di
Giuliana Ferraino
L’accordo preliminare di Ran sharing punta a rendere più rapida, ampia e sostenibile la copertura mobile nei comuni sotto i 35 mila abitanti
Fastweb+Vodafone e Tim hanno scelto la strada della cooperazione per accelerare la diffusione del 5G nelle aree meno popolate del Paese. L’accordo preliminare di Ran sharing annunciato ieri – soggetto alle autorizzazioni del ministero delle Imprese e del Made in Italy, dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato e dell’Agcom – punta a rendere più rapida, ampia e sostenibile la copertura mobile nei comuni sotto i 35 mila abitanti.
Le reti
L’intesa è paritetica e non prevede fusioni. Ciascun operatore mantiene piena autonomia commerciale e tecnologica, ma condivide l’accesso radio alle reti. In concreto, Fastweb+Vodafone e Tim realizzeranno complessivamente circa 15.500 siti entro il 2028: entrambi avranno accesso all’intera infrastruttura, mentre la gestione operativa sarà ripartita a metà (7800 siti a testa), così come saranno divise le Regioni da sviluppare 10 per ciascuno). L’obiettivo è evitare duplicazioni, ridurre i costi di implementazione, contenere l’impatto ambientale e velocizzare i tempi di copertura, in una fase in cui la sostenibilità economica degli investimenti è diventata una variabile cruciale per l’industria delle telecomunicazioni.
In Borsa
Il mercato ha colto subito il significato industriale dell’intesa. Tim ha guadagnato il 5,8% a 0,55 centesimi in Borsa, ai massimi da gennaio 2020, dopo l’annuncio. Mentre Inwit – potenzialmente esposta alla minore domanda di nuove installazioni – ha chiuso sostanzialmente invariata (+0.064% a 7,82 euro).
La ricerca di efficienze nello sviluppo del 5G era una priorità per il management di Tim e questo l’accordo può alleggerire la pressione sui costi energetici e sugli affitti delle torri, cresciuti dell’11% annuo tra il 2020 e il 2024, ricorda Equita. Inoltre, la condivisione degli investimenti migliora i ritorni sul capitale senza presentare, allo stato attuale, criticità antitrust rilevanti, sottolinea Intermonte.
I comuni
Sul piano industriale, l’operazione risponde a uno dei nodi strutturali del 5G italiano: portare una tecnologia ad alte prestazioni in territori a bassa densità abitativa, dove lo sviluppo «stand alone» perciò è particolarmente costoso. Nel perimetro dell’intesa rientrano infatti solo i comuni sotto i 35 mila abitanti, che rappresentano però il 60% del territorio nazionale. Si tratta di aree dove la copertura 5G oggi è meno omogenea e dove i costi di realizzazione per singolo utente sono più elevati. La condivisione delle reti consente invece di liberare risorse per nuovi investimenti e di estendere più rapidamente la copertura, migliorando qualità del servizio e inclusione digitale per famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni locali.
La cooperazione ricalca modelli già adottati in altri Paesi europei e si inserisce negli obiettivi del decennio digitale dell’Unione. Ora la parola passa ai regolatori.
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8 gennaio 2026
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