
In una camera da letto, un dipinto di Kikuo Saito è appeso sulla testiera su disegno di Wiseman Group come letto e comodini. Applique Canut di Estiluz in nichel opaco
«Adoro Massy: aveva questa grande ambizione e ci ha spinti a fare sempre di più», aveva detto Gehry. Ma la sua decisione di dirigere la costruzione «non ci ha permesso di occuparci di tutti i dettagli», aggiungeva, né di supervisionare il progetto durante l’intero processo, come si fa di solito. Eppure, è una casa totalmente in stile Gehry. Potente e complessa al tempo stesso, la presenza scultorea e lo studio delle relazioni fra i materiali, con lo spazio e con la luce, crea una sinfonia di masse giustapposte, viste suggestive e texture. La struttura di vetro, legno, metallo e mattoni comprende uno degli spazi più raffinati di Gehry, una sala da pranzo realizzata con pesanti colonne lignee, travi di legno curve e vetro: un po’ padiglione, un po’ tenda, in parte antico veliero che diventa un oggetto d’arte moderna. La stanza si affaccia su uno spazio per ricevere al piano inferiore, che si apre su un cortile con giardino, un padiglione indipendente e una piscina. L’enorme casa presenta anche torri in mattoni, una pensilina d’ingresso in vetro, balconi con vista e alcuni tetti in lamiera ondulata, frutto di una conversazione di Mehdipour con Gehry sulle capanne nel suo Iran natale.
Architettura inimitabile
James Hunter e Sadie Darsie di The Wiseman Group hanno collaborato con Paul Wiseman per la ricerca degli arredi e per la progettazione di nuovi pezzi. Mehdipour voleva mostrarsi sensibile all’architettura di Gehry, ma non imitarla, né imitare i suoi mobili. «Volevo che gli arredi e la casa fossero due cose separate: non si doveva emulare Frank in modo troppo evidente», spiega lei. Per la sala da pranzo, Wiseman ha progettato un lungo tavolo in legno con estremità arrotondate, in una finitura scura che si distacca dalle travi in abete Douglas color miele di Gehry, e ha voluto sedie da pranzo in pelle viola per un tocco di colore. The Wiseman Group ha ideato divani, sedie e tavolini, tutti con un certo impatto visivo, per poter reggere il confronto con l’architettura, senza rubarle la scena. In tutta la casa Wiseman ha collocato altri oggetti che potessero dialogare con la struttura: applique di Pierre Yovanovitch, un tavolo da gioco di Pierre Chareau, mobili da esterno di Patrick Naggar, una sedia e un pouf di Jens Risom, lampade da terra vintage italiane. Wiseman ha compreso lo spirito di Gehry, ovvero che, anche se la sua architettura può sembrare un insieme casuale di oggetti scollegati, è tutt’altro. L’opera di Gehry è composta con la stessa precisione di quella di Mies van der Rohe, e altrettanto rigore. Non è minimalista, certo: nella sua complessità è quasi barocca, con un’esuberanza che nasce dalla stessa passione per la ricerca, per l’esperienza sensoriale e per il lato emotivo di ogni architettura. «Ci è voluto molto tempo e molto lavoro di revisione per ottenere il risultato giusto, perché non si può competere con l’architettura di Frank Gehry, ma non si può nemmeno imitarla», spiega Wiseman. «Realizzare questa casa mi ha dato l’opportunità di pensare fuori da quegli schemi che mi hanno fatto sentire a mio agio per 45 anni. Per me questo è stato un momento culminante della mia carriera».