La cavalcata finora trionfale del Treviso in serie D, con l’ipotesi di una promozione in serie C che diventa di domenica in domenica sempre più concreta, riapre il dibattito sul vecchio stadio Tenni: per riammodernare l’impianto di via Ugo Foscolo, a pochi passi dal Put, servirebbe un milione di euro con l’adeguamento di illuminazione, spogliatoi, videosorveglianza, Var ecc. Giorgio De Nardi, consigliere comunale di opposizione ai Trecento, è tornato a rilanciare una proposta già formulata durante l’ultima campagna elettorale trevigiana, in cui si era candidato a sindaco nella coalizione di centrosinistra: trasferire il calcio allo stadio Monigo e farlo co-esistere con il rugby. Un pò come avvenne nella prima parte della stagione di serie B 1997/1998 quando il neopromosso Treviso di mister Bepi Pillon (con Pasa, Florio, Maino, Pradella e altre leggende dell’epoca) fu costretto a migrare a Monigo proprio per adeguare il Tenni alla categoria. A quasi trent’anni da quello strano trasloco la storia rischia di ripetersi.
«Grazie alla nuova presidenza di Alessandro Botter il Treviso calcio finalmente sta ottenendo i risultati che la piazza merita, dominando la classifica di serie D e proponendosi di forza come la favorita al salto di categoria. Siamo tutti felici e orgogliosi del successo della nostra squadra, però i titoli sportivi sono necessari ma non sufficienti» ha detto De Nardi «La prospettiva del ritorno al calcio professionistico ripresenta così il problema delle infrastrutture sportive che Treviso soffre da oltre 50 anni: uno stadio obsoleto datato anni ’30, posizionato dove non deve stare, a ridosso delle mura e del centro storico; pochi campi secondari che risalgono al secolo scorso, ridotti male e del tutto insufficienti sia per il Treviso FC che per tutte le altre società minori, junior e senior, maschili e femminili; poche e vecchie anche le palestre, per tutti gli altri sport».
«L’amministrazione leghista in trent’anni di governo quasi ininterrotto non ha incrementato il parco dei campi sportivi disponibili che, anzi, si sono man mano ridotti sempre più» argomenta il consigliere «Chiesa Votiva, Selvana, Eolo, Indomita, San Giuseppe, Ferrovieri, San Paolo sono alcuni esempi di terreni di gioco che venivano utilizzati dalle squadre locali nel secolo scorso che, per un motivo o per l’altro, non sono più disponibili, senza venire sostituiti».
«Non sono tutti comunali, ma è chiaro che la giunta Conte non si sta impegnando come serve, sfruttando il suo peso politico e strategico, per sviluppare una maggiore disponibilità di impianti» continua De Nardi «Lo stesso discorso vale per le palestre: è stata incassata la manna del Pnrr per ristrutturare alcuni impianti fatiscenti, ma nulla è stato fatto di nuovo, con un crescente malumore che serpeggia tra le società dilettantistiche sia per la scarsità di strutture, che per i criteri di assegnazione. Siamo convinti che lo sport sia il primo antidoto alla devianza giovanile e che ogni euro destinato a migliorarne l’accesso sia molto ben investito, per il bene e la qualità della vita dei trevigiani».
«Infine, il Tenni. Oggi non può ospitare partite di livello professionistico, necessita di pesanti e costosi interventi manutentivi, ma senza avere davanti un futuro: è infatti evidente che più il Treviso FC salirà di livello, meno il Tenni potrà reggere ai crescenti standard di accoglienza, sicurezza, viabilità richiesti dalle grandi strutture come gli stadi» sottolinea il consigliere «Nel programma della nostra coalizione, dopo aver consultato gli allora presidenti delle due società Treviso FC e Benetton Rugby, proponemmo lo stadio di Monigo come super impianto da far diventare una adeguata casa unica, al top sia per il rugby che per il calcio. Unica in Italia, Treviso così avrebbe un impianto gioiello per ospitare due eccellenze che potrebbero avviare insieme innumerevoli iniziative di comunicazione e co-marketing».
Gli esempi non mancano. «La convivenza è già da tempo normale in molti paesi al top in questi due sport come negli stadi di Parigi, Dublino, Cardiff e Londra, nonché all’Olimpico di Roma» chiosa «Rimaniamo convinti che concentrare in modo efficiente gli investimenti per le strutture di supporto, la viabilità privata e i trasporti pubblici, in un unico moderno impianto polifunzionale già esistente e ben servito sarebbe la scelta ideale, sinergica e win win per tutti: per le due società, per le casse pubbliche, per i trevigiani, per razionalizzare traffico e parcheggi, per preservare il nostro territorio, per il futuro dello sport nella nostra città».
«Treviso è piccola e ha bisogno di efficientare risorse e spazi, valorizzando la bellezza dell’ambiente e limitando gli sprechi» chiude De Nardi«L’area dello stadio Tenni potrebbe essere rigenerata e restituita a tutti i trevigiani 365 giorni l’anno diventando uno splendido parco verde pubblico cittadino, magari adagiato sopra un grande parcheggio sottostante al servizio della città, come già abbozzato anche dall’Ascom».