Dove eravamo rimasti? Ah sì: 21 partite di imbattibilità nel 2025, anno solare chiuso senza sconfitte al Maradona tra campionato e coppe. Ed eccolo il Napoli che ritrova il suo Fort Knox, un mese dopo l’ultimo trionfo contro la Juventus, nella rincorsa al primo posto e in attesa della supersfida scudetto con l’Inter. Ore 18,30, all’appuntamento in Casa Conte ci andranno quasi 48mila spettatori. Non pochi. Una grande festa per i campioni d’Italia. L’ultima sconfitta a Fuorigrotta di Antonio è datata 8 dicembre 2024. Un record pazzesco. Che il Napoli vuole proseguire stasera contro l’Hellas. Isaksen e la Lazio gli ultimi killer degli azzurri. Una era geologica fa. Si riprende dal Verona: anche lo scorso anno, il primo avversario dell’anno solare. In ogni caso sono numeri quasi incommensurabili, non esistono allenatori in Europa che nel 2025 si sono solo avvicinati a un simile primato. Ma è tutto passato. Se Conte avesse fatto la conferenza (ha saltato pure questa vigilia) avrebbe spiegato che conta solo la partita di oggi e che il suo Napoli gioca per le vittorie e non per i record.
Le scelte
APPROFONDIMENTI
L’assenza di Neres costringe a cambiare, dopo che per quattro volte di fila Conte ha schierato gli stessi 11. Gli acciacchi alla caviglia del brasiliano (l’obiettivo è portarlo almeno in panchina a San Siro) spingono il tecnico azzurro a virare verso il ritorno al passato recente. Ovvero, quello prima della svolta di Riad: Lang titolare e soprattutto Buongiorno al posto di Juan Jesus (Beukema ancora a riposo). Va verso lo stop Spinazzola, nonostante la bella prova di Roma: spazio a Gutierrez. E comunque, un minimo di rotazione, dove c’è la possibilità, è giusto farlo. Per il resto, meglio non mettere mano in maniera eccessiva a questa macchina perfetta. Dunque: Politano verrà schierato come esterno nella mediana e Di Lorenzo è confermato nella linea a tre, centrale di destra. Esattamente come dalla Supercoppa a domenica. D’altronde, non c’è motivo per spostare pedine qua e là per il campo in questo meccanismo a orologeria che negli ultimi tempi ha sfiorato la perfezione. E Conte non è tipo di rivoluzioni gratuite: cambia solo quando c’è la necessità. Un segnale importante: nessun turnover pensando alla partita con l’Inter. Perché, ovvio, contano solo i tre punti con il Verona. Nessuna rotazione pensando al match di domenica che è il primo, vero crocevia per lo scudetto.
Nel record di Conte nella gare in casa, c’è tanto del suo pensiero. Prima della gara con l’Inter dello scorso anno spiegò, ripreso dalla telecamere di “Ag4in”, la produzione di De Laurentiis: «Loro sono convinti di essere i più forti, ma non in casa nostra, non davanti ai nostri tifosi». Le vittorie e gli scudetti, secondo il tecnico leccese, si costruiscono con la mentalità e il primo mattone è avere una mentalità vincente nelle partite in casa. Lo stesso avvenne pure ai tempi della Juventus. I giocatori sanno bene che il loro stadio è come se fosse un loro territorio esclusivo. E lo sanno perché Antonio li martella. E i suoi discorsi a cuore aperto, anche quelli di queste ore, fanno spesso leva sull’orgoglio, sulla fierezza, sullo spirito di squadra, sul sentirsi soli contro tutti e così trasformare la sindrome da accerchiamento in forza nervosa, prima ancora che tecnica. Una carica che parte da lui: guardate Conte negli ultimi minuti dell’Olimpico, quando tutto sembra ormai chiarissimo e la Lazio non pare avere chance di recuperare, schiantata in campo oltre che nella testa. Le immagini e le foto lo ritraggono come un Braveheart del Terzo Millennio, a spingere in avanti la truppa, con la tuta e la giacca inzuppati di pioggia gelida, gridando contro il mondo. E oggi con il Verona lui vuole che non si sia nessun intoppo: lui non fa differenza, tra una big e una “piccola”. Anzi, sa bene che quelle in lotta per non retrocedere sono un bel grattacapo di questi tempi. Anche ieri è rimasto fino a sera nel centro tecnico con il fratello Gianluca e con il vice Stellini per trovare gli antidoti alla disperazione degli scaligeri di Zanetti: vorrà provare a “incartarli” come è riuscito domenica.

