di
Francesca Basso

Ma la Casa Bianca avverte: «Tutte le opzioni sono sul tavolo». Cautela di Francia Germania e Polonia

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE 
BRUXELLES – Il governo della Groenlandia e quello danese hanno sollecitato per tutto il 2025 un incontro con il Segretario di Stato Usa Marco Rubio senza risultato, si era lamentata nei giorni scorsi la ministra degli Esteri dell’isola nell’Artico, Vivian Motzfeldt. Ieri Rubio ha annunciato che il meeting si terrà la prossima settimana, al culmine delle tensioni tra Stati Uniti ed Europa per le pretese statunitensi sul territorio autonomo che fa parte del Regno di Danimarca.

Il timore sempre più diffuso è che, se gli Usa sono davvero determinati a raggiungere il proprio obiettivo — «acquisire» il controllo della Groenlandia —, in un modo o nell’altro ci riusciranno perché sarà difficile fronteggiare il principale alleato della Nato, che finora ha garantito la sicurezza in Europa. Se gli Usa però dovessero usare la forza, e la maggior parte degli analisti lo esclude, allora «tutto finisce, compresa la Nato», aveva spiegato con lucidità la premier danese Mette Frederiksen all’indomani delle dichiarazioni incendiarie di Donald Trump.



















































Rubio ha detto ai giornalisti che il presidente Usa mantiene l’opzione di perseguire il suo obiettivo con mezzi militari. Ma ha aggiunto: «Come diplomatico, che è quello che sono ora, e quello su cui lavoriamo, preferiamo sempre risolvere le questioni in modi diversi». C’è dunque grande cautela tra gli europei. «Tutte le opzioni sono sempre sul tavolo per il presidente», ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, aggiungendo che «la prima opzione del presidente è sempre stata la diplomazia». Leavitt ha dichiarato che un potenziale acquisto della Groenlandia da parte degli Usa è stato oggetto di un’attiva discussione tra Trump e il suo team di sicurezza nazionale. I modi per «acquisire» il controllo dell’isola possono essere diversi, oltre alla forza, e forse sono proprio le alternative a preoccupare di più in Europa.

Ieri mattina il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, in vista della riunione con i suoi omologhi tedesco Johann Wadephul e polacco Radoslaw Sikorski, aveva dichiarato a Radio France Internationale di stare lavorando con gli alleati su come reagire se gli Stati Uniti dovessero invadere la Groenlandia e che la questione sarebbe stata discussa nella riunione con gli altri ministri del Triangolo di Weimar. «Vogliamo agire, ma vogliamo farlo insieme ai nostri partner europei», aveva detto alla radio. Una fonte del governo tedesco, citata da Reuters, ha dichiarato che la Germania sta «lavorando a stretto contatto con altri Paesi europei e con la Danimarca sui prossimi passi da compiere riguardo alla Groenlandia». Al termine dell’incontro, in conferenza stampa i ministri hanno difeso la sovranità territoriale della Groenlandia e della Danimarca. Ma si sono espressi con cautela. Wadephul ha ricordato le dichiarazioni di Leavitt, secondo la quale il presidente Trump resta fedele alla Nato, che il ministro tedesco ha definito «la migliore alleanza di difesa che al mondo». Sikorski ha invece evidenziato che le questioni legate «ai territori, alla pace, alla guerra sono di competenza del Congresso degli Stati Uniti» e per questo vorrebbe «conoscerne la posizione sulla Groenlandia».

Da Nicosia, dove si è tenuta l’inaugurazione della presidenza di Cipro dell’Ue, il presidente del Consiglio europeo António Costa ha ribadito che l’Ue «non può accettare violazioni del diritto internazionale, che si tratti di Cipro, America Latina, Groenlandia, Ucraina o Gaza».

7 gennaio 2026 ( modifica il 7 gennaio 2026 | 23:26)