di
Veronica Tuzii

Fino al 24 maggio visibili 80 opere tra il 1961 e il 2017: Fontana si schierò dalla parte del colore in un’epoca in cui la fotografia «alta» era rigorosamente in bianco e nero

Distese verdi che diventano campi mentali, arancioni infuocati che fendono l’orizzonte, blu che non descrivono il mare ma l’idea stessa dell’infinito. Il mondo negli scatti di Franco Fontana è da sempre volutamente a colori: intensi, vibranti, risuonanti, stranianti. Un cosmo visivo che non imita la realtà ma la rifonda attraverso composizioni ritmate da linee nette e piani sovrapposti, raccontando un universo «altro». Negli spazi del JMuseo di Jesolo – che già vale una visita, scatola architettonica futuristica dalla geometria triangolare, con una terrazza che abbraccia mare e laguna – approda «Franco Fontana. Colors», retrospettiva che attraversa più di mezzo secolo di lavoro del fotografo modenese. Promossa e prodotta dal Comune di Jesolo, curata da Cristina Ghelfi Fontana e Gabriele Accornero per lo Studio Franco Fontana, con l’assistenza organizzativa del museo capitanato da Romina Franchin, la mostra presenta fino al 24 maggio circa 80 opere, molte in grande formato, realizzate tra il 1961 e il 2017, restituendo le tappe principali di una parabola artistica che ha cambiato per sempre il modo di intendere la fotografia a colori.

La scelta del colore

«L’esposizione – spiega Accornero – nasce da un accurato lavoro di indagine e restauro sulle opere analogiche e digitali di Fontana, restituito attraverso stampe fine art. A completare il percorso, una videointervista inedita che ne svela il lato umano». Classe 1933, Fontana arriva alla fotografia nei primi anni ‘60 da autodidatta e compie subito una scelta radicale: schierarsi dalla parte del colore in un’epoca in cui la fotografia «alta» era rigorosamente in bianco e nero. Una presa di posizione non tecnica ma esistenziale. «La fotografia è la mia vita – afferma Franco Fontana – è un processo interiore. La fotografia sono io». Il percorso espositivo segue questa dichiarazione di poetica e si articola in sezioni tematiche dalle maglie larghe, perché per Fontana tutto è, o può diventare, paesaggio. Si parte dalle suggestioni urbane, con una New York del 1979 fatta di superfici industriali, colori saturi, profondità appiattite. Tra la Grande Mela, Los Angeles, Phoenix, ma anche Praga e l’assolata Ibiza, edifici e dettagli architettonici diventano campiture cromatiche, oggetti vicini e lontani che convivono sullo stesso piano come in un dipinto astratto o in una scena metafisica.



















































Città e territorio

Accanto alla città, il territorio. Dalla Puglia e la celebre Baia delle Zagare (1970) alla Basilicata (1978), che si distende in colline ridotte a fasce di colore; la Sicilia, l’Emilia si offrono come luoghi emotivi prima che geografici, il Mar Ligure (1980) si tinge di rosa. Il paesaggio naturale raggiunge una sintesi estrema: scenari talmente essenziali da mettere in crisi lo sguardo, sospese tra fotografia e pittura. «Fontana è poesia allo stato puro e va avvicinato con cuore e spirito aperti, con uno sguardo che vada oltre quello dei soli occhi», chiosa il curatore. Gli echi pittorici sono evidenti, dalla Pop Art al Color Field di Rothko, da Mondrian a Malevic, da De Chirico a Hopper e Hockney, da Jasper Johns a Ed Ruscha. Con la serie degli Asfalti Fontana inventa un nuovo paesaggio: quello delle autostrade, linee di vernice, fessure sull’asfalto, superfici banali che l’obiettivo trasfigura in composizioni di sorprendente bellezza grafica.

I dettagli del corpo

C’è poi People, capitolo dedicato ai «paesaggi umani»: figure lontane, ombre allungate, presenze che sono anche assenze. Nei Frammenti il corpo entra nell’immagine per parti – gambe, braccia, dettagli di abiti – diventando un elemento tra gli altri, al pari di un muro o un orizzonte. Le Piscine riportano all’acqua, stavolta riempita dal corpo femminile, frammentato e mai narrativo, che galleggia nell’azzurro. L’ultima fotografia è Urbano (1977), non semplice rappresentazione della città, ma ritratto estetico che diventa un atto di libertà, dove luce, colore, geometrie compositive e texture dialogano per raccontare una visione personale dello spazio. «La creatività – dice Fontana – è un pensiero avventuroso che fa a pezzi le regole».


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7 gennaio 2026