Bologna, 7 gennaio 2025 – Il killer del capotreno Marin Jelenic era stato raggiunto da un provvedimento di allontanamento dallo Stato italiano emesso il 23 dicembre dal Prefetto di Milano dopo che nel capoluogo lombardo era stato trovato in possesso di un coltello da cucina. L’allontanamento deve avvenire entro dieci giorni.
Quando è stato fermato in stazione a Desenzano del Garda Marin Jelenic aveva con sé due coltelli, armi su cui verranno svolti accertamenti per comprendere se si tratti di quella che ha ucciso il capotreno di Anzola Alessandro Ambrosio, la sera del 5 gennaio a Bologna. Lo ha spiegato il capo della squadra mobile di Bologna Guglielmo Battisti, facendo il punto sulle indagini. Il fermato aveva in particolare precedenti proprio per il porto di coltelli. Il fermo “è un punto di partenza” ha detto, ricostruendo come si sia arrivati all’identificazione del presunto aggressore attraverso le immagini di videosorveglianza. E di come è stato seguito negli spostamenti fino a Milano, fino alle 6 di ieri mattina. Su come da lì abbia poi raggiunto Desenzano non è ancora stato chiarito. Si è nascosto subito dopo l’omicidio, per ciò nessuno lo aveva visto.

Aveva acquistato un biglietto per l’Austria
Jelenic aveva acquistato un biglietto per andare da Tarvisio a Villach, al di là del confine austriaco. La partenza era prevista per le 10.30 di ieri mattina. Non era la prima volta che Jelenic passava i confini nazionali: era stato infatti controllato alla frontiera di Trieste il 30 dicembre e il 10 novembre sempre a Tarvisio. Lunedì sera sul treno da Fiorenzuola a Milano il 36enne aveva chiesto in prestito a un passeggero il telefono cellulare, con cui ha tentato invano di fare una chiamata verso un numero croato. Stessa richiesta fatta diverse volte il giorno dell’omicidio. Non si esclude che possa aver domandato di fare una telefonata anche al capotreno ucciso, per motivi ancora da chiarire. Le indagini sono affidate alla squadra mobile e alla Polfer bolognesi.

Da sinistra a destra, l’arrivo di Jelenic all’ospedale di Niguarda nella notte fra il 5 e il 6 gennaio, Marin immortalato dalle telecamere mentre esce dall’ospedale e il viaggio a bordo del tram 4
Ancora non è chiaro il movente. L’udienza di convalida a Brescia
Il capo della Squadra Mobile Battisti ha precisato: “Siamo in piena attività investigativa coordinata dalla Procura di Bologna. Il rintraccio di ieri non è un punto di arrivo, ma un punto di inizio. Dalla sera del 5 gennaio, gli uomini delle Squadre Mobili di varie città – Bologna, Brescia, Piacenza, Pavia – hanno lavorato senza sosta”. ” In 24 ore abbiamo raccolto materiale che generalmente si esamina in qualche mese – ha detto -. Ora abbiamo esigenza di ricostruire sia quella giornata sia quella successiva sia quelle precedenti anche per ricostruire il passato del presunto autore del fatto”.

Jelenic non ha famiglia e vive in strada
Sul movente “siamo in piena attività investigativa, al momento procediamo in tutte le direzioni. Al momento, il fermo è per omicidio aggravato”. Il soggetto “non ha legami con il territorio nazionale, non ha famiglia, vive in strada, non ha un domicilio. Ha svariati precedenti non di particolare rilievo. Ne ha diversi legati al porto di coltelli”. E risulta “un precedente per aggressione al personale ferroviario”.
Rinvenuti due coltelli
L’arma del delitto “non l’abbiamo trovata – prosegue Battisti-. Sul soggetto sono stati rinvenuti due coltelli, saranno svolte le opportune analisi”.
Dopo due ore dell’omicidio quella sera è stato controllato per intemperanze sul treno diretto a Piacenza, viene fatto scendere ma riprende un treno per Milano Rogoredo. Poi va a Milano Centrale e infine viene rintracciato a Desenzano del Garda.

Un unico fendente ha perforato il polmone
Dai filmati sembra che Jelenic stesse seguendo la vittima, che è stata aggredita alle spalle, un unico fendente che ha perforato il polmone. “Non abbiamo un filmato unico, ma parti di filmato, stiamo cercando di ricostruire. Ma sembra non ci fosse una conoscenza pregressa con la vittima”.
Il Siulp di Bologna: “Indegno di un paese civile morire così”
Il Siulp di Bologna è sceso in presidio con gli altri sindacati dopo il tragico omicidio del capotreno, denunciando una vera “emergenza sicurezza” che colpisce chi svolge servizi pubblici essenziali. Il sindacato chiede misure immediate e concrete: installazione di tornelli, barriere automatizzate e body scanner in tutte le stazioni, accompagnate da un rinforzo strutturale degli organici e delle dotazioni di polizia. “È indegno di un Paese civile che si possa morire in queste circostanze o mentre si esercita una funzione pubblica”. Il segretario Pasquale Palma invoca la certezza della pena per gli aggressori e sollecita la riapertura urgente del tavolo in Prefettura con FS e Comune per tradurre le proposte in fatti. Infine, un plauso ai colleghi per la rapida cattura del killer e profondo cordoglio alla famiglia della vittima.