di
Enea Conti
Realizzato a Cesena nel 1985 il dipinto era stato recuperato dal commercialista Riccardo Pieri, per questo indagato per appropriazione indebita (indagine oggi archiviata). A ritrovarlo , il cesenate Daniele Braschi
Un’opera quasi epica – un cavaliere tanto imperioso quanto sgangherato – firmata da uno dei più grandi fumettisti italiani, Andrea Pazienza: comparve nel centro di una piazza di una città romagnola e ci rimase per qualche settimana salvo poi svanire nel nulla, per poi riapparire negli ultimi 40 anni in giro per il Paese qua e là per celebrare il mito di chi l’aveva realizzata durante mostre personali che hanno omaggiato il disegnatore scomparso nel 1988.
La città in cui l’opera comparve per la prima volta è Cesena, raffigura lo «Zanardi Equestre» ispirato uno dei personaggi principali della saga fumettistica di «Paz». La sua ultima apparizione risale all’Epifania. La vicenda però è complessa, basti pensare all’indagine dei carabinieri, oggi archiviata, per appropriazione indebita su un commercialista che da giovane l’aveva di fatto salvata. Vale le pena, tuttavia, riavvolgere il nastro e raccontarla dall’inizio.
Alle origini del dipinto
Era il giugno del 1985 quando il Comune di Cesena promosse il primo restauro della Fontana Masini, in piazza del Popolo. Si trattava di dare nuova luce ad un gruppo scultoreo che risale alla seconda metà del 1500 e di chiamare giocoforza maestranze specializzate. La fontana fu impacchettata con i classici truciolati ma – segno d’altri tempi – per rompere la monotonia di una piazza privata per qualche mese di uno dei suoi gioielli per iniziativa dell’architetto Sauro Turroni, all’epoca dirigente comunale, furono chiamati quattro artisti a decorare il perimetro con le loro opere. E che artisti, si potrebbe dire: il nome di Andrea Pazienza spiccava già all’epoca. Nato a San Benedetto del Tronto, attivo a Pescara come in Puglia aveva già scritto una pagina di storia della sua Bologna universitaria, mitica e controversa al tempo stesso.
E infatti sui pannelli che coprivano i lavori di restauro della fontana Cinquecentesca Pazienza materializzò uno dei suoi personaggi più celebri e amati, Massimo Zanardi, reinterpretandolo ispirandosi al tema rinascimentale della fontana. Nacque così lo «Zanardi Equestre».
I timori dell’epoca per l’opera
Andrea Pazienza, lavorò in quel periodo con i ragazzi della scuola di fumetto di Cesena mentre gli altri disegnatori non erano e non sono di certo sconosciuti. A Cesena sotto il sole di giugno lavorarono ai pannelli anche Ugo Bertotti, Igort, e un altro fumettista bolognese, Giorgio Carpinteri, tutti della stessa – incredibile – generazione dei nati alla metà degli anni Cinquanta.
I restauri, per fortuna, hanno un inizio e una fine e anche la pulitura della Fontana Masini alla metà degli anni Ottanta volse al termine. L’opera scultorea fu riconsegnata alla città e il cantiere fu smontato. Stando agli aneddoti di vulgata, alcuni cesenati non insensibili al valore artistico dei disegni si sarebbero imbattuti nello smontaggio dei pannelli da parte di alcuni operai che li avrebbero trattati come semplici pezzi di legno da buttare. Quella passeggiata in piazza sarebbe stata salvifica per scongiurare che lo Zanardi Equestre venisse barbaramente smantellato.
Il salvataggio
Pare che a raccogliere i pezzi dello Zanardi altrimenti destinato al macero, fu Riccardo Pieri, commercialista noto a Cesena: lo avrebbe ricomposto e fatto restaurare per poi conservarlo per 40 anni senza dirlo troppo in giro. Non proprio senza dirlo a nessuno, dato che avrebbe prestato l’opera per alcune mostre organizzate Bologna, Torino e Roma dal fratello dell’artista, Michele Pazienza. L’ultima mostra in cui lo Zanardi equestre è comparso è stata allestita a L’Aquila. Un cesenate da sempre ammiratore di Andrea Pazienza e della scena artistica bolognese, Daniele Braschi, ha raccontato di averla trovata dopo una lunga ricerca. «Sono partito per L’Aquila certo che la Befana ci restituisse lo Zanardi Equestre, di cui parlai in una occasione anche con Dandy Bestia, compianto chitarrista degli Skiantos».
L’opera ritrovata a L’Aquila
Sorpresa delle sorprese, Braschi quell’opera scomparsa l’ha trovata per davvero. «Visto e fotografato: è lui, Zanardi, c’è il legno, ci sono i segni – dice – e – non può che essere il nostro Zanardi Equestre». Non è un caso che Bruschi dica il «nostro». Sauro Turroni, l’architetto che aveva commissionato l’opera ricorrerà contro la decisione dei carabinieri di archiviare l’inchiesta. Ma Braschi, che organizza ogni settembre la festa medievale della Giostra all’Incontro, tornata in auge da qualche anno a Cesena, già promette: «L’edizione 2026 la dedicheremo allo Zanardi Equestre». Sulla brochure della mostra evento organizzato in Abruzzo, certo è che il nome del commercialista Riccardo Pieri compare tra le personalità a cui gli organizzatori hanno rivolto i loro ringraziamenti. Coincidenze? Chi può dirlo, intanto però, la storia ha restituito un aneddoto non da poco su un colosso alto tre metri e lungo quattro e sull’artista immortale che l’aveva realizzato.
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8 gennaio 2026
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