di
Viviana Mazza

Leon Panetta, ex segretario alla Difesa ed ex capo della Cia: «Per stabilizzare Caracas servirà una coalizione di Paesi»

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – «Con l’amministrazione Trump non sei mai sicuro se gli obiettivi che cercano di raggiungere verranno mantenuti o se ci sia il rischio che vadano a rotoli, che si tratti di Gaza, dell’Ucraina, dei terroristi, del Venezuela. Da una parte non c’è dubbio che (quella in Venezuela, ndr) sia stata un’operazione ben pianificata ed efficace: merito del mio vecchio dipartimento (la Difesa, ndr), della Cia e delle Forze speciali. Quello che non è stato ben pianificato è il giorno dopo», dice al Corriere Leon Panetta, ex segretario alla Difesa di Obama e in precedenza capo della Cia. «Al momento non riesco a vedere un cammino chiaro verso la stabilità in Venezuela e credo che sia questo il pericolo». 

L’operazione per la cattura di Maduro è senza precedenti? 

«No, quando ero direttore della Cia abbiamo condotto una simile operazione contro Bin Laden, di grande successo. E ce ne sono state altre. Ma il problema che vedo in quest’amministrazione è che puntano a obiettivi immediati, non passano molto tempo a pianificare ciò che accadrà quando alcuni di questi obiettivi vengono raggiunti. Quindi la situazione diventa caotica. In Venezuela non siamo sicuri di ciò che significherà, anche se è chiaro che ora gli Stati Uniti sono responsabili. Ci sarà un’altra versione di Maduro, cercando di usare la vicepresidente? Chi avrà il controllo, l’esercito o l’industria petrolifera? Ci sarà uno sforzo per cercare di stabilire un governo democratico e le elezioni?». 

Trump non considera María Corina Machado una leader adatta perché non controlla l’esercito e, con lei al potere, aumenterebbe il rischio che Washington debba intervenire per portare la stabilità. Quindi in pratica non c’è un cambio di regime per ora. E Trump non ha parlato di democrazia. Ma si è parlato molto di democrazia in passati interventi Usa e poi non si è realizzata… 
«L’approccio più responsabile sarebbe stato avere un piano complessivo e coordinato per quello che dovrebbe accadere in Venezuela, in coordinamento con i nostri alleati in America Centrale e Latina. Per l’amor del cielo… abbiamo sviluppato un piano di pace in 20 punti per Gaza, avremmo dovuto averne uno per stabilire un governo in Venezuela e cercare di stabilizzare il Paese. Che Machado possa non avere il controllo dell’esercito lo sappiamo, ma questo ci lascia in una situazione in cui i militari determinano chi controlla il Venezuela e non è un buon risultato. È qualcosa a cui si sarebbe dovuto pensare prima. Bisogna essere onesti: gli Stati Uniti non sono bravi nel nation building, è piuttosto chiaro storicamente, che si tratti dell’Iraq, dell’Afghanistan, della Siria. L’unico modo per arrivare alla stabilità non è lasciare che gli Stati Uniti gestiscano lo show, ma lavorare con altri Paesi nella regione. Abbiamo fatto lo stesso errore in Medio Oriente. Quando i Paesi stavano cadendo a pezzi, non avevamo mai un piano e il risultato è stato un mucchio di Stati falliti. La stessa cosa può accadere qui, in assenza di un piano attuabile. Certo, la democrazia non è mai semplice da stabilire, richiede tempo, ma la chiave adesso è la stabilità e non vedo il cammino per raggiungerla, vedo solo un approccio che include gente che lavorava per Maduro che continua a gestire il Paese e questo è inaccettabile». 



















































L’incriminazione di Maduro era iniziata durante Obama. L’operazione di cattura è legale nel diritto Usa? 
«Ovviamente ci sono molte domande sugli aspetti legali dell’operazione: penso verranno esaminate dal Congresso. Il problema è che la legge non è chiara, perché si tratta di un individuo coinvolto nel narcotraffico e in attività criminali, e su questo c’è il diritto penale, ma è anche il leader di un Paese straniero, il che solleva questioni di immunità che la corte deve esaminare». 

Pensa che Rubio lavorerà con i Paesi della regione per stabilizzare il Venezuela? 
«Penso che dovrà farlo. Gli sforzi per Gaza sono avvenuti solo perché siamo stati in grado di lavorare con altri Paesi che vogliono una soluzione pacifica. Non basta un singolo Paese o leader per decidere il destino, non funziona così nel mondo del XXI secolo. Rubio dovrà costruire una coalizione che supporta il futuro governo venezuelano». 

E la Groenlandia? 
«Dichiarazioni drammatiche che il presidente ama fare, come sul canale di Panama o sul Canada, ma alla fine dei conti non succederà». 

È stato un errore non costruire in passato alleanze forti l’Emisfero occidentale? 
«Sì, Trump ha ereditato per molti versi un problema creato da tanti presidenti Usa che a lungo hanno ignorato i problemi dell’America Centrale e Latina, trattate come figliastre. Paghiamo il prezzo di non aver costruito una forte alleanza di Paesi che collaborano per stabilizzare economia e sicurezza dell’emisfero». 

8 gennaio 2026 ( modifica il 8 gennaio 2026 | 11:01)