C’è un filo neanche troppo esile che tiene insieme Crans Montana e Trumpòn Bolivar, i due sconquassi con cui il nuovo anno si è presentato sulla scena. 
Si tratta dell’avidità
Siamo persone di mondo: il denaro non è lo sterco del demonio, ma la precondizione di una vita libera e dignitosa. Lo stesso però non può dirsi del suo eccesso

Era per bramosia di guadagnare ancora di più che i proprietari del bar andato a fuoco avevano ampliato gli spazi adibiti al pubblico, riducendo quelli riservati alla sicurezza. Ed era per paura di perdere qualche briciola dei loro già sostanziosi incassi che avevano chiuso a chiave l’unica uscita di sicurezza, affinché nessuno potesse servirsene per darsela a gambe senza pagare.



















































Il Trump che utilizza metodi da predone in Venezuela e minaccia di replicarli in Groenlandia si ispira a una logica simile, ovviamente su vasta scala. L’enorme ricchezza che possiede come individuo e come nazione non gli basta. Vuole anche quella che giace sotto la terra altrui e va a prendersela senza più schermarsi dietro le paroline magiche «libertà» e «democrazia» con cui i prepotenti del passato si sforzavano di nobilitare le spoliazioni. Forse perché l’uditorio a cui si rivolgevano credeva ancora in certi valori o quantomeno desiderava illudersi. Trump invece è convinto che oggi per tutti – tranne una frangia di disadattati che lui chiama «perdenti» – il denaro sia l’unica cosa che conta. E, guardando i proprietari del bar di Crans Montana, verrebbe da dire che non si sbaglia. 

8 gennaio 2026, 06:45 – modifica il 8 gennaio 2026 | 07:56