento storico – la cessione della Karelia dalla Finlandia all’allora URSS – e ci costruisce attorno una storia di vendetta e di traslochi.
La Karelia è infatti, maledizione!, la patria di Korpi, che si ritrova d’improvviso a occupare illegalmente il suolo sovietico. La sua casa, però, è piena di ricordi della famiglia sterminata in guerra dagli stessi sovietici, e Korpi non vuole abbandonarla. Decide quindi di traslocare, a modo suo: smonta a mani nude l’edificio e lo carica su un camion, pronto a ricostruirlo da qualche altra parte più finlandese.
AATAMI TRASLOCHI – Facciamo tutto a mani nude!
È già uno dei miei momenti di cinema preferiti del 2026, e mette in chiaro che, come il primo capitolo, Sisu 2 parlerà il linguaggio del western applicato però alle pianure finlandesi. Persino la colonna sonora si muove in questi territori ibridi, mischiando gutturali cori vichinghi e fischiettii morriconiani. Ma tutte queste robe valevano anche per Sisu, e appunto: il sequel ci tiene fin da subito a farti sentire coccolato e a casa. “Sono ancora io, e tra un po’ andiamo ad ammazzare gente”.
La scusa viene dal fatto che Korpi è diventato una leggenda perché ha ammazzato centinaia di soldati sovietici, i cui generali sono però ora comprensibilmente incazzati e vogliono vendicarsi di questo tizio che ha pure l’ardire di abitare nel loro territorio appena annesso nuovo di zecca. Il cattivissimo [generale] evoca quindi dagli abissi delle prigioni della Siberia un prigioniero molto speciale: Igor Draganov, cioè Stephen Lang con i capelli lunghi ma senza uno straccio di moralità o empatia.
Ciao.
Il suo compito è quello di ammazzare l’immortale Aatami, ed è quello che prova a fare per la successiva ora e un quarto, non prima di essersi dato una ripulita.
Addio.
Per cui, che dire? Questo è Sisu 2. Si contano diverse sparatorie molto sanguinolente, un inseguimento tra macchine, carri armati, camion e pure aerei che guarda a Mad Max con gli occhi dell’amore, in generale un sacco di botte e una tendenza al sadismo nei confronti del protagonista che fa impallidire il primo film. Davvero, eh: uno dei motivi per cui Aatami Korpi funzionava era che gli potevi fare del male in tutti i modi possibili ma lui trovava sempre le energie per rialzarsi e farti il culo. In Sisu 2 “fare del male in tutti i modi possibili” sfocia nel torture porn e addirittura nel parosissismo (parossisu?), con un paio di sequenze talmente esagerate che arrivano a strappare una risata – un estremo al quale il primo film non arrivava mai.
Ecco quindi il vero problema di Sisu 2: estremizzando ed esagerando è arrivato a flirtare con la parodia, con l’umorismo fisico, con i Looney Tunes versione gore. Non sto dicendo che Sisu fosse un film sobrio, ma si giocava le sue carte più assurde nella seconda metà, quando aveva già stabilito il mito dell’Immortale e riuscendo così a giustificarne anche gli stunt più assurdi. Sisu 2 invece punta all’assurdità praticamente da subito, è tutto un film di Vin Diesel che salta da una macchina in corsa e afferra in volo Michelle Rodriguez. Tira un po’ troppo la corda, ecco, e sfocia quindi definitivamente nel supereroismo, uno scivolone che il capitolo precedente riusciva a evitare.
Very good boy.
Ci sarebbe poi tutto un discorso da fare su come sia mal gestita la presunta “vendetta” e la rivalità tra Korpi e Draganov, ma in quel senso anche i cattivi del primo film erano pretestuosi e strumentali, e almeno qui si sono sforzati di dargli un minimo di personalità (e la libertà a Stephen Lang di gigioneggiare quanto e quando vuole). Quello che voglio dire è che neanche Sisu era un film perfetto, ma aveva un’idea semplice e fortissima e ci si aggrappava con tutte le forze. Il sequel è più a suo agio e sicuro di sé e arriva quindi a gigioneggiare quanto Stephen Lang: per adesso va ancora bene, ma occhio a un eventuale terzo film, perché alzare la manopola del volume anche solo di un’altra tacca rischia di far fare a questo minifranchise la fine di Machete. E noi questo non lo auguriamo a nessuno.
«E poi gli ho detto “ma figurati se ne facciamo un terzo!”»
Quote
«Per adesso va ancora bene così ma varo kynääsi»
(Stanlio Kubrick, i400calci.com)
Dove guardare Sisu: Il vendicatore