Giusi Cenedese, da dove nasce la passione per lo sport e per la pallavolo?

Ho iniziato a giocare a pallavolo quando ero alle scuole medie, dove per merito del Professor Ugazio ho scoperto questo sport e allo stesso tempo ho iniziato a seguire la pallavolo maschile del mio paese, allora avevamo il Candelo ’70.

Da allora è stato amore fedele, come atleta (di basso livello, sigh!!) il mio ruolo era attaccante, ma soprattutto da appassionata. Ho sempre seguito tutto della pallavolo, l’alto livello e le società più piccole del nostro territorio.

Quale è stato il momento più significativo della sua carriera e come ha influenzato il suo percorso successivo?

Avevo da poco smesso di giocare quando, nel 2008, mi venne proposto di diventare Presidente dell’allora Comitato Provinciale Fipav di Biella.

Grazie a quel ruolo ho iniziato a capire cosa vuol dire organizzare ed amministrare lo sport a livello di istituzione, ed è forse quello il periodo che ha influenzato maggiormente il mio cammino da dirigente sportiva.

Frequentare il mondo federale mi ha dato molto, ho avuto modo di capire quanto sarebbe possibile fare per il movimento della pallavolo, sia per le piccole società, sia per le più strutturate.

Lei è una commercialista specializzata in fiscalità dello sport. Come si conciliano la sua passione per la pallavolo e la sua professione e in che modo una alimenta l’altra?

Proprio per questa mia passione, da quanto ho iniziato la professione di commercialista ho sempre prestato la mia consulenza agli enti sportivi.

Ora con la riforma dello sport, che ha completamente rivoluzionato il modo di operare di una società sportiva, specialmente a livello dilettantistico, sono ancora più coinvolta e anche la mia clientela oggi è rappresentata da diverse società sportive.

Essere dirigente sportiva e nello stesso tempo commercialista esperta in questo settore mi aiuta ad avere una visione di lavoro completa. So che oggi le società sono in un momento difficile e cerco di andare oltre la mera applicabilità di una norma, per far si che i problemi che devono affrontare siano soprattutto comprensibili e gestibili dal punto di vista pratico.

Da oltre 15 anni lei è tra gli organizzazione del bear Wool Volley. Che impatto ha sul territorio un evento di questa portata?

Il Bear Wool Volley è un evento che posso definire “patrimonio del biellese”. È una manifestazione sportiva giovanile che coinvolge tutta la pallavolo biellese.

Io sono arrivata al Bear Wool Volley nel 2008 su invito di Ezio Germanetti che tanto ha dato a questo evento, e oggi continuo a lavorare con tutti i volontari per organizzare ogni anno un evento di una portata enorme per il nostro Biellese.

Oggi il Bear compie 21 anni e la reputazione, la bellezza e l’organizzazione del torneo stesso è tutta qui, e ogni anno e sa farsi vedere ed apprezzare.

Ogni anno arrivano a Biella più o meno 1.500 atleti, atleti giovani che si muovono in buona parte con le famiglie e che trascorrono alcuni giorni nel nostro territorio. L’impatto del “turismo a vocazione sportiva” è immenso, l’essenza dello sport unita al benessere del territorio. La bella gioventù che si diverte giocando a pallavolo in un territorio che apre tutte le strutture, dai Santuari, alle colline e fino al basso biellese. Questo è far vivere per tre giorni la forza del nostro territorio. Personalmente, sono molto orgogliosa di tutta la pallavolo biellese che in quei giorni toglie le proprie divise per indossarne una unica, quella del Bear Wool Volley.

Cosa ha significato arrivare ad essere consigliere federale all’assemblea nazionale della FIPAV?

Il mio percorso per arrivare al Consiglio Federale parte da lontano, attraverso la conoscenza di tante società a livello nazionale. Credo sia stata una giusta miscela tra l’essere commercialista esperta nella fiscalità sportiva ed essere dirigente sportiva.

Il mio impegno per raggiungere questo importante obiettivo è durato anni, e nel 2025, durante l’assemblea elettiva nazionale, sono stata ripagata dalla fiducia di chi mi ha votata facendomi arrivare al terzo posto e soprattutto “prima” fra le donne elette.

Quali sono le priorità che intende affrontare come consigliera federale della FIPAV?

Ora il mio impegno è importante, posso dire che ho una visione del sistema sportivo che spero di riuscire a sviluppare, anche se non è facile.

Innanzitutto occorre partire dal basso, creare una “Federazione a misura di società”. Dalle società di base parte il grande lavoro che porta atleti ed atlete alle società di vertice. Bisogna aiutare a sviluppare bene proprio questo lavoro.

L’anno 2025 è stato un anno magico per la pallavolo, due volte campioni del mondo (maschile e femminile) vittorie mondiali che tra l’altro seguono, in ambito femminile, una medaglia d’oro alle olimpiadi di Parigi. Ecco, proprio queste vittorie devono portare linfa al basso per far crescere il movimento della pallavolo che, come ho detto parte senza dubbio dalle società di base.

Quali sono le principali sfide che movimento pallavolistico italiano, soprattutto a livello giovanile e dilettantistico, deve affrontare oggi?

In questo momento, a livello femminile, credo che la pallavolo sia uno degli sport principali, non ha grandi rivalità di altre discipline, e quando ci sono i numeri forse è più facile creare atlete. Diverso è il settore maschile, che ha molti più competitor e conseguentemente meno bimbi e ragazzini che scelgono il volley. Il fenomeno Sinner, soprattutto in Piemonte dove è ben visibile con le ATP Final, è sicuramente un incentivo per il tennis, che in questo momento è molto attrattivo, e comunque rimangono sempre calcio e basket a raccogliere gran parte delle forze maschili. A Biella viviamo anche il fenomeno del Biella Rugby che sta facendo molto bene e raccoglie interesse fra i maschietti.

Ecco, per il settore maschile il lavoro è decisamente più duro ed impegnativo: è necessario creare momenti da condividere sui territori con i grandi campioni mondiali. I campioni portati a scuola o in palestre potrebbero essere da traino per il movimento stesso.

In che modo le società possono migliorare la loro sostenibilità economica in un panorama sportivo in continua evoluzione?

Unire le forze, in questo specifico momento, è sicuramente da considerare per una sostenibilità ed un conseguente crescita.

Il modello società sportiva, come è sempre stato pensato e gestito, ora non riesce più a sopravvivere. Le società devono adattarsi ai tempi che cambiano. Gli sponsor, ad esempio, investono se le società offrono servizi validi, che non sempre sono le vittorie di un campionato. È sicuramente necessario avere una visione più completa e lungimirante per proporre progetti a chi può investire nello sport. Sarebbe anche utile che chi ci governa, nel mettere ordine alle nuove normative in ambito sportivo, pensasse che qualche aiuto in più gioverebbe al movimento.

Ha un sogno che vorrebbe realizzare?

Si, unire tutte le società di pallavolo biellesi e crearne una unica.

L’ho detto prima, solo con l’unione si possono raggiungere determinati traguardi, solo così il Biellese potrebbe ambire ad avere delle categorie superiori dove far vedere la pallavolo di buon livello.

È dai tempi in cui ero Presidente del Comitato Provinciale di Biella che credo in questo progetto, credo che i tempi potrebbero essere maturi, perlomeno per parlarne, anche e soprattutto per creare nuovi dirigenti sportivi che possano crescere questo movimento.

Chissà, a volte a forza di crederci, anche i sogni si realizzano.