Dilaga l’influenza e i pronto soccorso vanno in tilt. Se al Policlinico è stata istituita una task force per fronteggiare l’emergenza, a Villa Sofia le lunghe attese hanno spinto il presidente della Regione Renato Schifani a convocare d’urgenza il direttore generale, Alessandro Mazzara. Il governatore gli avrebbe chiesto un report sulla situazione attuale e sui motivi che hanno allungato i tempi per i pazienti che aspettano di essere visitati al pronto soccorso.

L’intervento di Schifani contro le attese potrebbe non essere l’unico, ma il primo di una serie di verifiche delle attività dei manager della sanità. Non a caso il Policlinico si è già attivato per contrastare il grande afflusso di pazienti soprattutto in questo momento dell’anno a causa della improvvisa diffusione del virus influenzale.

Pronto soccorso in tilt, l’allarme del Codacons

Sulle difficoltà degli ospedali è intervenuto anche il Codacons, segnalando una situazione che, soprattutto dopo le festività, assume contorni sempre più preoccupanti. “Barelle nei corridoi, sale d’attesa congestionate e pazienti costretti ad attendere anche dieci, dodici o quindici ore prima di essere visitati rappresentano ormai una condizione strutturale che interessa il sistema sanitario regionale”, si legge in una nota.

Secondo il Codacons, i pronto soccorso in tilt sono il simbolo di “una sanità in affanno, schiacciata dalla carenza di personale, dalla riduzione dei posti letto e dalle criticità di una medicina territoriale in grande difficoltà nel riuscire a intercettare e gestire i casi a bassa complessità, che finiscono così per riversarsi impropriamente nei reparti di emergenza”. Per commentare le difficoltà degli ospedale, che non riguardano solo Palermo ma anche altre città della Sicilia, scende in campo direttamente anche il segretario nazionale del Codacons Francesco Tanasi. “La situazione dei pronto soccorso in Sicilia è ormai insostenibile e mette seriamente a rischio il diritto costituzionale alla salute. Non è accettabile che cittadini, anziani e soggetti fragili siano costretti ad attese interminabili per ricevere cure urgenti. Il problema non riguarda i singoli professionisti, che operano spesso in condizioni difficilissime, ma un sistema sanitario regionale che da anni non riceve risposte strutturali adeguate”.

La Fials difende Villa Sofia: “Le criticità non sono colpa dell’azienda”

E mentre cresce l’allarme e anche la Regione decide di avviare veriche negli ospedali, la Fials interviene a difesa di Villa Sofia, ospedale su cui proprio Schifani ha voluto accendere i riflettori. La segreteria provinciale e la segreteria aziendale esprimono vicinanza ai vertici della struttura “in questi giorni con alcune criticità legate ai tempi di attesa nel pronto soccorso”. In una nota il sindacato ricorda che “da quando si è insediato il direttore generale, abbiamo avuto modo di registrare il massimo impegno nel miglioramento dei servizi e nel potenziamento del personale. Si tratta purtroppo di un tema molto complesso da affrontare e legato alla disponibilità di risorse che devono arrivare da Roma. Ma a fronte di queste dinamiche, ad oggi riteniamo che il management sia uno dei migliori dal periodo pandemico ad oggi, per impegno profuso e per rispetto delle esigenze dell’utenza e dei lavoratori”.

Il documento è stato condiviso dalla segreteria provinciale guidata dal commissario Giuseppe Forte e dai dirigenti Antonino Ruvolo e Giovanni Cucchiara e dalla segreteria aziendale del neo eletto Luciano Gargano con Michele Infantino, Alfredo Falzone, Gaetano Li Pani e Rosalia Sensale. “Sin da subito – affermano – il manager ha inteso rafforzare il personale nelle aree d’emergenza, è stato uno dei pochi ad aumentare le ore da destinare al personale Oss che lavora nelle aree di emergenza, ha chiesto l’intervento dell’assessorato alla Salute finanziando l’aumento delle ore, ha concesso le progressioni verticali premiando la professionalità degli operatori con avanzamenti non solo economici ma anche giuridici. Non possiamo attribuire colpe a una direzione che si è impegnata ascoltando le esigenze dell’utenza e dei lavoratori. Certamente ci sono criticità che vanno risolte per evitare disagi nei periodi di maggiore affluenza come quello invernale a causa dei picchi influenzali, ma è importante riconoscere l’impegno profuso e le reali responsabilità al fine di non danneggiare quanto di buono è stato fatto fino ad oggi”.

 

Sull’emergenza che sta mettenfo in ginocchio il sistema sanitario regionale interviene anche la Uil Sicilia. “Il sovraffollamento dei pronto soccorso a Palermo e in molte città siciliane non può essere attribuito soltanto al picco influenzale. È l’effetto di una programmazione sanitaria che non è mai davvero decollata e, soprattutto, della mancata attuazione della rete ospedaliera regionale, ferma anni tra annunci e rinvii”, commenta Luisella Lionti, segretaria generale del sindacato. E sottolinea come “i pronto soccorso restano ancora oggi il punto debole del sistema perché mancano personale, posti letto e servizi medici di prossimità capaci di filtrare i casi non urgenti. Le lavoratrici e i lavoratori della sanità sono costretti a gestire un carico di lavoro insostenibile mentre i cittadini attendono ore prima di ricevere assistenza. La Regione – aggiunge la Lionti – ha il dovere di attuare finalmente la rete ospedaliera, potenziare la medicina territoriale e definire una pianificazione seria del fabbisogno di personale”. La Uil Sicilia ribadisce la propria disponibilità al confronto con il Governo regionale per affrontare l’emergenza sanitaria e garantire il diritto alla cura in condizioni di sicurezza per operatori e cittadini”.