Ci sono gli amici del circolo sportivo, del teatro. I compagni di classe e di scuola. Ragazzi e ragazze, tanti, appena usciti dal liceo Cannizzaro, ancora con lo zaino in spalla. Si tengono per mano, si abbracciano, alcuni piangono, altri ridono, per metabolizzare il dolore.

È un abbraccio collettivo quello che arriva dalla Basilica dei Santi Pietro e Paolo dell’Eur – gremita di ragazzi – a papà Massimo e mamma Carla, i genitori di Riccardo Minghetti, il 16enne romano morto nella strage di Capodanno a Crans-Montana.

La Messa è stata celebrata da monsignor Andrea Manto, vicario episcopale per la Pastorale della salute, nella Chiesa che il giovane frequentava. “Ci sono momenti della vita in cui sarebbe meglio non dire una parola – ha detto il sacerdote durante l’omelia – di fronte a tragedie come questa non ci sono davvero parole. Riccardo era un ragazzo buono, sano, sportivo, con una vita piena. Ha combattuto la sua battaglia, adesso tocca a noi raccogliere il testimone e trasformare questo dolore in più amore, servizio, affetto”.

Accanto al feretro bianco tantissimi fiori e un cartellone fatto dagli amici, con le foto insieme.

A papà Massimo il compito di rompere il ghiaccio, dall’ambone della Basilica dell’Eur: “Grazie per essere venuti a salutare nostro figlio Riccardo – dice – la vostra presenza è la dimostrazione di ciò che è Riccardo. Immagino che lassù si sarà già organizzato con gli altri”. E chiede di ricordare tutte le 40 vittime della tragedia di Crans-Montana: “Pregate per loro e per chi sta ancora lottando per la vita in ospedale”. Poi mamma Carla, che ricorda gli ultimi giorni insieme: “Era felice, l’ultimo bacio in coda in seggiovia”.

Tanti gli amici, che a stento trattengono le lacrime: “Sono un amico di Riccardo, della montagna. Da quando aveva 10, 11 anni, facevamo queste passeggiate in gruppo e conversazioni lunghe ore. Era capace di diventare amico anche degli adulti, di connettere se stesso con persone anche diverse da lui, come me. Voleva fare l’avvocato penalista: io penso che con queste qualità sarebbe stato un avvocato eccezionale”.

Infine i compagni di scuola: “Un ragazzo solare, dolce, sensibile. Sempre con la battuta pronta, riuscivi sempre a strappare un sorriso anche nei momenti più duri. Sei andato troppo presto”.