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Paolo Tomaselli, inviato a Parma
Con un gol per tempo, i nerazzurri conquistano altri tre punti e restano al primo posto in classifica
Con la mira un po’ annebbiata (27 tiri verso la porta del Parma per 2 gol), ma le idee ben chiare in testa, l’Inter sfrutta il mezzo passo falso del Napoli e si presenta allo scontro diretto di domenica con 4 punti di vantaggio. Considerato che dopo 3 giornate, Conte ne aveva 6 in più del debuttante Chivu, il conto è presto fatto: in 15 partite, compreso lo scontro diretto perso al Maradona, l’Inter ha guadagnato 10 punti ai campioni d’Italia, prendendo un ritmo sempre più credibile, in attesa che domani sera anche il Milan faccia la sua mossa.
La sesta vittoria consecutiva dei nerazzurri nel gelo del Tardini non è mai in discussione (il Parma non fa tiri nello specchio della porta), anche se dopo il gol dell’ex Dimarco a fine primo tempo il raddoppio di Thuram — che a Parma è nato — arriva solo all’8’ di recupero della ripresa, poco dopo l’annullamento di una rete di Bonny per fallo di mano dello stesso Thuram. Una certa incapacità di chiudere le partite non è una novità per la squadra di Chivu, ma allo stesso tempo la solidità dei nerazzurri, specie al cospetto delle provinciali, è maggiore rispetto al passato.
Il turnover del tecnico rumeno, necessario con 8 partite in 24 giorni, coinvolge quattro colonne portanti come Bastoni, Barella, Zielinski, Thuram, per cui la differenza rispetto alla sfida dominata con il Bologna si vede. Merito anche del Parma di Cuesta, che difende basso con due linee strette per non dare profondità e prova ad aprirsi quando ha la palla. Nella sfida delle traverse colpite, quella più plateale è dei gialloblu, con Ondrejka che al volo centra in pieno l’incrocio, su cross da sinistra di Valeri, indisturbato. È sempre la fascia destra nerazzurra quella sotto ai riflettori, specie senza Barella: Henrique si applica ma tra lui e Sucic non si capisce chi tra i due è più timido.
A parte l’unico pericolo corso, però l’Inter ha il controllo della situazione: in precedenza era stato Corvi a deviare sulla traversa un tiro di Bisseck, mentre Esposito dopo la mezzora in spaccata a sua volta scheggia la parte alta della porta. La palla giusta per l’Inter, dopo un piattone di Lautaro tra le braccia del portiere, arriva prima dell’intervallo. E all’inizio non è nemmeno buona: il diagonale beffardo di Dimarco su sponda-assist di Esposito che anticipa Del Prato, passa sotto le gambe di Corvi. Ma l’assistente Vecchi segnala il fuorigioco dell’esterno, per cui serve il controllo della Var, che corregge l’errore e fa esultare due volte i nerazzurri: Dimarco va ad abbracciare il preparatore Rapetti, che lo ha aiutato a non essere più «un giocatore da 60 minuti», come ha sottolineato l’azzurro, in polemica con la gestione precedente.
Il dominio nerazzurro aumenta nella ripresa, anche se l’ingresso dei riservisti di lusso non basta a chiudere la partita: l’occasione più clamorosa se la divora Sucic, ma anche Lautaro (a digiuno dopo 5 partite in gol) non è in serata. Thuram, servito da Barella, però allarga il sorriso un attimo prima del gong. Adesso però sul ring arriva la sfida tra pesi massimi. E l’Inter non ne vince da un po’.
7 gennaio 2026 ( modifica il 7 gennaio 2026 | 23:30)
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