di
Aldo Grasso
Forse aveva smesso di sognare, ma non aveva mai smesso di fare, di perseverare e alla fine ha avuto ragione lui
Meno male che voleva ritirarsi al compimento del 60esimo anno! Ne sono passati dieci, di anni, da quel proposito non mantenuto e Gerry Scotti sta vivendo il suo periodo d’oro. Finalmente, come avrebbe detto Mike, è diventato «un numero uno». Lo testimoniano i successi de «La ruota della fortuna» e di «Chi vuol essere milionario» e i numerosissimi spot: ricco e famoso come non mai. È persino riuscito in un’impresa che pareva impossibile: scalzare dal palinsesto quotidiano di Canale 5 «Striscia la notizia».
Ama farsi chiamare lo «zio Gerry» (c’è anche «zia Mara», come se la tv fosse una Famiglia Collettiva), per sottolineare l’empatia con cui tratta i concorrenti: le sue espressioni, come le lacrime non trattenute o le risate contagiose, hanno creato l’immagine di una persona di famiglia, alla mano, anche se sulla sua bonomia e sul distacco dalle critiche avrei qualche dubbio, ma poco importa.
Scotti ha condotto un numero infinito di programmi, molti di successo, ma con il rammarico di essere sempre considerato un erede senza eredità (ora di Mike, ora di Vianello) o di salvatore della patria senza patria, quando sostituiva colleghi in crisi di ascolti. Soffriva, senza darlo a vedere, della famosa solitudine dei numeri due, quando non si sa se il buon esito di un programma sia merito del conduttore o del format.
Gerry Scotti si avviava a diventare una cartolina famosa del paesaggio televisivo, come il pino di Napoli o uno scorcio del Golfo del Tigullio, perché l’abitudine creata dalla tv è più di una seconda natura. Lo spettatore non più giovane ama costruirsi una certa provvista di assuefazioni, di volti confidenziali, di innocenti ritualità.
Ma adesso Gerry Scotti non è più una risorsa di Mediaset, come veniva considerato in passato: è la Risorsa, in questo momento quasi più di Maria De Filippi, perché «La ruota della fortuna» non è più un format ma è lui stesso. Forse aveva smesso di sognare, ma non aveva mai smesso di fare, di perseverare e alla fine ha avuto ragione lui. Ha puntato sulla lunga scadenza, senza fretta, senza sosta. Chapeau!
7 gennaio 2026 ( modifica il 7 gennaio 2026 | 16:37)
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