di
Giuliano Delli Paoli
Il brano «Petite» il primo singolo dei due giovani detenuti, oggi ventenni, nasce nell’ambito di un progetto avviato nel penitenziario beneventano
«Sono rimasto solo in questo buco nero, niente collane d’oro, la vita a quale prezzo? […] Sai che non vedo l’ora di dire ce l’ho fatta, asciugherò le lacrime sul viso di mia mamma». Canta così Petite, il primo singolo dei 2Shot appena pubblicato. Il brano del gruppo salernitano, formato da due gemelli ventenni, vede ospite al microfono Lucariello ed è nato all’interno dell’Istituto Penale per Minorenni di Airola, nel beneventano, tramite anche il sostegno di Cco Produzioni, un ramo del progetto Presidio Culturale Permanente promosso dall’associazione Crisi Come Opportunità ETS, associazione fondata nel 2006 che si occupa di laboratori di formazione e sensibilizzazione di giovani e comunità̀ locali attraverso l’uso dell’arte in tutte le sue forme: teatro, rap, sceneggiatura, fotografia e cinema.
Petite è una ballata in chiave rap scritta e cantata per gridare al mondo la propria voglia di rivalsa e il desiderio di chiudere finalmente i conti con una vita difficile. I 2Shot sono nati a Salerno nel 2005 da madre napoletana e padre metà nigeriano e metà cubano. La madre – attrice nella compagnia di Tato Russo – li ha cresciuti fra teatro e musica, e i due artisti si sono fin da piccoli appassionati fortemente al rap, in particolare ascoltando Clementino. Un amore per la musica però spezzato da una vita che si fa presto difficile: la separazione dei genitori, le scelte sbagliate, la rabbia che esplode in strada, fino all’ingresso nel carcere minorile di Airola, dove sono tuttora detenuti. Un luogo di reclusione che diventa tuttavia anche lo spazio in cui il rap smette di essere solo un sogno e diventa un progetto condiviso con il napoletano Luca Caiazzo, in arte Lucariello, che tiene laboratori hip hop all’interno dell’istituto di detenzione e diventa per i due giovani rapper detenuti un riferimento artistico nonché il padre putativo della loro musica.
«Il testo – raccontano i due giovani artisti – menziona la città di New York, e questa metafora vuole esprimere la nostra necessità di scostarci e sognarci quanto più lontani possibile dalla realtà nella quale abbiamo scritto questi versi. I giovani ‘Petite’ che raccontiamo in questo brano sono gli stessi giovani in cui avremmo voluto vederci noi ma che, per forza di cose, non siamo ancora riusciti a essere. Poi chissà, magari un giorno ascolteremo questo brano stando proprio a New York con la nostra famiglia. Abbiamo più di 70 provini registrati nel computer dell’IPM, e tra tutti abbiamo scelto Petite per avere l’onore di fare un brano con Lucariello. Conoscendo la sua musica, fatta di testi abbastanza impegnati, ci siamo voluti presentare al pubblico con un brano intimo che ci mettesse a nudo, esponendo un lato che molti hanno paura di mostrare». E ancora: «Abbiamo toccato il fondo diverse volte, adesso vogliamo risalire e… volare». Petite si sviluppa su una produzione musicale realizzata da Oyoshe, Lucariello e Shada San, su cui si alternano i versi rap – cantati sia in dialetto campano sia in italiano – dei due gemelli e di Lucariello stesso.
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8 gennaio 2026 ( modifica il 8 gennaio 2026 | 17:56)
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