La Russia ha inviato una sua nave militare per raggiungere, proteggere e scortare una petroliera che gli Stati Uniti stanno inseguendo da settimane. La petroliera si chiama Bella 1 e formalmente non ha una bandiera nazionale valida, anche se è ormai chiaro che appartiene proprio alla Russia. È sottoposta a sanzioni statunitensi per aver trasportato petrolio iraniano e nelle ultime settimane aveva navigato soprattutto al largo del Venezuela, per cercare di aggirare il blocco statunitense e caricare petrolio. La notizia è stata data al Wall Street Journal da un funzionario statunitense informato sull’operazione e rimasto anonimo.
Secondo i dati di tracciamento navale del sito MarineTraffic, la petroliera sta navigando verso nordest nell’oceano Atlantico, tra Islanda e Gran Bretagna. Da lì potrebbe dirigersi verso il mar Baltico o circumnavigare la Scandinavia fino al porto artico russo di Murmansk.
La guardia costiera statunitense aveva fermato la Bella 1 nel mar dei Caraibi lo scorso 21 dicembre. La petroliera era partita dall’Iran, e stava navigando verso il Venezuela per caricare petrolio. Gli Stati Uniti avevano provato a bloccarla sostenendo di dover eseguire un mandato di sequestro, poiché l’imbarcazione non batteva una bandiera nazionale valida; la Bella 1 però aveva rifiutato di fermarsi e aveva ripreso la navigazione verso l’oceano Atlantico, dando inizio all’inseguimento.
Dopo qualche giorno l’equipaggio aveva tentato di ovviare alla situazione: prima aveva dipinto una bandiera russa sullo scafo, poi aveva dato un nuovo nome alla petroliera (“Marinera”) e lo aveva aggiunto al database ufficiale delle navi russe. La Russia aveva anche presentato una richiesta diplomatica formale agli Stati Uniti affinché interrompessero l’inseguimento.
Il blocco alle petroliere era finalizzato a rovesciare il regime di Nicolás Maduro, il presidente venezuelano catturato dagli Stati Uniti la scorsa settimana e attualmente sotto processo nel paese, dove è accusato di aver avuto un ruolo in attività legate al narcotraffico insieme alla moglie Cilia Flores. L’obiettivo era compromettere le esportazioni di petrolio, che sono la base della disastrata economia venezuelana.
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