di
Mario Platero
I sondaggi e lo scenario dietro alla corsa per la Casa Bianca, che di fatto è già – almeno in parte – iniziata
NEW YORK – Pubblicamente si amano, si sentono, si appoggiano l’uno con l’altro, cambiano le agende per essere certi di vedersi a colazione almeno due volte al mese. E uno dei due, il segretario di Stato Marco Rubio, riconosce la leadership dell’altro, il vice presidente JD Vance, come unico candidato possibile per la Casa Bianca del 2028. Questa è la facciata.
Negli ultimi due mesi però sono cambiate molte cose. Varie partite, quella venezuelana, quella per chiudere la guerra in Ucraina, a Gaza e le difficoltà per Maga hanno rimescolato le carte all’interno dell’amministrazione e del partito repubblicano riaprendo la corsa presidenziale del 2028 ormai dietro l’angolo: per la fine del 2026 gli schieramenti dovranno essere definiti.
In questo contesto, la crescita di Rubio è evidente, non solo per come ha gestito alcune situazioni critiche per gli Stati Uniti, riuscendo a contenere l’esuberanza del suo presidente, ma per aver fiutato alcune opportunità di politica interna che stanno ridefinendo il partito.
Se ha celebrato Charlie Kirk a settembre, corteggiando l’ala fondamentalista cristiana del partito, ha saggiamente lasciato il campo a Vance alla conferenza annuale di dicembre di «Turning Point», il movimento di Kirk. È l’emblema del vecchio Maga, oggi diviso in varie fazioni, con frange neonaziste, contro i neri, gli ebrei e le minoranze in genere, guidate da Nick Fuentes. Possibile isolarle? Al convegno Fuentes ha definito Vance «grasso, gay e un traditore della razza». E Vance? invece di reagire (non sopporta Fuentes) appunto marcando una linea rossa e isolandoli, per la prima volta ha aperto alla destra estrema: «Non ho portato una mia lista di conservatori da denunciare o da espellere dalla piattaforma…il movimento ha cose ben più importanti da fare che non cancellarsi a vicenda». Una scelta pericolosa e debole, in nome dell’unità del Maga ma non del partito. E non eviterà la sconfitta repubblicana alla Camera alle elezioni del midterm a novembre.
Per questo Rubio era e resta defilato. Se davvero vorrà aspirare alla Casa Bianca del 2028 doveva e deve lasciare al binomio Trump Vance il peso dell’attesa sconfitta politica al midterm. Ma non sarà defilato in politica estera dove, finora, ha tolto in più occasioni le castagne del fuoco per Trump.
Ha parato e deviato le gaffe di Steve Witkoff, è intervenuto in extremis per modificare i 28 punti del piano di pace di Mosca e ha riallacciato un dialogo con l’Europa.
L’operazione Venezuela dipende interamente da lui e dal suo dicastero, con alcune importanti intuizioni: invece del cambiamento di regime a Caracas ha preferito il cambiamento di leadership. Ha tenuto i contatti con la nuova presidente Rodriguez e ha imparato la lezione irachena: far fuori l’intera classe dirigente fu un errore. E quando Trump stava per far crollare tutto con il suo «Il Venezuela lo governiamo noi», Rubio, di nuovo, è apparso come «l’adulto» e ha rimesso tutto in carreggiata riallacciando con Rodriguez.
Partite difficili. Ma se da qui a un anno avrà raccolto successi di politica estera, Rubio potrà riallacciare con la politica interna: ha ottimi rapporti con la comunità ebraica, è fedele a Trump e allineato con la base conservatrice, ma tiene rapporti con i vecchi centristi, soprattutto conta sulla sua base elettorale latino americana.
Basteranno i tre eventi attesi — successo in politica estera, sconfitta Trump/Vance a novembre, la forza della sua base politica interna – a renderlo credibile per la Casa Bianca del 2028? Di certo in Europa è preferibile a Vance. Ma la sua corsa resta in salita. Anche perché fra Rubio e Vance c’è un terzo ingombrante incomodo: Donald Trump Jr. il figlio maggiore del presidente.
Ma veniamo ai sondaggi presidenziali.
Vance resta il numero uno. All’evento Kirk di dicembre ha avuto un 84% delle preferenze e l’ endorsement formale di Erika Kirk. Anche sul piano nazionale è sempre in testa. Lo scorso agosto il suo vantaggio era al 36% delle preferenze con Don Jr ben al 14%, a Rubio andava un misero 7%. A novembre Vance scendeva al 34%, Donald Jr saliva oltre il 20% con Rubio sempre basso stabile. Per il segretario di Stato dunque la partita è difficile, anche perché Vance potrà contare sulle risorse di Peter Thiel e compagni, ma non impossibile se continuerà a giocare al meglio le sue carte, se avrà successo in Venezuela e se, come per tutto, avrà un po’ di fortuna.
7 gennaio 2026
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