A Minneapolis, a pochi isolati dal luogo dove cinque anni fa l’uccisione di George Floyd accese la miccia del movimento Black Lives Matter, la città torna oggi al centro di una tempesta nazionale.
Una donna di 37 anni è stata uccisa durante un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). C’è un video, le versioni sono opposte e la tensione è altissima.
Secondo il Dipartimento della Sicurezza Interna, un agente avrebbe aperto il fuoco perché la donna avrebbe “usato il veicolo come un’arma” per tentare di investire gli agenti.
Ma il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha smentito duramente questa ricostruzione in una conferenza stampa appena conclusa, definendola senza mezzi termini “bullshits” (stronzate!) e parlando di “uso sconsiderato del potere dei federali che ha portato alla morte di una persona”. Un’accusa frontale, rivolta non solo all’ICE ma anche all’amministrazione di Donald Trump, che in queste settimane ha intensificato le operazioni federali sull’immigrazione.
Agente dell’Ice uccide una donna a Minneapolis (AFP)
L’episodio è avvenuto in un quartiere residenziale di classe media, a circa un miglio dal punto in cui Floyd venne ucciso dalla polizia nel 2020. Centinaia di persone si sono radunate sul posto, scandendo slogan per chiedere agli agenti federali di lasciare la città.
Trump: l’agente dell’Ice ha sparato per autodifesa
“Ho visto il video di quantoaccaduto a Minneapolis. E’ orribile da guardare”: l’agentedell’Ice “ha sparato in autodifesa”. Lo afferma Donald Trumpdifendendo l’agente che ha sparato.
Il sindaco di Minneapolis Jacob Frey ha criticato la sparatoria, definendola l’azione di “un agente che ha usato il proprio potere in modo sconsiderato, con il risultato che una persona è morta, è stata uccisa”.