Il 2026 tennistico è già iniziato e si prospetta come un’annata in cui a farla da padrone saranno due tennisti ancora giovanissimi (22 e 24 anni), una cosa che ora ci sembra scontata ma che nell’era dei “big three” era sembrata una vera e propria chimera. La presa di Sinner e Alcaraz sul tennis del 2026 sembra ancora piuttosto scontata, anche se il tennis è crudele e quindi vai a sapere, e i due migliori giovani che si sono affacciati finora nel circuito, Jakub Mensik e Joao Fonseca, sembrano ancora (a meno di exploit) ad un anno di tennis dal poter essere davvero considerati dei contender Slam.
L’annata che si prospetta però, per quanto forse di transizione, ha tante storie e tennisti da seguire, tra chi deve continuare la propria crescita a chi forse deve far vedere che può raggiungere un livello più alto. Senza stare a pescare nomi che gli appassionati conoscono a lungo, e di cui ci sono fiumi di parole e soprattutto aspettative già ampiamente affermate (tra i nostri, ad esempio, Federico Cinà), ho scelto dieci nomi di tennisti che bisogna tenere d’occhio nella stagione che sta per arrivare.
Predire la traiettoria di un giovane è difficile in tutti gli sport, figuriamoci nel tennis, proprio per questo tutti loro saranno da seguire all’opera sull’unico giudice, il campo. Cominciamo.
MOISE KOUAMÈ – 2009 – FRANCIA
Ci vorrà un po’ di tempo per vedere gli effetti della guida di Ivan Ljubicic sul tennis francese, a cui la FFT si è affidata dal 2022. Il movimento francese da ormai tanti anni è diventato marginale in Europa per risultati e tennisti prodotti a livello élite, quantomeno rispetto al dominio dell’Italia e al solito star power di movimenti come quelli di Spagna e Germania. Ugo Humbert e Arthur Fils sono ottimi giocatori, in particolare il secondo sembra avere il carisma e la forza fisica (al netto degli infortuni) per poter attaccare la top 10, dietro hanno buoni tennisti e anche una buona profondità con Rinderknech, Mpetshi-Perricard e Muller, ma parliamoci chiaro. In un momento storico in cui l’Italia ha due top 10, la Spagna ha Alcaraz, la Germania Zverev e la Gran Bretagna Jack Draper, la Francia evidentemente è in una posizione subalterna. Il Paese transalpino non esprime un top 10 dal 2020, ultimo anno veramente ad alti livelli di Gael Monfils. Un po’ poco per la tradizione tennistica della Francia.
Proprio per questo i francesi seguono in maniera trepidante il giovanissimo Moise Kouamé, il primo talento che da anni sembra poter avere il potenziale per diventare un top player e soprattutto la stella che la Francia aspetta da anni e anni, quantomeno dalla fine della “generazione d’oro” di Simon, Gasquet, Monfils e Tsonga.
Nato nel 2009 a Sarcelles, nell’Ile-de-France, Kouamé ha stracciato tanti record di precocità quando nel 2024, a soli 15 anni, ha battuto nel primo turno di qualificazioni del Challenger di Brest un pro consumato come Denis Yeyseyev, che ha come best ranking il numero 153 del mondo ed è un frequentatore abituale dei Challenger. Al netto della precocità che lo ha messo sui radar del tennis francese e mondiale – è infatti il più giovane classificato nella top 1000 ATP – Kouamé è anche uno dei pupilli di Ljubicic, che ogni tanto lo ha anche allenato: «A volte, quando mi alleno con lui, devo fermarlo perché colpisce la palla troppo forte». Al Roland Garros addirittura ha “scaldato” Jannik Sinner prima della storica finale.
I mezzi fisici sono impressionanti per un giocatore di 16 anni, che per ora è “registrato” come 1.82 (diffidate sempre dalle altezze ATP ufficiali, specie di giocatori così giovani) ma potrebbe crescere ulteriormente in altezza. Il giovane francese è completo da tutti i fondamentali e stupisce per il peso palla già da professionista. Certo, se uno lo vede all’opera contro giocatori del circuito Challenger in certi momenti sembra un po’ soffrire in quanto a potenza, ma considerando che ha solo 16 anni fa piuttosto impressione che possa, ad esempio, reggere e vincere scambi su terra battuta contro giocatori come Ignacio Buse (che rivedrete più avanti).
Il suo colpo naturale è sicuramente il rovescio, che prepara con grande pulizia tecnica e fluidità. In campo si vede, tant’è che è il colpo che sfrutta di più quando deve concludere il punto o ribaltare lo scambio a suo favore. Il dritto ha un’apertura un po’ laboriosa, con la racchetta che sembra fare due volte il giro prima di arrivare alla palla. Complice l’impugnatura (più western che semi) il dritto di Kouamé è molto carico ma sembra mancare un po’ di pesantezza, ed è da vedere se sia per motivi di meccanica del colpo o banalmente per la giovane età.
Il servizio, che di solito è il colpo peggiore di questi giocatori così giovani, è già discreto anche in relazione al circuito ITF/Challenger con cui si scontra. Chiariamoci, è un colpo che molto probabilmente in futuro potrà esprimere velocità anche sui 200 km/h, ma al momento manca di stabilità nell’esecuzione, e il movimento è già tecnicamente molto “pulito”. A livello muscolare Kouamé è esplosivo ma il suo fisico già possente sembra un po’ penalizzarlo quando si tratta di muoversi lateralmente in difesa, è da vedere se si sgrezzerà appena raggiungerà la maturità fisica definitiva, ancora lontana. In generale Kouamé per avere 16 anni ha una completezza tecnica davvero invidiabile, se pure con dei difetti ovvi per un tennista così giovane. E la precocità di risultati lo dimostra, dato che nel 2025 Kouamé ha raggiunto una finale ITF e altri semifinali e quarti.
Paradossalmente, la sua ottima stagione (ottima, cioè, per un sedicenne) sembra aver leggermente deluso le alte aspettative in patria, alla ricerca di un “Messia tennistico”. C’entra la pressione, insomma, simile a quella che in Italia si viveva prima di Sinner, ma anche di alcuni problemi alla schiena che lo hanno un po’ rallentato.
Kouamé sembra tutto per poter essere un futuro ottimo giocatore ma dovrà stare attento alle aspettative e a crescere con il tempo che serve, perché rischia di esserne travolto se chi è attorno a lui non gli farà da scudo. Le parole di Ljubicic sembrano quasi un monito: «Per quanto riguarda Kouamé, si allena ancora con Philippe Dehaes, ma può utilizzare tutte le strutture del Centro nazionale di allenamento, dall’analisi video alla preparazione fisica. Non c’è nessuno al mondo che dispone di una struttura così forte e professionale. Non si potrà dire che non abbiamo fatto tutto per lui». Il 2026 sarà un anno cruciale per la sua crescita.
CRUZ HEWITT – 2008 – AUSTRALIA
Nonostante il cognome dica già molto, Cruz Hewitt non è un “raccomandato”, ma un tennista davvero interessante in ottica futura. Padre (il quarantaquattrenne Lleyton Hewitt) e figlio hanno anche giocato insieme in doppio al Challenger di Sydney, vincendo pure una partita e vendendo cara la pelle nei quarti.
Nel 2025, nonostante la giovane età (solo 17 anni), Hewitt è stato impegnato in 35 partite a livello pro, tra Challenger e Futures. E i risultati sono stati anche buoni, considerando che l’australiano ha raggiunto una finale ITF, persa contro l’ex numero 63 del mondo Jason Kubler, e ha vinto due partite a livello Challenger, tanto che è salito al numero 722 del mondo, rendendolo il più giovane e meglio classificato tennista ATP dopo il già citato Moise Kouamé.
Il papà Lleyton fu un tennista precocissimo, tra i più precoci mai visti dato che a 20 anni era già numero 1 e campione Slam, ma da un punto di vista fisico le differenze tra Cruz e il padre sono notevoli. Lleyton era un contrattaccante che sembrava in grado di arrivare su tutte le palle in campo grazie ai suoi piedi veloci, ma non aveva particolare potenza nei colpi o nel servizio, complice anche la relativa bassa statura (1.78). Cruz invece è molto più alto (1.88) e non ha la velocità negli spostamenti del padre, anche se relativamente alla stazza si muove anche piuttosto bene, anche perché è piuttosto magro e “leggero”. Del padre ha sicuramente ereditato l’acume tattico, superiore a quello di tanti suoi coetanei, e l’incredibile voglia di lottare su ogni palla e di reggere le situazioni di pressione, altro tratto poco comune in tennisti così giovani.
Cruz sembra scontare il paradosso comune a tanti tennisti che hanno avuto una crescita fisica improvvisa e a cui ancora non hanno adeguato il proprio gioco. Intanto ci sono sicuramente delle somiglianze con papà Lleyton, come un ottimo gioco di volo e soprattutto delle buone capacità in risposta, specialmente quando si tratta di farlo in anticipo. D’altro canto però il lato migliore di Cruz è il dritto, che colpisce in maniera sinistramente uguale tra aperture e impugnatura a Karen Khachanov, mentre il rovescio, molto rigido, è il colpo più difensivo dei due quando si tratta di impostare lo scambio a fondocampo. Il giovane tennista australiano infatti, complice un servizio meccanicamente anche buono ma che non esprime ancora alte velocità con la prima, è principalmente un contrattaccante, pur avendo potenzialmente le qualità per giocare un tennis più offensivo.
Colpi ancora un po’ leggerini, ma tatticamente buone letture.
Non è una cosa poco comune nel tennis – Jack Draper ad esempio è diventato 1.93 – ma per larga parte della sua carriera giovanile è stato anche 1.70 ed è cresciuto in maniera enorme solo negli ultimi anni di adolescenza, trasformando completamente il fisico e il gioco, che era principalmente da “faticatore”. Hewitt sembra avere ancora dei problemi di adattamento nel gestire queste nuove armi fisiche, e che sia comunque a questo punto della classifica nonostante i suoi difetti è una cosa notevole.
In fin dei conti, per quanto precoce, il padre Lleyton a 16 anni non aveva ancora vinto una partita da professionista, e Cruz quindi ha bruciato ancora di più le tappe. Nella trasferta australiana, dove riceverà una montagna di wild card, è sicuramente uno da seguire. Forse è difficile che possa arrivare ai livelli del padre, ma Cruz Hewitt resta uno da seguire per questa stagione 2026, quantomeno per capire se il tennis australiano ha trovato davvero una buona promessa.
MARTIN LANDALUCE – 2006 – SPAGNA
Si può parlare di make-or-break year per un tennista che nel 2026 compirà 20 anni? Forse è eccessivo, ma sicuramente per un talento come Martin Landaluce questo sarà un anno che potrà definire molto della sua traiettoria futura. E molto lo hanno fatto anche le aspettative passate e la sua carriera da junior, terminata con uno Slam (lo US Open 2022) e il numero uno come best ranking. Nel 2024 Landaluce si presenta nel circuito vincendo contro Jaume Munar a Miami e a 18 anni batte Mattia Bellucci nel Challenger di Olbia per diventare il più giovane tennista da Carlos Alcaraz a vincere un titolo di categoria. E allora perché questa premessa? Perché nel 2025 la sua crescita si è leggermente arenata, e date le alte aspettative riposte in lui il 2026 sarà un anno molto importante per capire se i suoi difetti tecnici e fisici possano essere un limite in relazione alle aspettative che lo volevano nell’élite dell’ATP.
Questo perché Landaluce ha vissuto una stagione 2025 coronata da un Challenger (vinto ad Orléans contro Raphael Collignon) ma chiaramente espressa a livelli più bassi rispetto alla sua stagione d’esordio, e un record di 37-32 piuttosto mediocre. Landaluce è emerso nel circuito giovanile con una certa precocità anche per le sue doti fisiche e un tennis piuttosto “pronto” per la media dei suoi coetanei.
Alto 1.93 e dal fisico statuario, Landaluce è un tennista che si discosta molto dalla media di quelli prodotti dal tennis spagnolo, considerando anche che il giovane madrileno è anche “proprietà intellettuale” della Rafa Nadal Academy. È vero, il tennis spagnolo ha il numero uno del mondo, ma complice una struttura federale molto poco capillare e completamente in mano ai privati non sta producendo la quantità e qualità di talento degli anni passati. Proprio per questo Landaluce sembrava la grande speranza della Spagna di poter affiancare un altro grande talento alla corte del nuovo Re Carlos.
La tipologia di tennista prodotto in Spagna non si discosta troppo da quella storica, e molte delle tendenze del tennis contemporaneo ancora non sono “arrivate”. Proprio per quello Landaluce è uno specimen diverso dal classico tennista spagnolo anche più moderno. Un bombardiere alto e fisico che fa del servizio-dritto le sue armi principali e che non ha grande mobilità laterale. Landaluce, soprattutto, ha un rovescio che sin dagli esordi si è sempre dimostrato un colpo molto costruito e con pochissima fluidità.
La sua prima vittoria ATP, e Jaume Munar ha la triste tendenza di trovarsi sempre dal lato sbagliato della storia.
Alle Next Gen Finals, sul suo prediletto veloce indoor, Landaluce è sembrato mancare troppo in risposta e in generale negli scambi lunghi per poter sembrare un talento del livello che veniva prospettato, per limiti strutturali del suo tennis e fisico. Il tempo però è dalla sua parte, e se è vero forse che non diventerà mai un tennista di particolare mobilità, il rovescio è ancora molto migliorabile. Quanto ce lo dirà il 2026.
HENRY BERNET – 2007 – SVIZZERA
Se siete ancora alla ricerca di un giocatore svizzero di quasi 1.90 che gioca con racchette Wilson e colpisce bene il rovescio a una mano, beh, Henry Bernet è la vostra scelta per i prossimi anni di tennis. E no, non scherzo, dato che Bernet gioca anche al club TC Old Boys, lo stesso per cui ha giocato Roger Federer, è allenato da Severin Luthi e soprattutto è nato a Basilea 18 anni fa.
Al netto di queste coincidenze casuali e non, Bernet è un talento vero e che merita la più grande attenzione e non solo per i risultati precoci. A 17 anni infatti il giovane svizzero già era capace di superare due turni in un Challenger, e nel 2025 ha fatto vedere di essere già oltre il livello ITF, dove ha già vinto due tornei, e soprattutto che può giocarsela nella singola partita contro tennisti di livello ATP, basta vedere come a Basilea è stato in grado di portare al terzo un’altra stella nascente come Jakub Mensik.
Abbiamo visto esordi in tabellone ATP peggiori.
Certo, negli anni passati si è dato dell’erede di Federer a parecchi tennisti giovani con il rovescio a una mano. Uno era Stefanos Tsitsipas, che è arrivato ad alti livelli e che (in parte proprio come Federer) aveva proprio nel rovescio a una mano il suo tallone d’Achille.
Bernet invece sembra rispettare per davvero le premesse che si porta dietro un paragone così grande, dall’Australian Open Junior vinto fino a un atteggiamento dentro e fuori dal campo molto più composto dello stesso Federer alla sua età, e soprattutto un tennis giocato senza paura e in maniera offensiva.
Citando Federico Ferrero, il suo rovescio a una mano “quando lo esegue in risposta, con i piedi quasi inchiodati e la preparazione corta, l’impressione è di trovarsi davanti a un giovane Edberg che abbia passato un’estate sulle montagne di Vaud”. E questo fondamentale è davvero una sintesi tra l’estetica del colpo “federeriano” e la praticità tecnica di quello di un altro svizzero bravo a giocare a tennis, Stan Wawrinka. Il rovescio di Bernet è un colpo già con un peso di palla importante e un ottimo utilizzo nella ricerca degli angoli più complessi, e soprattutto è la testimonianza più recente di come un colpo del genere si stia evolvendo nel tennis contemporaneo. Da quello di Wawrinka passando per Dominic Thiem e infine per Lorenzo Musetti, anche perché l’adagio per cui il rovescio a una mano sia deficitario in risposta e sulle palle alte resta sempre valido, ma con tennisti alti (Bernet è 1.91) e capaci di anticipare anche questo difetto viene superato.
Bernet però non è solo rovescio. Ha un servizio di livello e che a Basilea ha avuto anche punte sui 200 km/h, e un dritto che è già capace di esprimere un peso palla da professionista. Certo, fisicamente è ancora un po’ gracile (anche se si muove molto bene) ma come detto dallo svizzero stesso e dal suo mentore Luthi sta lavorando tantissimo per rinforzarsi fisicamente e data la serietà con cui Bernet approccia al tennis c’è da credere che i frutti arriveranno. È davvero raro vedere un prospetto di questa età con così pochi punti deboli evidenti, e c’è chiaramente ancora da capire se saranno tutti punti forti, ma senza eccellenze, anche nel passaggio definitivo al professionismo o se riuscirà a sviluppare un colpo élite in particolare. Anche perché in questo il tennis è uno sport molto crudele, ed è meglio fare una cosa in maniera eccezionale che tante bene. Il problema, per gli altri, è che Bernet sembra essere in grado di poterne fare tante, di cose eccezionali.
JACOPO VASAMI’ – 2007 – ITALIA
Ma come, un altro tennista italiano giovane, forte e promettente? E invece sì, l’Italia c’è riuscita di nuovo, e il terzo miglior Under 18 del mondo per classifica parla di nuovo italiano. È Jacopo Vasamì, classe 2007 di cui avevamo già parlato sia in coppia con altri classe 2007 come Andrea De Marchi e soprattutto l’altro gioiello dell’annata Pierluigi Basile.
Vasamì, nato ad Avezzano, è cresciuto nello storico club romano Nomentano ma dal 2020 si allena alla Rafa Nadal Academy di Manacor, e con il campione eponimo condivide anche la sua manualità, dato che Vasamì è mancino.
Rispetto al suo coetaneo Basile, più avanti in classifica ma di nove mesi più vecchio, Vasamì sembra avere uno stile di gioco più solido ma non per questo meno offensivo. A 18 anni da poco compiuti Vasamì è già un metro e novantatré e possiede un servizio mancino devastante in relazione all’età, e sembra facile immaginarlo a toccare punte di 200 km/h con una buona continuità. Considerata l’altezza impressionano molto i riflessi di Vasamì in risposta, dove è veramente formidabile considerando la stazza e i suoi fondamentali tecnici estremamente solidi. Il servizio mancino però ruba l’occhio, ed è raro vedere un prospetto della sua età avere già un fondamentale di questo tipo così solido e soprattutto già in grado di trovare con continuità angoli e potenza.
Vedere per credere.
Proprio il gioco da fondocampo è forse la cosa che fa più ben sperare per il giovane italiano, che è in grado di esprimere velocità elevate da entrambi i lati già ad un’età così giovane. I risultati infatti sono stati ottimi già nel 2025, con una semifinale Challenger sul rosso di Milano persa con Marco Cecchinato, in teoria la superficie anche meno adatta per il suo gioco. O almeno così sembra a me, dato che secondo lo stesso Vasamì la terra rossa è la sua superficie preferita.
In ogni caso, il dritto è il colpo migliore da fondo di Vasamì, anche se il suo rovescio è già un colpo solido. Non è da sottovalutare nemmeno il gioco di volo e il “tocco” del classe 2007, che ha un tennis a tutto campo e verticalizza molto spesso a rete dove è in grado di chiudere volée estremamente complesse. Una qualità non più così comune nell’oceano di talenti del tennis contemporaneo.
Alle ITF Junior Finals è stato fermato da una contrattura in semifinale.
Per completezza, fisico e qualità al servizio Vasamì somiglia un po’ a Jack Draper. Dire che possa arrivare al suo livello ovviamente è prematuro ma gli ingredienti necessari sembrano esserci davvero tutti, anche perché un giovane di 18 anni con un gioco così “pronto” per il tennis professionistico è raro trovarlo, e non sarei stupito se a fine stagione dovessimo trovare il giovane di origini abruzzesi tra i primi qualificati alle Next Gen Finals 2026. Anche perché un tennista così giovane ma con un servizio del genere è destinato ad avere fortuna già quest’anno a livello professionistico, e chissà che non possa già arrivare l’esordio a livello ATP.
THIJS BOOGAARD – 2008 – OLANDA
Boogaard è un nome relativamente conosciuto in Italia dopo la vittoria contro Federico Cinà nel campo 13 del Roland Garros Junior 2023. L’olandese quell’anno aveva firmato una striscia di vittorie consecutive impressionante: trenta, valida per la decima striscia più lunga a livello Junior e togliendosi a 14 anni anche lo sfizio di vincere il suo primo punto ATP contro il connazionale Klaasen, nel campo di casa di Alkmaar. Una precocità del genere poteva far presupporre una carriera professionistica precoce, e invece Boogaard ha deciso di aspettare (complici vari problemi fisici) e di continuare il suo percorso principalmente nei tornei juniores, dove quest’anno è arrivato anche al numero otto del mondo e si è portato a casa l’Orange Bowl 2025.
Qui quando ha battuto il numero tre del mondo junior, l’americano Jack Kennedy, all’Orange Bowl.
Boogaard già a 15 anni, in una sfida a Rotterdam contro Gaston, aveva fatto vedere una qualità in particolare che forse è già al livello dei top 100: il rovescio. Un colpo impressionante già di base per la pulizia del colpo e con cui è in grado di trovare vincenti con facilità, ma che lo diventa ancora di più se si considera che il tennista olandese è davvero giovane e rovesci così naturali è difficile trovarli.
A livello professionistico nel 2025 ha giocato pochissimo, ma quel poco che ha giocato è stato di qualità, tra una sconfitta con Mattia Bellucci a Rotterdam e soprattutto la vittoria nel primo turno di qualificazioni di S’Hertogenbosch contro James McCabe, a dimostrazione di come il tennis ci sia per potersela giocare nel circuito maggiore.
Se non lo ha fatto è stato per gli infortuni che lo stanno attanagliando dal 2023. Il giovane tennista olandese è stato prima fuori sei mesi per mononucleosi un anno e mezzo fa e da quel momento in poi ha fatto veramente tanta fatica a tornare in forma. Tra stop muscolari, i postumi della mononucleosi stessa e soprattutto le conseguenze sulla sua resistenza Boogaard ha detto che non è ancora in grado di allenarsi con l’intensità e la continuità che vorrebbe. Vedremo se il 2026 gli darà tregua.
NICOLAI BUDKOV KJAER – 2006 – NORVEGIA
La Norvegia sembra aver capito come sfornare talenti in tutti gli sport, e non solo il calcio. E a Casper Ruud nei prossimi anni quasi sicuramente si aggiungerà Nicolai Budkov-Kjaer, che a settembre ha compiuto 19 anni ed è già numero 135 del mondo, con tanto di quattro Challenger vinti nel corso della stagione. Una salita talmente rapida che per capirci l’unico giocatore al mondo sotto i 20 anni meglio classificato è Joao Fonseca, e che quindi rende molto solido l’hype dietro a questo prospetto scandinavo, a 19 anni già molto formato fisicamente. Alle Next Gen Finals di Jeddah si è fatto valere, battendo Rafael Jodar (che lo aveva battuto nello US Open juniores) e Martin Landaluce prima di arrendersi in semifinale ad Alexander Blockx, di un anno più grande.
Qui si sfidano due dei dieci tennisti di questa lista.
Il giovane norvegese fa parte, così come Landaluce, di un metagame ormai comunissimo a livello ATP: i tennisti di 1.90 che si muovono bene e colpiscono bene di servizio e di dritto. Certo, ci sono sempre diversi livelli di efficacia, e ad esempio Budkov si muove molto meglio dell’omologo Landaluce, ma ormai è uno standard di impostazione tennistica molto comune, e che permette un floor di prestazioni e precocità elevato.
Rispetto allo standard, Budkov Kjaer si discosta per un rovescio già di alto livello e un dritto che ha buone velocità e vincenti (come si può vedere nella partita con Landaluce) ma anche poca solidità. Il potenziale però c’è anche da quel lato, ed è sempre meglio in ottica futura un dritto con velocità alte ma poca solidità che l’opposto, specialmente per un tennista di questo tipo.
In Coppa Davis ha già fatto vedere la sua stoffa.
Della classe 2006 Kjaer sembri il prossimo in lista per ripetere gli exploit recenti di Mensik e Fonseca. Il 2026 lo ha iniziato perdendo con Blockx nel Challenger di Canberra, ma vedremo, siamo ancora agli inizi.
NISHESH BASAVAREDDY – 2005 – STATI UNITI
Nell’ultimo anno gli Stati Uniti hanno prodotto un sacco di tennisti interessanti, e Basavereddy non è nemmeno il più alto in classifica di una nidiata con capofila Learner Tien. Eppure Basavareddy a 20 anni è già riuscito a raggiungere la top 100 e soprattutto da quest’anno avrà come allenatore Gilles Cervara, l’ex allenatore di Medvedev.
Il tennista di origini indiane si è fatto notare nel 2024 con una stagione impressionante a livello Challenger, culminando in un inizio di 2025 che sembrava presupporre una stagione importante a livello ATP, con una semifinale nell’ATP 250 di Auckland. Il suo 2025 però non è stato eccezionale, anche se “Basa” è entrato comunque in top 100 e per un tennista di nemmeno 21 anni non è poco.
Curiosamente Basavereddy è stato soprannominato anche “the indian Djokovic” per le somiglianze (sic) nel suo stile di gioco.
E i motivi per sperare in un suo 2026 di crescita ci sono. Basavareddy, come Learner Tien, sa fare più o meno tutto in campo ed ha una risposta al servizio veramente notevole, ma manca di velocità nei suoi colpi da fondo e non è aiutato dalla stazza minuta e l’altezza (ufficialmente 1.80 ma diffidate sempre). Tien, però, e Cervara lo sa molto bene, ha molte più variazioni di Basavareddy e soprattutto ha una forza mentale di altissimo livello, cosa che invece ancora manca al tennista americano. Allo stesso modo “Basa” ha uno stile di gioco molto dispendioso, complice anche un servizio non ottimale, e che imporrebbe una condizione fisica sempre perfetta per potersela giocare, e invece tante volte nel 2025 si è ritrovato a perdere partite giocate benissimo perché “in cottura”.
Qui sotto gli occhi del nuovo coach.
Proprio per questo l’ingaggio di Cervara lo rende un tennista da seguire per il 2026, dato che il coach francese è in grado di poter portare queste qualità a Basavareddy, dopo anni con Daniil Medvedev, certamente un tennista più dotato fisicamente ma che si è imposto soprattutto per la sua brillante mente tennistica. In primis Basavareddy dovrà sistemare il lato fisico, che già durante gli anni da juniores lo ha frenato ad intermittenza (quando era considerato il più talentuoso della sua “classe” americana), e se dovesse farlo potremmo vederlo risalire in classifica.
La sua storia tennistica è anche l’ennesima testimonianza di come il tennis stia diventando sempre meno “democratico” da un punto di vista fisico. Ad eccezione di un freak come Carlos Alcaraz l’altezza sta diventando un fattore ormai discriminante per le possibilità di alto livello dei tennisti, e casi ad altissimo livello come Lleyton Hewitt o Marcelo Rios sono ormai impossibili, basti pensare alle fatiche per restare al top di un tennista come Alex De Minaur. Basavareddy però ha tutto per avere una solida carriera ATP, e non poteva che scegliere un allenatore migliore per provare a sviluppare il suo potenziale.
JUSTIN ENGEL – 2007 – GERMANIA
Durante le Finals di Coppa Davis, Alexander Zverev aveva detto di aver partecipato più come “favore” verso i suoi compagni di squadra che per convinzione verso il nuovo format. «Abbiamo ancora altri due anni al massimo per vincere insieme», aveva detto l’ex numero 2 del mondo, facendo riferimento all’età non verde di Struff e dei doppisti Mies/Krawietz. Un’altra conferma che la Germania non riesce più a produrre tennisti di altissimo livello.
I numeri sono piuttosto tristi: solo tre top 100, e ad eccezione di Zverev tutti ampiamente sopra i 30 anni, e solo nove tennisti tra i primi 300 del mondo. Tra questi nove però ce n’è uno che potrebbe essere il futuro del tennis tedesco e forse anche di più: il diciottenne numero 180 del mondo Justin Engel.
Il nativo di Norimberga è allenato dal padre Horst e da un ex tennista per palati sopraffini come Philipp Kohlschreiber. Engel però ha poco a che spartire con il suo allenatore da un punto di vista fisico e tecnico. Alto 1.88, Engel è un altro di questa lista che si è mostrato piuttosto precoce, portandosi a casa 4 titoli ITF già a 16 anni e l’anno scorso si è già affacciato al circuito Challenger, vincendo il titolo a “casa” ad Amburgo (in finale contro Cinà) e raggiungendo i quarti ATP sul “verde” di Stoccarda, perdendo solo da Auger-Aliassime. Tutti risultati che l’hanno proiettato nettamente al numero 180 del mondo, una classifica impressionante per un giovane che a soli 18 anni è già il quinto miglior Under 20 del mondo per classifica. E pensare che Engel si è dovuto “convincere” a giocare a tennis, dato che preferiva il kickboxing ma lo ha trovato troppo pericoloso, rispetto al tennis, per poter portare avanti una carriera.
Sfida che mi sento di dire rivedremo molto in futuro.
E la cosa più incredibile è che Engel sia riuscito a fare tutto questo con un tennis ancora molto acerbo, specialmente in rapporto al suo corpo già piuttosto formato. Il suo dritto, impugnato con una western piuttosto convenzionale, è un colpo già solido e con cui il tedesco è in grado di trovare sia angoli che velocità elevate, il suo go-to-shot quando si tratta di impostare lo scambio. Il rovescio ha un’apertura molto simile a quello di Zverev, oltre ad un punto di partenza con la testa della racchetta molto alto, proprio come il suo connazionale. Il servizio è certamente buono per la sua età ma ha ancora problemi con il lancio di palla. I picchi di velocità espressi sono alti, ma la continuità manca ancora, certamente inferiore alle possibilità date dalla sua altezza (1.88). Proprio per questo la sua ascesa è ancora più significativa della forza mentale di un tennista così giovane, che a livello tecnico e di garra ricorda anche un po’ Holger Rune.
Vedere per credere.
La forza di Engel infatti è soprattutto la grande intensità che mette in ogni singolo punto e in ogni partita, che unite ad un acume tattico fuori dal comune per un giocatore così giovane gli hanno permesso di vincere partite più da veterano che da diciottenne, anche nel duro circuito Challenger. Per usare un termine caro a chi valuta i prospetti per il Draft NBA, Engel ha un motor incredibile e che non può che garantire un futuro assicurato, quantomeno a medio-alti livelli. Per ora, anche se alle Next Gen Finals non ha vinto una partita (ma il girone era complicato), il cemento è la superficie in cui Engel è in grado di far valere la forza del suo dritto e le sue qualità in anticipo, ma in futuro il suo tennis è tranquillamente adattabile anche alla terra battuta, dove ancora fa fatica.
IGNACIO BUSE – 2004 – PERÙ
L’inclusione di Ignacio Buse in questa lista potrebbe sembrare strana, considerando che è il tennista più vecchio di quelli presentati e forse è anche quello con meno hype. La realtà, però, è che l’ascesa di Buse è stata molto più dura e significativa di tanti prospetti americani ed europei. Ad eccezione di Fonseca, la cui ascesa è stata sostenuta e prevista da aziende importanti come IMG e Nike, tantissimi giovani tennisti sudamericani fanno molta fatica a ricevere supporto dalle proprie federazioni, con conseguenze sul proprio sviluppo (specialmente se non sei un tennista da terra battuta) e le scelte di calendario e carriera che ne conseguono.
Non è un caso che molti tennisti sudamericani senza il pedigree del talento generazionale riescano ad emergere molto più verso la metà dei propri 20 anni. Figuriamoci nel caso di Buse, che viene da una nazione il cui tennista più forte (Alex Olmedo) ha giocato per gli Stati Uniti e nell’era Open ha espresso come best ranking solo Luis Horna e Jaime Yzaga, numero 33 come massimo il primo e 18 il secondo. Per capirci, nel Perù di Buse solo quest’anno c’è stato il primo congresso nazionale per allenatori, ma per bocca dello stesso Buse (che viene da una famiglia di tennisti) la situazione in Perù sta migliorando.
Buse soprattutto è un tennista non convenzionale per i canoni sportivi del tennis giocato e sviluppato in Sudamerica, ancora molto legato agli stillemi della terra battuta. Il peruviano infatti ha uno stile di gioco più simile ai cileni Nicolas Jarry e Alejandro Tabilo. E non è un caso, dato che Tabilo è cresciuto tennisticamente negli Stati Uniti (oltre che ad essere nativo del Canada) e lo stesso Buse è stato ad un passo dal firmare per il college della Georgia, in cui avrebbe avuto Ethan Quinn ed Alex Michelsen come compagni ed era stato convinto dal padre di Shelton, Bryan, ma per problemi di visto ha dovuto rinunciare. Non che sia andata male, dato che Buse è così passato tra i pro e la sua ascesa è stata davvero rapida. Prima dominando i tornei ITF e poi raccogliendo due titoli Challenger nel 2025.
Allo US Open si è qualificato per la prima volta in uno Slam, su cemento. E la sorte ha voluto incontrasse il figlio di chi lo ha aveva voluto al college.
Attenzione però: Buse non è il classico terraiolo sudamericano. È un giocatore molto aggressivo, che come il già citato Tabilo sa fare bene un po’ tutto e gli piace anche prendere la via della rete, dove ha una mano piuttosto delicata. Il tennista peruviano ha nel dritto la sua arma principale, specialmente su terra battuta dove gli abbina anche un ottimo top-spin, e ha un rovescio solido, anche se certamente inferiore in fase d’attacco. Il servizio è buono, non una cosa scontata per tennisti di questa parte del mondo, con una seconda solida e una prima palla che quando giocata piatta esprime buone velocità. Il peruviano non è certo un tennista “attendista” come vorrebbe lo stereotipo del terraiolo sudamericano, e prova sempre a prendere il comando dello scambio grazie al suo dritto, che gioca molto bene soprattutto in inside-out.
Se volete vederlo all’opera sul rosso.
Proprio per questo vedo molto bene Buse in prospettiva anche sul cemento, avendo armi adattabili anche sul veloce. Per ora le partite sono state poche, ma non è un caso che l’unico Slam in cui si è qualificato finora sia lo US Open, e come detto prima ci sono motivi strutturali nel tennis sudamericano che portano i tennisti a dover ignorare in larga parte le superfici veloci, poco presenti nei tornei del Sudamerica sotto al livello ATP. E quindi fare punti sulla terra battuta diventa necessario.
Un esempio è Francisco Cerundolo, ora buonissimo giocatore su cemento ma che prima di potersi affrancare dal giro dei tornei minori aveva giocato ancora meno tornei sul duro di quanti ne abbia giocati Buse fino a quest’anno. E pure sulle attenzioni l’argentino fa scuola, dato che fino al trionfo di Buenos Aires nel 2021 era considerato il meno talentuoso dei suoi fratelli e invece lo ha completamente surclassato, e la sua ascesa è stata piuttosto rapida ed improvvisa, e non certo precoce come altri talenti in questa lista.
Probabilmente Buse ha un potenziale inferiore a tantissimi di questa lista, ma se dovessi scommettere su qualcuno con una carriera certa a buoni livelli sarebbe proprio Buse. Il suo 2026 sarà da vedere, dato che è da poco entrato in top 100 e avrà l’opportunità di misurarsi con più regolarità nel circuito e di vederlo alla prova con avversari e superfici più variegati.