di
Antonella Gasparini e Alberto Zorzi

Sergiu Tarna, 25 anni, è stato costretto con la forza a salire sull’auto ed è stato freddato con uno sparo alla tempia l’ultimo giorno del 2025

Ingannato e costretto con la forza a salire su una macchina, portato da Mestre verso Porto Marghera e scaricato nelle campagne di Malcontenta di Mira dopo un colpo sparato alla tempia. Ha perso la vita così il barman Sergiu Tarna, Sergio per tutti, nato nel 2000 a Nisporeni, in Moldavia e arrivato a Venezia quando era appena un adolescente. Ora però è arrivata la svolta nelle indagini dei carabinieri, coordinate dal procuratore capo reggente di Venezia Stefano Ancilotto e dal pm Christian Del Turco: un uomo sarebbe stato arrestato ed è aperta la caccia ai complici. Bocche cucite degli inquirenti, che però giovedì mattina hanno convocato una conferenza stampa. Stando alle prime informazioni si tratterebbe di S.R., 40 anni, agente della polizia locale di Venezia che per sparare avrebbe usato la pistola d’ordinanza. 

L’esecuzione

Tarna non ha neppure finito l’anno. Il 31 dicembre, mentre tutti si preparavano a fare festa, lui era morto, disteso su un fianco e abbandonato vicino a un canale nell’area tra Fusina e il Vallone Moranzani. È morto per un’esecuzione. Una vendetta, uno sgarro, un’alzata di testa o un accordo non rispettato, nella gerarchia dei ruoli legati allo spaccio mestrino in cui ruotava: forse potrebbe essere stato un debito, magari per droga anticipata per migliaia di euro e non pagata. I militari non hanno però mai chiuso a piste alternative a quella della droga, cercando di capire come si possa essere arrivati a un delitto così brutale. I carabinieri del nucleo investigativo non hanno mollato un giorno indagini e ricerche per far luce sull’omicidio che ha impressionato tutto il Veneziano. Ricostruzione, ricerca e, fondamentali, sono state anche le immagini delle telecamere, che hanno dato prove e indizi. Nel giro di qualche giorno, a partire dalle testimonianze e dai dati dei due cellulari che Tarna aveva ancora in tasca, i militari hanno individuato un’auto, il percorso che ha preceduto l’omicidio e le prove per stringere il cerchio attorno ai responsabili, di cui uno, appunto, sarebbe stato trovato. 



















































Le celle telefoniche

Utilissima è stata proprio l’analisi delle celle telefoniche attivate dai cellulari, che si collegano ogni volta che arriva un messaggio o una notifica. Il barman, finito il turno di lavoro la sera del 30 dicembre, si era visto con un amico nelle vicinanze del locale in cui lavorava, l’Esquina di via Lazzari: poi è arrivata una telefonata che l’ha fatto alzare di fretta, probabilmente per raggiungere chi sarebbe poi diventato il suo aguzzino. È stato caricato in macchina lì vicino ed è stato portato direttamente fino al luogo in cui è stato trovato cadavere.

Rapimento e sparo

Tarna negli ultimi anni aveva frequentato il cuore della movida di Mestre in via Palazzo, conosciuto gente, stretto contatti. È probabilmente da lì che sono nate certe frequentazioni fino a entrare in un giro dove non è riuscito a sbrigarsela, seppur indipendente e abituato ad arrangiarsi in tutto. Voleva sfondare nei bar, aveva fatto il Dieffe a Spinea, la scuola che prepara al lavoro nei locali, e si era lanciato in un mondo di cui ha conosciuto anche il lato più oscuro. Se è salito sull’auto che l’ha portato a morire contro la sua volontà, e verrà accertato, ha subito praticamente un rapimento prima e poi una fine spietata, vivendo tutto attimo per attimo. L’omicida aveva almeno un complice, perciò l’uccisione è stata un agguato: in due – ma non è escluso che fossero anche di più – contro un giovane solo. Non è però stato picchiato, aggredito, ferito, dato che l’autopsia non ha trovato segni di questo tipo sul corpo. È stato ammazzato direttamente con un colpo alla tempia, probabilmente a bruciapelo. I carabinieri sono ancora alla ricerca dell’arma, ma anche del bossolo.


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8 gennaio 2026 ( modifica il 8 gennaio 2026 | 08:22)