L’epidemia da influenza e per altre virosi respiratorie, dopo la pausa delle feste natalizie e di fine anno, giunge ora alla prova della riapertura delle scuole. Il picco stagionale è probabilmente stato superato: la Campania ha raggiunto la massima incidenza nella mappa delle regioni, con un livello epidemico che solo Sicilia e Sardegna hanno sperimentato finora con questa intensità, lungo lo Stivale.
APPROFONDIMENTI
Gli epidemiologi avvertono di fare attenzione alle code di ulteriori casi che possono divampare con l’innesco di ceppi virali finora rimasti marginali come il virus influenzale B. Pertanto il primo consiglio, per chi non si sia ammalato e non sia vaccinato, è di ricorrere alla profilassi sia contro l’influenza sia contro lo pneumococco. L’obiettivo è abbassare l’attuale ancora notevole pressione sulla rete dei medici di famiglia e dei pediatri di base ma soprattutto sulle prime linee degli ospedali che da metà dicembre registrano decine di casi con polmoniti.
Medici di famiglia
«Andare in ospedale senza aver consultato il medico di famiglia è inutile e pericoloso» avvertono i camici bianchi della medicina generale. «Non recatevi in pronto soccorso senza aver prima contattato il medico di famiglia: non solo è inutile ma rappresenta anche un rischio per i pazienti fragili e per gli anziani che possono facilmente contrarre infezioni ospedaliere poi molto difficili da curare».
Gli ospedali
A lanciare l’appello è il segretario regionale vicario della Fimmg, Luigi Sparano sottolineando anche il legame sempre più stretto, tra ospedali e medicina generale che passa per dimissioni protette, filtro del territorio ai ricoveri impropri e triage e procedure articolate nei pronto soccorso. «Con il nostro modello organizzativo – spiega Mario Guarino primario del pronto soccorso del Cto basato che, nel nostro organico, conta solo su medici specializzati in medicina d’urgenza – riusciamo a realizzare anche in ospedale un grosso filtro sui ricoveri permettendo di dimettere in sicurezza dal Pronto soccorso i pazienti che possono andare al domicilio, ben 200 da Natale». Al Cto dunque, gli accessi di pazienti per dispnea prevedono un percorso dedicato: tampone rapido per Covid ed influenza A e B già dal triage, la ricerca di antigeni urinari rapidi per legionella e pneumocco in pronto soccorso con risposta in circa 10 minuti, tampone multiplex per tutti i virus respiratori che viene processato dal laboratorio del Cotugno con risposta in 24 ore. E poi, quando sia necessario, emogasanalisi, ecografia del torace, radiografia del torace e, in caso di positività per addensamento, la Tac. «La valutazione della necessità del ricovero per polmonite – conclude Guarino – viene fatta mediante precisi indicatori clinici, i cosiddetti score Curb-65 che dovrebbero essere utilizzati anche dai medici del territorio) quale indicatore di necessità di accesso in ospedale». «Un modello di triage, a studio o domiciliare – chiarisce Silvestro Scotti, segretario generale della Fimmg – che una quindicina di anni fa, in occasione della prima epidemia di influenza aviaria, e poi della suina, fummo noi a presentare a Napoli al ministro della Salute dell’epoca. Un progetto che prevede appunto il monitoraggio di indici polmonari con score territoriali elaborati in guardia medica e nella rete della medicina di famiglia che si accompagnò anche alla fornitura ai colleghi di continuità assistenziale di tutte e tre le Asl provinciali di Napoli di saturimetri forniti dalla Fimmg». Device che oggi, dopo l’esperienza pandemica, non mancano in nessuna famiglia.
La terapia
«L’approccio terapeutico alla polmonite – spiega Giuseppe Servillo, ordinario di Anestesia e rianimazione della Federico II – dipende dall’origine (virale, batterica o fungina), dalla gravità clinica, dal tipo (comunitaria o nosocomiale) e dalle comorbidità del paziente. Una volta effettuata la diagnosi clinica con più esami strumentali bisogna stimare la gravità e iniziare la terapia che dopo i primi giorni è basata su antibioticiin attesa di esami colturali ed antibiogramma valutando indici di flogosi e indagini strumentali. È importante anche la terapia ventilatoria per correggere ipossiemia e ridurre il lavoro respiratorio e prevenire l’insufficienza respiratoria acuta e può andare dalla ossigenoterapia convenzionale a quella ad alti flussi fino alla ventilazione non Invasiva».

