di
Ruggiero Corcella
Dietro precisa richiesta dal ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr, i funzionari sanitari federali ora raccomandano che i bambini vengano vaccinati regolarmente contro 11 malattie, non più 17, citando gli standard vigenti in alcune nazioni dei Paesi ricchi, Danimarca in testa
Il 5 gennaio 2026 segna il consolidamento di quella che ormai molti esperti definiscono la «demolizione controllata» della sanità pubblica americana. Jim O’Neill, Direttore facente funzioni dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention) ha firmato un memorandum che accetta una serie di raccomandazioni radicali per riscrivere il calendario vaccinale dei bambini statunitensi. Come riporta lo stesso comunicato stampa dei CDC fonti, questo atto non è il frutto di un’improvvisa emergenza sanitaria, ma l’esecuzione di una direttiva politica del presidente Trump che, già nel dicembre 2025, aveva ordinato di «aggiornare» il sistema qualora esistessero modelli esteri considerati «superiori». Il controllo della revisione è stato affidato a un gruppo di figure vicine a Robert F. Kennedy Jr., tra cui i chiacchierati Jay Bhattacharya (direttore dei National Health Institutes) Marty Makary (commissario della Food and drug administration) e Mehmet Oz (direttore ad interim dei Centers for Medicare & Medicaid Services).
Il paradosso del modello europeo: un confronto forzato
Per giustificare il drastico taglio delle immunizzazioni, gli autori del piano utilizzano un argomento seducente ma, secondo molti analisti, scorretto: il confronto con l’Europa. Il documento dei Cdc descrive gli Stati Uniti come un «outlier» (un caso isolato) che nel 2024 raccomandava protezione contro 18 malattie, contro le sole 10 della Danimarca. Kennedy Jr. e il suo team sostengono che molte nazioni europee ottengano risultati eccellenti con meno dosi e senza obblighi, puntando solo sull’educazione. Tuttavia, come sottolinea un articolo del New York Times, gli esperti sottolineano un’omissione critica: i Paesi europei citati possiedono sistemi di welfare e reti di medicina territoriale che gli Stati Uniti non hanno. Importare il «modello Danimarca» in un contesto sociale frammentato come quello americano, senza le stesse garanzie di accesso universale, rischia di essere – secondo i critici – un esperimento sociale pericoloso sulla pelle dei più piccoli.
Il «declassamento» dei vaccini: la fine della protezione universale
La riforma introduce una tripartizione delle vaccinazioni che, di fatto, svuota di significato il concetto di raccomandazione universale. Sebbene restino «raccomandati per tutti» i vaccini contro morbillo, polio e pertosse, una fetta consistente della prevenzione viene spostata nella categoria della «scelta clinica condivisa». Un esempio lampante di questo arretramento è la nuova gestione del vaccino contro l’Epatite B per i neonati: la decisione viene ora lasciata al singolo rapporto tra medico e genitore in caso di madre negativa al virus. Gli autori del memorandum presentano questa mossa come un «empowerment» delle famiglie, ma dal punto di vista scientifico appare come una rinuncia dello Stato alla tutela della salute pubblica.
Il pauroso aumento dei casi di morbillo
Come riferisce il NYT, la sfiducia nei vaccini ha già portato a un costante calo dei tassi di vaccinazione e a una recrudescenza di malattie prevenibili come il morbillo e la pertosse. Nel 2025, gli Stati Uniti hanno registrato più casi di morbillo di quanti ne avessero registrati in qualsiasi altro anno dal 1993.
Entro la fine del mese, il Paese potrebbe perdere lo status ufficiale di Paese detentore dell’eradicazione del morbillo, che detiene dal 2000.
«Purtroppo, sta diventando sempre più chiaro che non possiamo più fidarci della leadership del nostro governo federale per quanto riguarda informazioni attendibili sui vaccini, e questa è una tragedia che causerà sofferenze inutili», ha affermato Sean O’Leary, presidente del Comitato per le malattie infettive dell’American Academy of Pediatrics che in una nota stampa ha espresso tutta la sua contrarietà al provvedimento dei CDC.
L’AAP «continuerà a pubblicare programmi vaccinali basati sull’evidenza, tenendo al centro gli interessi degli americani, non un’agenda politica», ha rimarcato. L’Accademia, tra l’altro, ha intentato causa contro il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (Department of Health and Human Services, HHS) dopo che quest’ultimo ha annullato 12 milioni di dollari di sovvenzioni per programmi di salute infantile destinati all’organizzazione.
«Gold Standard Science»: un attacco alla ricerca consolidata
Uno dei passaggi più controversi del piano riguarda la richiesta di finanziare una nuova «scienza gold standard». Come dicono gli autori Bhattacharya e Makary, il CDC deve ora pretendere studi randomizzati controllati con placebo per vaccini che sono sul mercato da decenni. Non solo. Tutte le Agenze degli HHS sono chiamate a finanziare questa «gold standard science» per tutti i vaccini già compresi nel calendario vaccinale. Sebbene a parole si invochi la trasparenza, molti scienziati vedono in questa richiesta un cavallo di Troia: esigere nuovi test su prodotti la cui sicurezza è già stata comprovata da miliardi di dosi somministrate serve a insinuare il dubbio sulla validità della scienza attuale. Gli autori del memorandum insistono sul fatto che la fiducia del pubblico dipenda da una «rivalutazione continua», ma il rischio concreto è quello di paralizzare il sistema regolatorio e di disorientare i genitori, suggerendo che le attuali certezze siano in realtà fragili.
Assicurazioni e costi: la promessa fragile di Dr. Oz
Un punto che solleva forti perplessità riguarda la sostenibilità economica della riforma. Mehmet Oz ha dichiarato che tutte le categorie di vaccini, anche quelli «facoltativi», rimarranno coperte dalle assicurazioni senza costi per l’utente. Tuttavia, nel mercato sanitario statunitense, questa promessa appare difficile da manteneree nel lungo periodo. Se il CDC smette di raccomandare ufficialmente un vaccino per tutta la popolazione, le compagnie assicurative private avranno gioco facile nel limitare i rimborsi o nell’ostacolare la somministrazione. Il nuovo quadro normativo, infatti, «autorizza» ma non «impone» più una standardizzazione della protezione.
La fiducia come pretesto: le radici politiche della crisi
Fin dall’inizio del suo mandato, Robert F. Kennedy Jr. ha incentrato la sua narrativa sul declino della fiducia nelle istituzioni sanitarie avvenuto tra il 2020 e il 2024. È un fatto che in quegli anni i tassi di vaccinazione siano calati, ma la soluzione proposta dall’amministrazione – ovvero ridurre le dosi – appare a molti come una cura peggiore del male. Gli autori del rapporto sostengono che «la salute pubblica funziona solo quando la gente si fida» e che la trasparenza ricostruirà questo legame. Tuttavia, come sostengono molti esperti, questa strategia potrebbe essere una profezia che si autoavvera: screditando le raccomandazioni del passato per promuovere un nuovo corso «libertario», si rischia di confermare i timori dei genitori più esitanti, portando a un ulteriore crollo delle coperture.
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6 gennaio 2026
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