di
Giulia Taviani

La tragedia nella discoteca Kiss di Santa Maria, che nel 2013 partì a causa dei fuochi pirotecnici lanciati da un musicista sul palco. La vicenda è raccontata nella serie Netflix «La notte che non passerà»

La notte del 31 dicembre 2025 a Crans-Montana, in Svizzera, l’incendio nel locale locale Le Constellation ha causato la morte di almeno 40 ragazzi e oltre 100 feriti. Non è la prima tragedia di questo genere: solo negli ultimi dieci anni, gli incendi nelle discoteche hanno causato vittime in almeno altri otto occasioni, in varie parti del mondo.

Il più grave in assoluto è avvenuto nella discoteca brasiliana Kiss il 27 gennaio 2013, quando le fiamme causarono la morte di 242 persone. Alla tragedia Netflix ha dedicato la serie La notte che non pesserà, uscita nel 2023 e tornata tristemente in auge dopo la strage di Crans. 



















































La schiuma acustica, i fuochi pirotecnici e la calca per uscire

Il tetto che va a fuoco, il panico tra i ragazzi, la calca per uscire. I punti in comune tra il caso della discoteca Kiss di Santa Maria, in Brasile, e quello di una settimana fa a Crans-Montana sono numerosi. Tanto che, per chi ha guardato i video e le foto diffuse dopo lo scoppio dell’incendio nel locale Le Constellation, le terribili scene della serie paiono quasi familiari. 

Quella notte il locale Kiss – uno dei più famosi e importanti di Santa Maria, città del Rio Grande do Sul con oltre 250 mila abitanti – ospitava una festa per giovani universitari. I numeri non sono chiari, cambieranno nel corso delle indagini. In un primo momento sembrava ci fossero tra le 300 e le 500 persone, poi la polizia parlerà di 900 giovani tra i 18 e i 24 anni, infine, durante la ricostruzione verranno stimate oltre 1000 persone in un locale che poteva ospitarne poco più di 600. 

La festa, rinominata Agromerados, inizia intorno alle 23 e prevede l’esibizione di due gruppi musicali. Il primo, Gurizada Fandangueira, sale sul palco intorno alle 2.30 del mattino. L’incendio scoppia durante la prima canzone, quando il cantante della band fa partire uno spettacolo pirotecnico

I fuochi toccano il soffitto, coperto da schiuma acustica: nel giro di tre minuti il locale è avvolto dalle fiamme. Secondo i primi racconti, pare che alcune persone abbiano cercato di spegnere le fiamme con gli estintori, anche se durante le indagini si scoprirà che non c’erano, ed erano stati rimossi per motivi estetici.

Il fumo e l’unica via d’uscita

Secondo alcuni racconti, non era chiaro a tutti che quello che si stava verificando dentro al locale era un incendio. Molti credevano, infatti, che l’agitazione fosse derivata da una rissa. Alcuni testimoni hanno riferito addirittura che i bodyguard avrebbero inizialmente chiuso le porte del club per impedire che le persone se ne andassero senza pagare. Ma questo ha peggiorato le cose: nella confusione molti hanno cercato invano l’uscita nei bagni, motivo per cui il 90% dei corpi viene ritrovato in questi locali.

L’incendio viene domato solo intorno alle 5 del mattino del 27 gennaio. Verso mezzogiorno tutti i corpi sono stati rimossi e portati in una palestra per l’identificazione. Si tratta di 242 vittime. Secondo le ricostruzioni, i giovani non sono morti tanto per le fiamme, quanto per l’avvelenamento causato da una nube di gas cianuro che si è creata dopo che le fiamme hanno toccato la spugna, e che nel giro di pochi secondi ha riempito il locale trasformandolo in una sorta di camera a gas. Alcuni sono morti in seguito, proprio per aver inalato il fumo.

Nell’incendio ha perso la vita anche un membro della band che stava suonando e due membri del gruppo Pimenta e seus Comparsas che avrebbero dovuto esibirsi dopo. Altre 636 persone sono rimaste ferite.

I fuochi, il sovraffollamento, l’assenza di estintori: le indagini

Secondo le indagini, ad aver causato l’incendio fu un razzo di segnalazione (alcuni parlano di razzo altri, più generalmente, di dispositivo pirotecnico da esterno) usato dalla band, che fece partire il fuoco sull’isolamento acustico del soffitto. Il cantante avrebbe dichiarato di aver fatto delle prove prima dell’esibizione per verificare che non ci fossero problemi.

A questo si aggiunge il sovraffollamento del locale: c’erano 1.300 persone quando la capienza massima era di 691. Infine, venne evidenziato che il permesso antincendio rilasciato dai Vigili del Fuoco per l’esercizio dell’attività era scaduto nell’agosto 2012, sei mesi prima e il materiale di rivestimento era inappropriato, vietato dalle norme antincendio in quanto considerata non ignifuga.

Alcune foto mostravano che nel club non erano presenti estintori, rimossi per motivi estetici. Per quanto riguarda il rinnovo della licenza antincendio, secondo il comandante dei Vigili del Fuoco il locale aveva presentato la domanda in tempo.

L'incendio alla discoteca Kiss in Brasile che ricorda Crans-Montana: la schiuma acustica, i fuochi pirotecnici, l'assenza di estintori e le 242 vittime

Le condanne e i domiciliari al proprietario del locale

Pochissimi giorni dopo l’incendio, la giustizia ordinò la detenzione temporanea (e poi preventiva) del proprietario Elissandro Spohr, del socio Mauro Hoffmann, del cantante della band Marcelo de Jesus e dell’assistente della band Luciano Bonilha. Vennero scarcerati nel maggio di quell’anno perché non c’era pericolo di fuga o inquinamento delle prove.

Tornarono in carcere a dicembre 2021 in seguito alla prima condanna del Tribunale del Giurì a pene che dai 18 ai 22 anni e 6 mesi di carcere. Ma dopo circa otto mesi di reclusione, nell’agosto 2022, vennero nuovamente rilasciati dopo l’annullamento della sentenza da parte del Tribunale di Giustizia, accusando irregolarità procedurali.

A inizio settembre 2024, undici anni dopo la tragedia, il giudice José Antonio Dias Toffoli, della Corte Suprema Federale, rigetta quell’ultima sentenza e ordina il definitivo arresto dei quattro sospettati per l’incendio. Le accuse sono di omicidio per 242 giovani e tentato omicidio di altre 636 persone.

Nel febbraio 2025, le condanne sono diventate effettive: Spohr e Hoffmann sono stati condannati a 12 anni di carcere, mentre i membri della band a 11. 

Alla fine dell’anno, alcuni dei condannati iniziarono a beneficiare di regimi di detenzione più flessibili grazie alle leggi sulla buona condotta. Da dicembre, Spohr è passato infatti al regime aperto, ovvero i domiciliari con obbligo di cavigliera elettronica e di restare in casa dalle 22 alle 6 del mattino.

I controlli sui locali brasiliani

Nei giorni successivi alla tragedia, il governatore di San Paolo, Geraldo Alckim, commissionò un’indagine su larga scala sui locali notturni dello Stato. Su 303 club, 111 non avevano permessi antincendio, mentre 66 erano irregolari.

7 gennaio 2026