Questa è la storia – meglio: la disavventura- di una ragazzina di 13 anni che ha rischiato la vita a causa dell’influenza. Per essere più precisi, a seguito delle complicanze del virus “domestico”, come spesso viene definito, termine rassicurante che non rende giustizia alla pericolosità di una malattia potenzialmente pericolosa. Nel caso degli anziani, è o dovrebbe essere scontato. Nel caso dei bambini, e dei giovani, la consapevolezza è ancora minore.
SANITà
Allarme influenza, boom di casi nei bimbi: polmoniti gravi e pronto soccorso pieni
07 Gennaio 2026
Dai primi sintomi al coma
Sofia ha 13 anni: una ragazzina piena di vita, e sana, quindi senza problemi di salute. Una vita divisa tra scuola e sport. Un po’ di malessere con febbre e tosse da qualche giorno, come molti. Le condizioni, però, non sembrano migliorare, anzi. Fatica a respirare. La portano al pronto soccorso dell’ospedale Infantile Regina Margherita (diretto dalla dottoressa Claudia Bondone, che fa capo al Dipartimento di Patologia e Cura del bambino guidato dalla professoressa Franca Fagioli): qui viene diagnosticata una grave polmonite in un’infezione da Influenza A.
Il quadro clinico di Sofia peggiora rapidamente. Si decide di trasferirla in Rianimazione (responsabile medico il dottor Enrico Bonaveglio, caposala dottoressa Ilaria Bergese, afferente alla Struttura complessa Anestesia e Rianimazione Pediatrica diretta dalla dottoressa Simona Quaglia). I supporti respiratori non invasivi non sono sufficienti e si deve procedere a coma farmacologico, intubazione e ventilazione meccanica.
Ore di paura
E’ una frana continua: anche i parametri cardiocircolatori peggiorano, la ragazza sviluppa un quadro di chock settico e sono necessari supporti farmacologici per sostenere il circolo. Viene isolato anche un batterio molto aggressivo, uno «Stafilococco Aureus Meticillino Resistente» che produce una tossina in grado di distruggere il tessuto polmonare e che evolve molto rapidamente in quadri infettivi generalizzati con un tasso di mortalità potenziale fino al 70%.
Sembra che per Sofia non ci sia speranza. I parametri respiratori continuano a peggiorare. Anestesisti rianimatori, cardiochirurghi (questi ultimi diretti dal dottor Carlo Pace Napoleone) ed infettivologi (guidati dalla dottoressa Silvia Garazzino) valutano come sia meglio procedere. E’ necessario un supporto di Ossigenazione Extracorporea (ECMO). Si tratta della tecnica salvavita che serve da sostegno temporaneo a cuore e/o polmoni, tramite un circuito esterno (polmone artificiale) in grado di ossigenare il sangue e rimuovere l’anidride carbonica, permettendo a questi organi di riposare e guarire in caso di insufficienza cardiaca o respiratoria grave.
Segnali di speranza
La situazione è molto grave. Con i genitori presenti al fianco di Sofia si condivide ogni momento: la ragazza sembra iniziare a rispondere bene alle cure. Cautela, e un accenno di speranza. I parametri vitali migliorano. Dopo 12 giorni si sospende il supporto di ossigenazione extracorporea. Ancora qualche giorno di ventilazione meccanica e si riesce a risvegliare Sofia dal coma farmacologico, a estubarla e a farla respirare con supporti non invasivi. Le condizioni continuano a migliorare. A 21 giorni dal ricovero il quadro clinico è rassicurante: può lasciare la Rianimazione e completare il percorso nel reparto di Infettivologia. Tutto per un’influenza.