Nella partita che apre il 2026 della Serie A, il Milan è a Cagliari in cerca di punti per consolidare la sua posizione in classifica e mantenere il passo delle prime. I rossoneri arrivano al 2 gennaio incerottati. Allegri è costretto a schierare in difesa l’inedito terzetto Bartesaghi-De Winter-Tomori, mentre davanti deve rinunciare per intero alla coppia d’attacco Nkunku-Pulisic che ha fatto tre gol al Verona appena cinque giorni prima: al loro posto un acciaccato Leão e Loftus-Cheek.
La partita è noiosissima, nel primo tempo si fatica a trovare materiale per gli highlights e finisce con uno scialbo 0-0. Alla ripresa, però, Allegri apporta dei piccoli accorgimenti tattici. Anche in virtù dell’arretramento di Bartesaghi, i rossoneri lavorano in possesso con un 4-4-2 con Estupiñán e Tomori terzini, iniziano a sovraccaricare il lato destro e da lì in pochi minuti creano le due migliori occasioni della partita. Al 49’ Saelemaekers pesca con un cross dalla trequarti la testa di Loftus-Cheek, che spreca; una trentina di secondi dopo, da una combinazione tra Saelemaekers, Fofana e Rabiot sempre sulla catena di destra, Leão trova il gol del vantaggio. Da quel momento praticamente non succede più nulla e la partita finisce 0-1. Una partita che sembra rispecchiare varie massime di Allegri, e soprattutto quella per cui un allenatore il primo tempo deve soprattutto cercare di non far danni.

Il tocco d’esterno di Saelemaekers che attira la pressione e crea la transizione artificiale per il gol. Si vede bene il 4-4-2 del Milan, che forse ha anche ritenuto Obert più attaccabile di Palestra.
Nel post-partita è partito il solito tran-tran che ogni 1-0 di Allegri si porta dietro, con i classici meme sui cavalli e il corto muso. Nei giorni successivi è anche girata sui social una statistica strana: è la dodicesima volta in questa stagione che il Milan segna con il suo primo tiro in porta. Si è parlato di cinismo, ma anche tanto di fortuna. Quanto c’è di vero? Ho provato a dare qualche spiegazione aiutandomi anche con i numeri di Hudl StatsBomb.
Innanzitutto, un primo dato: il Milan è, con 28 gol (1.65 p90), il secondo attacco più prolifico del campionato: segna 0.51 reti p90 in più della media della Serie A. Per capire come questi gol arrivano, una metrica qualitativa che ci dice qualcosa in più sono gli xG: le reti attese.

Il Milan, come detto, è la seconda squadra di questo campionato per numero di gol segnati. Il dato complessivo sugli xG, che ho deciso di considerare senza i rigori, ci dice che i rossoneri sono quinti per mole di occasioni create. La squadra segna 1.47 NPGol a fronte di 1.25 NPxG: questo significa un’overperformance di 0.22 per partita rispetto a quanto costruito. Un dato alto, ma che può anche essere sostenibile nel medio periodo viste le qualità individuali degli attaccanti milanisti.
Bisogna poi vedere come vengono costruite queste conclusioni. StatsBomb considera come “occasioni da gol pulite” quei tiri che avvengono dove tra l’attaccante e la porta c’è solo il portiere, senza nessun difensore in mezzo che possa interferire sulla traiettoria della conclusione. In un articolo di inizio dicembre avevo citato il Milan per la grande capacità di difesa della propria area di rigore, perché riusciva a minimizzare la concessione questo tipo di situazioni. Nel frattempo la squadra è migliorata anche nell’altro senso: primeggia ancora per numero di occasioni da gol pulite concesse (1.06 per partita), ma per quelle create ha fatto un balzo in avanti, ne crea 2.12 p90, il secondo miglior dato della Serie A. Due numeri che visti insieme testimoniano abbastanza facilmente il grande inizio di campionato. La sensazione di cinismo resta perché a fronte di questa qualità delle occasioni, il Milan calcia comunque poco verso la porta.
Nel grafico che segue ho raffigurato il rapporto tra occasioni da gol (quelle appena citate) e conclusioni verso la porta, per capire quanti dei tiri che una squadra riesce a creare siano effettivamente delle ottime occasioni. Per intenderci, se una squadra ha questo tipo di metrica al 10%, significa che riesce a mettersi in una situazione di 1v1 col portiere avversario ogni dieci tiri tentati.

Il dato del Milan si assesta al 16.16%, il quarto in Serie A. È un numero alto, vero, ma decisamente non insostenibile e lontano dalla caricatura – che qualcuno fa – di una squadra che non saprebbe attaccare, e che le uniche volte che lo fa segna.
Comunque, i rossoneri tirano poco (ottavi in A) e lo fanno bene. Se consideriamo gli xG per tiro, cioè quanto sono mediamente qualitative le conclusioni create, il Milan è 4° anche qui, sintomo di una buona performance offensiva, ma che non è un outlier nel contesto del nostro campionato.
La qualità delle occasioni che crea spiega in buona parte la freddezza dei suoi giocatori sotto porta, un’altra parte la spiega la qualità dei giocatori, visto che il Milan ha a disposizione uno dei reparti offensivi migliori del campionato. Il resto lo fa, ovviamente, un po’ il caso, che nel calcio non si può mai ignorare. Dodici gol al primo tiro in porta, anche tracciato questo contesto, restano in parte frutto del caso.
C’è però forse altro da analizzare. Un motivo tattico che può spiegare la lucidità degli attaccanti del Milan nell’area avversaria. Il Milan praticamente non pressa.
Il PPDA è il numero di passaggi che si concedono in media all’avversario prima di compiere un tackle, un intercetto o un’azione difensiva più in generale, è il dato più interessante per il pressing. Il Milan in questa metrica è ultimissimo, solo la Lazio che gli si avvicina. La squadra di Allegri preferisce spesso adottare un blocco medio-basso per vari motivi: per non esporre troppo i suoi difensori, per restringere il campo da coprire a Modric, per semplice ideologia calcistica. Statsbomb permette di rappresentare questo atteggiamento molto bene con il grafico che segue.

Ogni puntino bianco rappresenta un’azione difensiva individuale, come un tackle, un intercetto o un fallo. I puntini sono disseminati per il terreno di gioco, che viene suddiviso in 30 partizioni, sia orizzontalmente che verticalmente. Fatto questo, viene calcolato quanto rispetto alla media del proprio campionato una squadra agisce in quella determinata zona. Se lo fa di più, il colore dell’area è più verso il rosso, viceversa, è verso il grigio.
Il Milan, come detto, tende a lavorare poco nella metà campo offensiva (come si vede dalla linea verde e viola), ma tende a creare un blocco difensivo centrale che favorisce riconquiste e ripartenze grazie all’aggressività dei braccetti sui lati, aiutati da quinti e mezzali. Le aree vicine alle linee laterali sono quindi più rosse, indicando questo aspetto soprattutto nella parte destra, dove Tomori e Saelemaekers hanno trovato una buona sinergia, non scontata in estate. Questo atteggiamento difensivo crea le premesse per attacchi in campo lungo che la squadra sembra gradire per caratteristiche, ma produce anche un beneficio più sottile.
Questo atteggiamento tattico permette alle punte di lavorare poco in pressing e di rimanere lucide nelle proprie esecuzioni tecniche. È un aspetto che non può non influire.
Un altro aspetto di cui si parla poco è la creatività con il pallone. Il Milan è più fluido e qualitativo di quanto si dica: capita spesso che i suoi giocatori si associno con rapide triangolazioni, riuscendo a trovare ottime occasioni anche contro difese schierate. In pochi in A possono schierare giocatori con la qualità con la palla di Modric, Pulisic, Saelemaekers, Leão. Quando si associano possono combinare in azioni bellissime che a uno spettatore che non guarda le partite risulterebbe difficile associare ad una squadra di Allegri, ma che possono nascere anche grazie al contesto tattico. Ne aveva parlato Emanuele Mongiardo circa un mese fa, vivisezionando alcune delle migliori azioni offensive dei rossoneri.


Due delle triangolazioni che, come a Cagliari, hanno permesso al Milan di segnare a difesa schierata. In entrambi a ricevere palla è il vertice del triangolo, mentre il terzo uomo (rispettivamente Bartesaghi, che segnerà, e Tomori, che assisterà Leão) è già pronto alla ricezione in corsa alle spalle del proprio marcatore.
La sostenibilità di questa efficienza dipende da vari fattori. Va citato, però, il fatto che questa overperformance del Milan è arrivata in un contesto offensivo difficile a causa dei tanti infortuni. Leão si è fatto male ad agosto in Coppa Italia ed è stato fuori un po’; Santiago Gimenez, chiamato a sostituirlo, ha deluso prima di infortunarsi anche lui. Nel frattempo è emerso Pulisic, che segna tanto ma che è anche lui spesso alle prese con problemi fisici; costretto a giocare sempre anche a causa delle prestazioni balbuzienti di Nkunku, pagato €42M solo 4 mesi fa e già quasi in aria di cessione. Allegri è stato addirittura costretto a schierare nei due davanti un centrocampista come Loftus-Cheek, che ovviamente non può dare le garanzie tecniche che una punta dovrebbe garantire. Dal mercato di gennaio è arrivato Füllkrug, un finalizzatore, che potrà dare delle variazioni allo spartito tattico – anche lui si porta dietro, però, inevitabili punti di domanda.
L’atteggiamento che Allegri ha voluto dare alla sua squadra è stato ampiamente influenzato dalla mancata continuità nei giocatori della rosa. Sarà molto interessante capire come cambierà l’assetto offensivo una volta che avrà tutti gli attaccanti a disposizione.
Trovata la quadra difensivamente, le velleità di scudetto del Milan passano soprattutto dalla capacità di continuare a essere una squadra pericolosa nell’area avversaria.