di
Guido Olimpio
Funzionario dei servizi segreti, la sua azione è stata una delle più devastanti all’interno dell’intelligence americana. Scoperto per la bella vita e le spese folli
L’ex funzionario della Cia Aldrich Ames è morto nel carcere di Cumberland, in Maryland, dove scontava l’ergastolo. Aveva 84 anni e un’infinita serie di colpe: perché è stata una delle spie russe più devastanti all’interno dell’intelligence americana. La sua azione è costata la vita ad una decina di fonti e ha compromesso un centinaio di operazioni.
Figlio d’arte, il padre era anche lui nel mondo delle ombre, Ames entra nell’agenzia con tanta ambizione. Ha una personalità doppia: esagera con il bere, è pasticcione, è sbadato. Quando è in servizio a New York dimentica sul metrò una valigetta con documenti riservati, si porta un’amica in un appartamento di servizio.
I superiori conoscono i suoi punti deboli, ne sconsigliano l’impiego all’estero. Note negative bilanciate, però, dai giudizi messi nero su bianco in un report del Congresso: capacità di analisi, curiosità intellettuale e desiderio di apprendere temi che vanno oltre quelli della missione assegnata; creatività nel concepire e mettere in atto schemi operativi complessi; bravura nell’elaborazione di cablo e intuizione.
Insieme ai problemi di comportamento ci sono quelli familiari. Divorzia dalla moglie – anche lei agente segreto –, è spendaccione, vive al di sopra delle proprie possibilità. Vetture di lusso, gioielli, vacanze. E i costi aumentano quando si lega ad una nuova compagna, la colombiana Maria del Rosario Dupuy.
Ames esce da quel tunnel gettandosi letteralmente nelle braccia dei sovietici. Nel 1985 bussa alla porta dell’ambasciata nemica e offre la sua collaborazione: per convincerli fornisce le prime informazioni delicate. E da allora non si ferma più. Un anno dopo lo trasferiscono a Roma e qui si gode la Dolce Vita, con cene nei migliori ristoranti, il buon vino a cui non rinuncia mai, e i soldi che continua a ricevere da Mosca.
Ames preleva materiale top secret che deve essere distrutto ogni sera alle 18, lo nasconde all’interno di un giornale e lo porta fuori per poi consegnarlo al suo contatto. Sam, un russo. In cambio, in una residenza della capitale, riceve una scatola di sigari: dentro pacchi di banconote. E andrà avanti per molto, un’attività che non sfugge al controspionaggio italiano ma che all’epoca viene interpretata in modo capovolto: pensano che l’americano stia cercando di reclutare gli avversari. In effetti, per un certo periodo, i suoi capi lo avevano autorizzato a lanciare l’esca, solo che lui se ne era servito per aprire il canale del tradimento.
Nell’89 Ames torna a Washington e va ad occupare una posizione importante: controspionaggio. Di fatto l’agenzia ha messo una volpe nel suo pollaio. Aldrich diventa una fonte inesauribile per i suoi referenti moscoviti che sono disposti ad accettare le sue richieste e a perdonare atteggiamenti grossolani. Una volta sbaglia città di appuntamento, non bada troppo alle contromisure, è superficiale. E poi batte sempre cassa: alla fine riceverà quasi 3 milioni di dollari.
Una cifra che porta alla famosa definizione di una spia «non per soldi ma per denaro». Certo aveva bisogno di tanto cash per fronteggiare i debiti ma non era stata l’unica ragione a spingerlo ad attraversare «il confine». È stato lui stesso ad elencare alcune delle motivazioni. L’opportunità di lavorare con i sovietici. La mancanza di timore. La perdita di fiducia nei valori dell’agenzia come risultato dei contatti con il Kgb. Ritenere che le regole che tutti devono osservare non valessero per lui. Una spirale senza fine, una trappola – ammetterà – dalla quale non era più in grado di uscire.
Pensavo che dopo aver ricevuto la prima somma di 50 mila dollari tutto sarebbe finito lì e invece… E invece no. Perché le sue esigenze economiche e le pressioni dei moscoviti lo indurranno a proseguire fintanto che non sarà fermato nel 1994.
Probabilmente poteva essere scoperto molto prima, già durante l’incarico a Roma un suo collega lo aveva segnalato ma senza ottenere risposte e forse anche in seguito c’erano spunti di sospetto. Ames, però, sarà smascherato dopo un attento esame delle sue disponibilità economiche. Lo ha fatto (anche) per soldi, i soldi lo hanno fregato. La foto del suo arresto ne è la sintesi: Aldrich è in piedi, attorniato dai federali, a due metri dalla sua auto. Una Jaguar.
7 gennaio 2026
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