Cosa c’è di più interessante che guardare crescere giovani esseri umani fenomenali a giocare a calcio? Come ogni gennaio, su UltimoUomo, abbiamo raccolto i migliori cinquanta giovani da seguire nell’anno appena cominciato. Abbiamo fissato come annata massima il 2006 ed escluso dalla lista i più celebri di loro: Karl, Estevao, Lamine Yamal, Camarda, Cubarsì, Rodrigo Mora, Mastantuono. La lista uscirà in cinque puntate e questa è la terza. Qui trovate la prima parte, qui la seconda, qui la terza.
MAX DOWMAN – 2009 – ARSENAL (INGHILTERRA)
I tifosi dell’Arsenal parlano di Max Dowman da quando ancora stava alle medie. E come potete immaginare non senza entusiasmo: Dowman è considerato un talento generazionale e le sue azioni da un paio di anni vengono postate con superlativi sui social e religiosamente passate nelle chat private. Per come Dowman si muove elegante per il campo con la palla incollata al piede nonostante le grandi falcate, dribblando a testa alta, il fisico slanciato con le spalle larghe e i capelli scuri mossi, sembra di rivedere il giovane Kakà. Gli avversari sembrano non riuscire mai ad anticiparlo e lui ha la capacità di uscire indenne dai contrasti, dalle palle contese, di apparire sempre in controllo della situazione. Lui parte alto a destra, ma si muove dentro il campo a giocare incurante della marcatura, sa di poter battere l’uomo quando vuole o di poter lanciare un compagno in porta a piacimento. A quindici anni già sembra di un altro livello rispetto al calcio giovanile e il manifesto della sua superiorità in questo senso è il gol segnato al Bayern Monaco in Youth League – un’azione in cui sembra fatto di una materia diversa rispetto agli altri in campo nonostante sia di gran lunga il più giovane.
Ad agosto è arrivato anche il suo attesissimo debutto in prima squadra: Max Dowman con 15 anni e 303 giorni è diventato il più giovane titolare della storia della Premier League e a novembre con 15 anni e 308 giorni il più giovane debuttante della storia della Champions League. A 14 anni e 258 giorni Dowman era già stato il più giovane esordiente della Youth League (che ricordiamo è la competizione per gli Under 19) e il più giovane ad aver segnato un gol nella competizione nella stessa partita. Dopo avergli fatto assaggiare il campo per capire che il suo livello è già da prima squadra, Arteta ha dovuto muoversi col freno a mano tirato per evitare che l’entusiasmo della piazza lo travolgesse, facendolo andare solo in panchina e evitandogli il contatto coi media. Ma il semplice fatto che Dowman ha mostrato di poter già stare senza problemi in campo nell’Arsenal che prova a vincere tutto, ci dice che le aspettative su di lui erano ben riposte. L’accademia dell’Arsenal sta vivendo un periodo d’oro e Mikel Arteta sta piano piano inserendo i talenti migliori in prima squadra con ruoli sempre più importanti. Dowman probabilmente è il prossimo sulla lista: il 2026 dovrebbe essere l’anno in cui lo vedremo in campo con continuità.
RYUNOSUKE SATO – 2006 – FC TOKYO (GIAPPONE)
Per il movimento calcistico più competitivo d’Asia gli sguscianti rifinitori dal baricentro basso, dal controllo palla sopraffino e duttili tatticamente sono diventati uno dei prodotti da esportazione prediletti del calcio europeo. L’ultimo nome in tal senso è quello di Sato. La prima cosa che si può notare è proprio come il pallone non sembra mai sfuggirgli dal controllo, anche nei dribbling in velocità o sotto pressione, dov’è abituato a girare su se stesso per sfuggire all’intervento avversario. L’assenza di un primo passo bruciante e la struttura fisica ancora leggera possono portarlo a subire la fisicità avversaria, ma Sato raramente sbaglia la lettura col pallone, dove alterna momenti in cui è più associativo ad altri in cui mostra filtranti con una bella dose di ambizione.
Cresciuto nelle giovanili del Tokyo, una volta affacciatosi al calcio dei grandi, è stato girato in prestito al Fagiano Okayama. La stagione in prestito è stata per lui formativa sotto ogni aspetto, dal doversi adattare a diversi ruoli (tra cui esterno a tutta fascia sia a destra che a sinistra, anche se la sua zona di ricezione ideale è al centro della trequarti) al semplice fatto di dover giocare contro dei professionisti. Ne è uscito fuori un giocatore determinato con e senza palla, coraggioso nelle scelte e in grado di fare la differenza per una squadra altrimenti decisamente a corto di talento. Sato ha chiuso con 6 gol e la vittoria del premio di miglior giovane della stagione della J.League, con la ciliegina sulla torta dell’esordio in Nazionale maggiore. Nel 2026 giocherà la prima e molto probabilmente ultima stagione da titolare per il Tokyo prima di essere esportato in Europa.
NATHAN DE CAT – 2008 – ANDERLECHT (BELGIO)
È sempre bello vedere un giovane essere umano così a proprio agio a gestire il gioco al centro del campo. Nathan de Cat, con i tratti marcati e i capelli biondastri elettrici, ha già un ruolo importante nelll’Anderlecht. A febbraio ha esordito in Europa contro, a maggio ha segnato il primo gol tra i professionisti. È freddo, lucido, pulito. Gioca con chiarezza di idee e lindore tecnico. A volte tende un po’ allo scolastico ma con l’età potrebbe decidere di prendersi più rischi. La scorsa stagione si è preso timidamente spazio nelle rotazioni della squadra, mentre in questa è diventato titolare. Nel settore giovanile era abituato a fare da vertice basso dei tradizionali 4-3-3 delle accademie belghe mentre ora sta giocando in una coppia di mediani. Ha un fisico pesante, è alto un metro e 92 e non è certo dinamico, ma compensa con le letture, già di alto livello anche sul piano difensivo.
De Cat è già uno di quei giocatori a cui affidare il pallone è una certezza. Dopo Scifo, Tielemans, Veermeren, l’Anderlecht sembra aver trovato un altro regista fenomenale.
DRO FERNANDEZ – 2008 – BARCELLONA (SPAGNA)
Si racconta che al colloquio per diventare allenatore del Barcellona, Hansi Flick si sia presentato con un dossier contenente tutti i migliori prospetti della Masia e un progetto di sviluppo per ognuno di essi. Effettivamente fin dal primo giorno Flick ha puntato tantissimo sui talenti delle giovanili culé e con l’andare avanti dei mesi ha via via scremato quelli su cui vede il futuro più roseo in ottica prima squadra. Tra questi in estate è emerso Dro Fernandez, detto semplicemente Dro.
Arrivato dalla Galizia per entrare nella Masia a 14 anni, ha conservato il caratteristico accento delle sue zone, nonostante sia anche per metà filippino da parte di madre. Supera i 180 centimetri e più che il pigro paragone con Iniesta in quanto mezzala sinistra offensiva dal controllo palla elegante, per lo stile di gioco verticale e dal gesto barocco ricorda più Mesut Özil. Dai minuti in campo questa stagione si è visto che al momento non è ancora pienamente in grado di reggere i ritmi di gioco imposti dalla prima squadra. A livello giovanile è un giocatore abituato a dettare i ritmi di gioco sulla trequarti, sia con combinazioni sullo stretto che con i cambi di gioco o le verticalizzazioni, ed è immaginabile possa farlo anche con i grandi una volta che avrà superato il gap atletico che lo divide dai professionisti. Sull’aspetto tecnico non c’è alcun dubbio, già ora è uno che brilla in allenamento pure in prima squadra per la pulizia e l’eleganza del gesto, oltre che per la creatività. Solo la grande abbondanza di talento offensivo ha frenato Flick dal puntare su di lui in maniera ancora più decisa, intanto Dro ha restituito la fiducia ricevuta facendo assist al debutto in Champions League.
JUSTIN LERMA – 2008 – INDEPENDIENTE DEL VALLE/BORUSSIA DORTMUND (ECUADOR)
Justin Lerma si è inserito tanto nella squadra in cui gioca, l’Independiente del Valle, quanto in questa rubrica sui giovani nel posto precedentemente occupato da Kendry Páez: talenti ecuadoriani ancora acerbi ma già scintillanti, magari ancora un po’ troppo legati a giocate istintive e a colpi ad effetto, ma profondamente adamantini. Rispetto a Páez, però, Lerma sembra avere addirittura qualcosa in più: forse dipende dalla struttura fisica, da quelle lunghe leve, dalle braccia ampie che lo fanno sembrare un rapace che plana sulle Ande.
In fondo stiamo sempre parlando di un ragazzo che quando ha iniziato ad allenarsi con la prima squadra non aveva neppure sedici anni, e che nel giro di un anno ha esordito sia in Libertadores che nella Serie A ecuadoriana, iscrivendosi nella lista elitaria dei Moises Caicedo, dei Piero Hincapié e dei Willian Pancho. Eppure.
Justin Lerma non è solo fenomenale dal punto di vista fisico e atletico: è anche a un livello tecnico così avanzato che quando ondeggia per il campo, indiavolato e leggiadro come un demone, in mezzo ai suoi coetanei sembra appartenere semplicemente a un’altra dimensione, giocare un altro sport. Poi che c’entra: a un certo punto da bordo campo spariranno palme e mangrovie, gli skyline della città sostituiranno i crinali dei vulcani, e le pressioni si faranno inevitabilmente maggiori. Ma con quel fisico, quella tecnica e inserito in un contesto formativo adeguato Lerma può diventare davvero uno dei centrocampisti più brillanti del futuro.
In Ecuador se lo godranno ancora per un semestre: poi, al compimento dei 18 anni, diventerà un giocatore del Borussia Dortmund, che se lo è assicurato già due anni fa, fatto già di per sé molto eloquente non solo del lavoro di scouting che fa il Borussia, ma soprattutto della capacità di plasmare prospetti interessanti per i grandi palcoscenici dell’Independiente del Valle.
KONSTANTINOS KARETSAS – 2007 – GENK (GRECIA)
Ci eravamo lasciati lo scorso anno chiedendoci se alla fine Konstantinos Karetsas avrebbe scelto di rappresentare il Belgio, nazione in cui è nato e in cui ha iniziato a giocare a calcio, oppure la Grecia, patria dei suoi genitori. Alla fine il talento del Genk ha scelto la selezione ellenica, con cui ha già segnato 3 gol in 9 presenze (a meno di 18 anni, che ha compiuto solo a novembre, ricordiamo), nonostante il suo impatto non sia comunque bastato a qualificarsi per i Mondiali.
Poco male, perché di trascinare la sua Nazionale Karetsas avrà ancora tante occasioni. Sembra a tutti gli effetti un giocatore destinato a diventare il fuoco creativo delle squadre in cui giocherà. La garanzia più grande, in tal senso, è la qualità del suo mancino: i suoi cross a rientrare, a volte, sembrano entrare in porta da soli. Così come certe sue punizioni indirette e certi suoi calci d’angolo.
Al momento Karetsas agisce da ala destra, posizione che gli permette più facilmente di fare ciò che gli riesce meglio: traversoni a giro e tiri sul secondo palo dopo essere rientrato sul sinistro. Peraltro, non disdegna di usare il destro, quindi a volte può anche provare a puntare il fondo. Tuttavia, l’impressione è che dalla fascia sia un po’ limitato e che prima o poi si sposterà al centro. Non ha grandi picchi di velocità e in un campionato di livello più alto potrebbe dribblare di meno rispetto ad ora. Al centro, invece, potrebbe far valere la sua qualità purissima nello stretto e il suo senso associativo. Portare quel mancino vicino al limite, poi, significherebbe, probabilmente, favorirebbe le sue qualità balistiche. La qualità di Karetsas è chiara a tutti. Viste le sue caratteristiche, però, non è ancora chiaro dove e come potrà svilupparsi. Nel frattempo non resta che goderselo con le maglie di Genk e Grecia.
WANG YUDONG – 2006 – ZHEJIANG (CINA)
Tra i vari motivi per cui il calcio cinese fatica a decollare c’è l’assenza di talenti trainanti di alto livello. Se la situazione della Nazionale è ormai tragica rispetto alle rivali regionali Giappone e Corea del Sud, neanche a livello di singoli è riuscito ad emergere qualcuno in grado di giocare per una squadra di buon livello europea, e non solo per questioni di sponsor. L’ultimo giocatore che dopo aver dominato in patria ha provato il salto in Europa è stato Wu Lei, visto per un triennio all’Espanyol con proprietà cinese, risultando però più che altro un giocatore di complemento, un attaccante di corsa e abnegazione. Con Yudong però è finalmente è uscito un attaccante che alla rapidità abbina una buona tecnica, soprattutto ambizioso nelle azioni, che si dichiara fan di Neymar (anche se il paragone giusto sembra più con Martinelli). Un giocatore che sembra avere tutto per affermarsi come il talento cinese di riferimento, che può avere anche ambizioni di fare bene in Europa. Si parla infatti di diverse squadre della Bundesliga, da sempre all’avanguardia nello scouting asiatico, che vorrebbero provare a prenderlo già a gennaio.
Yudong è un attaccante esterno che gioca a piede invertito, che ama alternare movimenti in profondità per ricevere in area ad azioni in cui punta palla al piede e viene dentro a creare scompiglio nelle difese avversarie. Qualcosa che di solito è riservato solo ai talenti brasiliani, almeno in Cina. Ad aiutarlo ad affermarsi come una delle stelle del campionato ci sono i numeri e uno stile di gioco un po’ sbruffone da chi sa di essere superiore alla concorrenza, cosa che certo non guasta in questo contesto.
GUIDO DELLA ROVERE – 2007 – BAYERN MONACO (ITALIA)
Come Inacio e Filippo Mané anche Guido Della Rovere ha deciso di prendere la via della Germania per costruire il suo talento. A differenza di Inacio però Della Rovere ha già avuto modo di esordire tra i professionisti, prima con la maglia della squadra che lo ha cresciuto, la Cremonese, e ora con quella del Bayern Monaco II, nella Regionalliga Bayern (quarta serie tedesca) dove ha già messo insieme 4 gol e 9 assist in 16 partite. Sembra strano da dire, ma almeno a livello giovanile l’Italia sembra produrre un sacco di giocatori creativi e talentuosi, perché, come il già citato Inacio, anche Della Rovere è un numero 10, anche se con caratteristiche diverse.
A partire dal fisico, dato che Della Rovere ha un fisico inusuale per un trequartista, con il suo 1.87 di altezza che mi fa tornare in mente un altro giocatore nel suo ruolo, con piede sopraffino e un fisico del genere: Lamberto Zauli. Al netto del paragone, Della Rovere ha una qualità e pulizia tecnica che lo fanno sembrare molto più vecchio della sua carta d’identità. Il fatto che sia un trequartista in un calcio in cui i moduli con questo ruolo stanno scomparendo può far storcere il naso, ma uno dei pregi di Della Rovere è proprio questo, la versatilità.
Con la palla tra i piedi Della Rovere sembra poter fare accadere di tutto.
L’ex Cremonese infatti, aiutato anche dal suo fisico imponente, ha giocato in tanti ruoli diversi al Bayern Monaco. Dalla punta in Youth League, ruolo in cui ha messo a segno una doppietta contro il Pafos, fino al centrocampista in un reparto a due, e nell’ultima partita di Regionalliga addirittura l’ala sinistra, con altri due gol a corredo. Forse un possibile ruolo nel calcio dei grandi può essere quello di mezzala, anche perché sarebbe davvero un delitto allontanare dalla porta un calciatore con capacità di rifinitura così sviluppate e soprattutto che vede la porta così bene. Per paradosso per un giocatore così alto, Della Rovere non è bravo nei duelli aerei e può migliorare in generale su come usare il suo fisico. Tutte qualità che arrivano con l’esperienza. D’altra parte, gioca nel club che ha appena lanciato Lennart Karl, chissà che non possa essere lui il prossimo grande talento lanciato dai bavaresi.
VELJKO MILOSAVLJEVIC – 2007 – BOURNEMOUTH (SERBIA)
Ci sono due tipi di talenti giovanili che ci entusiasmano: quelli che, appunto, data la loro età portano freschezza, energia, un pizzico di incoscienza; e quelli che, invece, sembrano più maturi rispetto alla loro età. Va da sé che per gli attaccanti è meglio far parte del primo tipo mentre per centrocampisti e difensori è preferibile il secondo. Veljko Milosavljevic fa senza dubbio parte del secondo gruppo, e infatti gioca in difesa.
Milosavljevic ha diciott’anni (ne farà diciannove in estate), una manciata di partite in prima squadra con la Stella Rossa, che lo ha formato, e una manciata col Bournemouth che lo ha acquistato nella scorsa sessione di mercato estiva, pagandolo più o meno 15 milioni di euro. In ogni partita è il più grosso in campo, o comunque più grosso degli attaccanti che prende a spallate. È alto un metro e novantuno e sembra fatto di acciaio. «Non è umano, è un pezzo di ferro», dice Ivan Drago di Rocky, ecco: tipo questo. Con la palla tra i piedi è a proprio agio e per questo ogni tanto nelle giovanili ha giocato anche a centrocampo. Porta palla in verticale a testa alta, respingendo fisicamente chi lo pressa, e non ha paura ad azzardare anche filtranti. Come quasi tutti i difensori delle ultime generazioni, però, difende molto meglio in avanti che all’indietro. Anche un po’ per quel fisico prestante ma un po’ macchinoso, sembra più adatto a un calcio di duelli e marcature sull’uomo piuttosto che a un calcio di letture e coperture in spazi larghi. La Premier è il campionato migliore possibile per lui? Vedremo, di sicuro le basi di partenza – il fisico, l’abilità puramente difensiva nel togliere la palla a chi gli passa dalle sue parti sono eccezionali.
KEES SMIT – 2006 – AZ (OLANDA)
Quando la scorsa stagione Kees Smit ha segnato il suo primo gol tra i professionisti non in molti ci hanno fatto caso. Era un grande gol – in Europa League, contro il Fenerbahce, dopo una specie di croqueta con cui aveva dribblato l’ultimo disperato tentativo di scivolata della difesa avversaria – ma la vera consacrazione, se si può parlare di consacrazione a nemmeno vent’anni, è arrivata la scorsa estate, quando l’Olanda ha vinto gli Europei Under 19 per la prima volta nella sua storia. Già solo aver raggiunto questo obiettivo bastava a riaccendere la speranza per un movimento che è in crisi da anni, ma averlo raggiunto con un numero 10 che è stato capocannoniere del torneo e che è stato votato come suo miglior giocatore ha semplicemente fatto deragliare le aspettative nei confronti del suo talento. In Olanda sono semplicemente pazzi di Kees Smit e le dichiarazioni iperboliche sul suo conto si sprecano. Afellay, che adesso fa l’opinionista in TV, ha detto che «è difficile vedere oggi talenti come questo»; Guus Hiddink che, oltre ad essere efficace, Smit è «anche bellissimo da veder giocare»; il CT dell’Olanda, Ronald Koeman, lo ha addirittura paragonato a Pedri, aprendo di fatto le porte a una sua convocazione in Nazionale maggiore. Poche settimane fa il Comitato Olimpico olandese lo ha premiato come miglior talento sportivo del Paese del 2025 e la principale emittente televisiva lo ha definito «il più grande talento dei Paesi Bassi».
La stagione in corso sta però rivelando delle crepe di realtà dietro alle aspettative spropositate che il pubblico olandese ci sta proiettando sopra. Smit nell’AZ si è preso un posto da titolare e una centralità tecnica non scontata a 19 anni, è vero, ma la stagione della squadra di Alkmaar, con quattro sconfitte e un pareggio nelle ultime cinque partite, ha preso una china preoccupante e la brillantezza inevitabilmente ne ha risentito. Smit gioca nominalmente da mezzala ma già dai calzettoni abbassati si capisce che ha un indole da trequartista, con uno stile vagamente nostalgico che spiega in parte l’infatuazione che una parte di pubblico prova per lui. Il numero 26 dell’AZ ha un gran destro dalla distanza e un magnetismo per la palla che lo porta quasi naturalmente ad essere una fonte di gioco nella trequarti avversaria, ma allo stesso tempo non ha davvero la sinuosità di Pedri in progressione né tanto meno la sua leggerezza di passo. Smit all’Europeo Under 19 aveva segnato solo gol bellissimi facendo presagire un futuro in cui l’Olanda poteva tornare a produrre trequartisti sublimi ma tra i professionisti sta iniziando a pagare il conto con la realtà di un calcio in cui l’atletismo, persino in Eredivisie, restringe sempre di più il tempo delle giocate. È presto per giungere a conclusioni, ovviamente, ma da come andrà il suo 2026 capiremo qualcosa di quanto è solido l’hype che provano gli olandesi per lui.