Cosa c’è di più interessante che guardare crescere giovani esseri umani fenomenali a giocare a calcio? Come ogni gennaio, su UltimoUomo, abbiamo raccolto i migliori cinquanta giovani da seguire nell’anno appena cominciato. Abbiamo fissato come annata massima il 2006 ed escluso dalla lista i più celebri di loro: Karl, Estevao, Lamine Yamal, Camarda, Cubarsì, Rodrigo Mora, Mastantuono. La lista uscirà in cinque puntate e questa è la terza. Qui trovate la prima parte, qui la seconda.

JOSÉ NETO, 2008, BENFICA (PORTOGALLO)
Impossibile, vedendolo giocare, immaginare che José Neto non abbia ancora 18 anni. È un terzino sinistro solido, disciplinato, intelligente. Non cala di concentrazione, ha pochi fronzoli, sa già usare il corpo con furbizia per proteggere palla, mandare fuori tempo i marcatori, usare a suo vantaggio il limite della riga laterale – come richiede la tecnica dei terzini. Mourinho si fida di lui, e non è poco. Lo ha fatto esordire in Champions League contro il Napoli e ai microfoni il tecnico ha dichiarato: «José Neto farà la storia».

Neto ha davvero l’aria del terzino normale, e quindi con sfumature vintage, ma guardandolo bene ci si accorge che quello che fa è piuttosto eccezionale: sovrapporsi sempre con i tempi giusti, capire quando portare palla e quando giocare veloce. I suoi cross non rubano l’occhio, ma sono eseguiti sempre al momento giusto. Difensivamente non viene mai superato, tecnicamente le sue posture sono impeccabili. Un giocatore già pronto.

BRUNO DURDOV, 2007, HAJDUK (CROAZIA)
La generazione d’oro della Croazia sembra ormai essere esaurita e il ricambio generazionale si è fatto presente, inevitabile, nell’ultimo Europeo dove pure la Croazia ha perso all’ultimo con un’Italia a dir poco crepuscolare. A centrocampo sono emerse nuove leve come Petar Sucic, in difesa c’è il diciottenne Luka Vuskovic e comunque a centrocampo c’è ancora un totem di qualità come Mateo Kovacic. In attacco invece il peso offensivo è ancora sulle spalle del 36enne Ivan Perisic e delle due punte 34enni Andrej Kramaric e Ante Budimir. Il talento giovane e sfacciato di Bruno Durdov sembra essere in grado di poter dare un futuro in attacco alla nazionale croata, quantomeno sulla fascia destra offensiva dove opera il 18enne di Spalato.

Ora l’hype sembra essersi sulla Norvegia, ma per anni il grande bacino tecnico d’Europa è stato in Croazia. Durdov sembra ricalcare la grande tradizione balcanica. Ala destra a piede invertito, Durdov ha una tecnica nello stretto tale da poter dribblare davvero in un fazzoletto e ha nel repertorio una sequenza di trick veramente variegata, tra cui la cosiddetta Ronaldo chop spesso usata dal suo connazionale Ivan Perisic. Non è molto alto, ma il suo baricentro basso e una certa forza atletica gli permettono di resistere facilmente ai contrasti anche di calciatori più prestanti.

È nato per poter produrre video del genere.

Durdov è bravo a giocare anche con il destro, con cui crossa benissimo, ma è ancora un po’ acerbo in fase di finalizzazione. In generale non si è ancora imposto tra i titolari dell’Hajduk Spalato, ma è solo una questione di tempo prima che attiri gli occhi degli scout europei appena riuscirà ad entrare fisso negli undici titolari del club croato. L’archetipo dell’esterno dribblomane è uno dei più ricercati sul mercato europeo e Durdov ha una sensibilità tecnica rara da trovare in un giovane di 18 anni, anche se non è ancora concreto.

DESTINY ELIMOGHALE, 2009, JUVENTUS (ITALIA)
Destiny Elimoghale sembra un predestinato, quel tipo di giocatore che il calcio italiano non vede da un bel po’. A 16 anni nei giorni scorsi si è allenato con la prima squadra e praticamente da sempre gioca parecchio sotto età. In questa stagione è aggregato con la Primavera ma per lui è già previsto un futuro prossimo in Next Gen e poi chissà.

Questo perché è difficile non rimanere intrigati dalle sue qualità. A 16 anni è raro vedere un giocatore già così maturo. Elimoghale ha tutto quello che serve per spiccare nel calcio di oggi: un fisico longilineo ma potente che gli permette di volare in transizione, una tecnica elegante e pulita, un buon senso per il dribbling e visione di gioco.

Finora ha giocato prevalentemente come ala, per sfruttare le accelerazioni e le lunghe progressioni che lo rendono imprendibile per i pari età. Partendo da sinistra, comunque Elimoghale non è un giocatore monodimensionale da binario, ma anzi ama entrare dentro il campo per partecipare al gioco. Nel suo futuro, chissà, potrebbe esserci anche un cambiamento di ruolo, magari da mezzala o trequartista, anche perché non è velocissimo. Più che un giocatore da ruolo preciso, Elimoghale sembra uno di quei talenti che hanno bisogno di stare nell’ultimo terzo di campo e creare pericoli. La Juventus lo aspetta e il tempo è dalla sua parte. La crescita di Elimoghale sarà importante anche per la Nazionale del futuro: giocatori così, dalle nostre parti non ce ne sono.

LUKA TOPALOVIC, 2006, INTER (SLOVENIA)
La Slovenia sembra benedetta dal talento sportivo in questi anni e Luka Topalovic potrebbe essere il prossimo nome (anche se può rappresentare anche la Croazia). A 15 anni ha firmato il primo contatto, a 16 ha esordito tra i professionisti con il Domzale, a 17 è finito nel listone del Guardian e a 18 è andato all’Inter, dopo una cinquantina di partite giocate tra i grandi. Qualche settimana fa, a 19 anni, infine, ha esordito in Serie A.

In questa stagione si sta mettendo in mostra in Serie C con l’Inter Under-23 con cui ha già segnato 4 gol. Teoricamente, più che segnare, il suo ruolo è quello di far segnare: Topalovic è un centrocampista con fisicità, dinamismo e grande visione di gioco (è anche a 3 assist in campionato).

La sua facilità di calcio e la confidenza con il pallone tra i piedi sono abbastanza impressionati, soprattutto quando deve difendersi dal pressing. Ma Topalovic ha buone qualità anche senza palla, in interdizione e negli intercetti, pur senza avere un fisico ancora molto sviluppato. La sensazione è che siamo davanti a una bella mezzala offensiva.

RAYAN, 2006, VASCO DA GAMA (BRASILE)
Rayan Vitor è entrato nel settore giovanile del Vasco da Gama a sei anni, anche grazie ai legami familiari con il club: il padre Valkmar è un ex giocatore del club, mentre la madre era impiegata nel dipartimento degli sport acquatici. A 11 anni sembra avesse segnato già quasi 300 gol, a 16, invece, ha esordito in prima squadra. Oggi è uno dei talenti brasiliani più ambiti, dopo un 2025 da 15 gol. 

Rayan è un’ala destra che sembra arrivare da un calcio del futuro: alto, gambe lunghe, corsa potente, ma con una tecnica sorprendentemente pulita. Già oggi, prima ancora di compiere vent’anni, è a suo agio nei duelli fisici con gli avversari, ma allo stesso tempo riesce a essere leggero e coordinato in velocità e preciso sotto porta. Questa completezza tra tecnica e fisico lo rende un attaccante molto duttile: Rayan può giocare anche al centro dell’attacco o accanto a un prima punta, anche grazie a una notevole intelligenza tattica con e senza palla. In Brasile dicono che Ancelotti stia pensando di portarlo nella Nazionale maggiore, nonostante la tanta concorrenza nel ruolo. Anche in Europa c’è la fila per prenderlo: i costi sono però proibitivi.

SELTON SANCHEZ, 2007, ATHLETIC CLUB (SPAGNA)
Selton Sanchez non solo gioca per l’Athletic Club ed è nato e cresciuto nei Paesi Baschi, ma ha anche forti geni brasiliani e un modo di giocare a calcio più sudamericano che spagnolo. A dieci anni viene preso dall’Athletic dalla squadra del quartiere di Durango (Viscaglia) dove giocava, e il suo primo rigore in maglia biancorossa lo mette sotto al sette, tirandolo di rabona. E in tutto questo ha anche una parentela di peso, più precisamente suo cugino, che è niente meno che Roberto Firmino, l’ex punta di Liverpool e Hoffenheim, giocatore dall’aura debordante.

Selton, però, non è una punta, ma un centrocampista piuttosto raffinato. Soprattutto, a soli 18 anni ha una comprensione e sicurezza nei suoi mezzi che fa davvero invidia. E non potrebbe essere altrimenti per un giocatore che ha iniziato il 2025 nella terza squadra del Bilbao, il Baskonia, e ha bruciato le tappe giocando molto poco nel Bilbao Athletic ed esordendo prima in Champions League con il Newcastle e poi direttamente da titolare in Liga contro il Real Oviedo, e anche lì non ha avuto paura di tentare una rabona, per lo stupore dei suoi compagni di squadra in tribuna.

Un piccolo speciale del suo esordio in Liga, a testimonianza di quanto hype si porti dietro.

Selton ha un fisico longilineo ed è discretamente alto (1.85), e nel suo modo di toccare la palla e pensare il calcio è troppo “irregolare” per un centrocampista spagnolo. Impiegato spesso come regista per le sue capacità di disimpegnarsi nello stretto, Selton interpreta il ruolo in maniera abbastanza creativa e verticale, e appena è possibile tenta passaggi anche molto rischiosi per provare a tagliare le linee. Valverde ha provato a usarlo sia come trequartista che come ala sinistra. Non ha un passo eccezionale ma compensa con una grande agilità che sembra davvero farlo danzare sulla palla.

L’Athletic Club al momento sta costruendo una squadra giovane e di livello. Tra il fenomeno 23enne Nico Williams, l’estroso 25enne Oihan Sancet, il 22enne Mikel e lo sfortunato 24enne Prados (fuori per il crociato fino a fine stagione), tutti questi uniti alle certezze Unai Simone e Inaki Williams. Selton potrebbe aggiungersi e dare ulteriore qualità al centrocampo dei baschi.

ALVARO MONTORO, 2007, BOTAFOGO (ARGENTINA)
A cavallo tra giugno e luglio del 2025 il Vélez Sarsfield ha perso non uno, ma due Montoro: i due fratelli, tucumanos di Concepción, hanno lasciato il Fortín per trasferirsi rispettivamente al Racing Molenbeek in Belgio (Francisco, classe 2004) e al Botafogo di Davide Ancelotti (Álvaro, classe 2007). 

Se il passaggio di Francisco per la prima squadra era stato irrilevante (6 minuti in Primera e 3 in Copa Argentina), al contrario quello di Álvaro andrebbe definito dirompente: Guillermo Schelotto non l’ha soltanto inserito in pianta stabile in prima squadra, dove ha trovato spazio soprattutto quando il suo 4-3-3 prevedeva una coppia di trequartisti più che due ali larghe, ma gli ha anche consegnato la maglia numero 10, lo stesso numero che Placente gli ha chiesto di indossare nella Selección U20, e si sa quanti ne ha bruciati, la diez. Più del petrolio e dell’orgoglio, come diceva quello.

Montoro è un diez moderno, più mezzapunta che enganche puro, che spesso si allarga per ricevere e puntare l’uomo (ha più volte dichiarato che il suo idolo è il Cristiano Ronaldo del Manchester United) ma che in ogni caso diventa davvero devastante quando si piazza tra le linee avversarie e crea superiorità con cambi di direzione sferzanti o primi controlli spiazzanti.

Ad aprile scorso Álvarito è diventato il più giovane calciatore del Vélez ad andare a segno in Libertadores, peraltro in una gara delicata contro il Peñarol e in pieno recupero.

Grande amante dell’esterno, che usa per girare su se stesso in croquetas iniestiane che spesso inscena tanto quanto per tagliare linee di passaggio visionarie, non c’è da stupirsi che il Napoli lo abbia a lungo inseguito vedendo in lui la stessa capacità di spezzare le partite che aveva Kvara.

E invece se l’è aggiudicato il Botafogo, fresco campione di Libertadores, che un diez dal Vélez lo aveva già ereditato, Thiago Almada, e non era andata per nulla male.Una volta approdato in Brasile Álvarito ha subito ripagato, con maturità, la fiducia che gli ha accordato Ancelotti. Ha esordito nel Mondiale per Club contro il PSG, ha trovato spazio anche contro Atletico Madrid e Palmeiras, ma soprattutto si è visto includere nella formazione titolare del Fogão praticamente da subito, più defilato sulla fascia sinistra di quanto avesse mai giocato, ma non per questo meno a suo agio. In quella posizione, anzi, ha trovato la sua sublimazione, segnando già 3 gol in 16 partite. L’ultimo, contro il Fortaleza, è veramente una perla e ve lo regalo così, come se fossimo seduti insieme sulle gradinate dello Stadio Olimpico Nilton Santos

Álvarito Montoro rientra nella nouvelle vague delle declinazioni di diez argentino: elettrico, defilato, disequilibrante. Però, allo stesso tempo, incarna anche l’archetipo del calciatore duttile, versatile, responsabile. Se il futuro argentino passa per questi sentieri, son sentieri tanto rassicuranti quanto entusiasmanti, c’è da dire.

WISDOM MIKE, 2008, BAYERN (GERMANIA)
Negli ultimi anni il Bayern Monaco è diventato una fucina di talenti di primissimo livello. Hanno sviluppato una capacità di monitorare e portare nella propria accademia tutti i migliori giovani tedeschi e anche con Wisdom Mike è andata così: il Bayern ha investito oltre 300 mila euro quando aveva 13 anni per portarlo nel proprio campus.

Soldi ben spesi? Sembra di sì. Quattro anni dopo Wisdom Mike è alle porte della prima squadra, con un percorso simile a quello di Lennart Karl, con cui ha diviso il percorso giovanile. Mike è un’ala sinistra elettrica e propositiva. Ogni pallone che riceve può diventare un dribbling o un taglio dentro al campo. Il baricentro basso gli permette una grande frequenza nello stretto, ma nelle sue conduzioni non manca una certa fluidità che lo rende meno propenso agli errori e le palle perse. È destro, ma ha una buona confidenza nel arrivare sul fondo e crossare forte e teso con il piede debole. Nelle giovanili ha segnato tantissimo, il che evidenzia una buona confidenza con la porta, ormai fondamentale anche per gli attaccanti esterni. Insomma, il Bayern Monaco sembra aver trovato il modo di intercettare i migliori calciatori tedeschi ancora giovanissimi, senza poi dover spendere milioni e milioni di euro per portarli in Baviera. Wisdom Mike sembra il prossimo, in una squadra dove le ali offensive hanno sempre avuto un ruolo importantissimo.

VICTOR FROHOLDT, 2006, PORTO (DANIMARCA)
A 19 anni, Victor Froholdt è il giocatore di movimento con più minuti giocati nel Porto di Farioli. Di lui l’allenatore italiano ha detto che «ha un “serbatoio” più grande degli altri». E a vederlo giocare si nota. Froholdt è di quei centrocampisti che sembrano stare ovunque, con un’energia e una resistenza da mezzofondista. Froholdt aiuta in difesa, aiuta in attacco, col suo fisico e le lunghe leve è abile anche nel portare il pallone da un punto all’altro del campo. Ha buona tecnica, inserimento, grinta, fisico. Può segnare di destro e di testa, cercare l’ultimo passaggio, seppure non abbia una visione di gioco da trequartista.

Il Porto lo ha comprato in estate per 20 milioni dal Copenaghen e c’è da giurare che lo rivenderà almeno al doppio. A stupire è anche la maturità con cui si è calato nel ruolo di titolare nel Porto e nella Nazionale danese, come se fosse normale esserlo ancora prima di compiere 20 anni. Froholdt non è uno di quei centrocampisti che possono controllare il ritmo della partita, su cui costruire una squadra, ma sicuramente nei prossimi anni farà le fortune di qualcuno (Premier League?) come sta facendo quelle del Porto oggi.

CHRISTIAN COMOTTO, 2008, SPEZIA (ITALIA)
Se la precocità di Camarda si è presa tutti i riflettori, Christian Comotto sta avendo un percorso simile. In estate il Milan, dopo averlo portato in tournée, si è reso conto che era “troppo pronto” per il Milan Futuro. Il risultato è stato un prestito allo Spezia in Serie B. Comotto non sta giocando molto (237 minuti divisi in 8 presenze) ma sicuramente è un tipo di esperienza che gli farà bene.

L’ex allenatore dello Spezia D’Angelo era perplesso dal suo arrivo, ma poi ha ammesso di aver «sbagliato valutazione: al secondo allenamento andava a contrasto con giocatori enormi come Wiśniewski, Cassata o Esposito». Comotto è di quei giocatori che ancora prima di fare 18 anni sono già fisicamente e mentalmente maturi, che giocano, come si dice, “come se avessero 30 anni”. Non certo un male per il suo ruolo: Comotto è un centrocampista “box-to-box”, a suo agio in tutti i compiti: che si tratti di recuperare il pallone, di condurlo in avanti o di provare il passaggio finale.

A colpire è soprattutto quanto sembra tatticamente nato per giocare in mezzo al campo: raramente è posizionato male o si trova in difficoltà nel fare una giocata o capire lo sviluppo di una azione. Deve ovviamente migliorare un po’, atleticamente, di intensità e nella capacità di giocare nello stretto. Diamo tempo al tempo però.