Camminare o svolgere le faccende domestiche, riduce significativamente il rischio di morte, soprattutto per chi soffre di sindrome cardiovascolare-renale-metabolica

Anche una leggera attività fisica quotidiana, come camminare o svolgere le faccende domestiche, può avere un impatto significativo sulla salute cardiovascolare e sul rischio di morte, soprattutto per le persone con condizioni di salute multiple. A ribadirlo è uno studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association, condotto dagli esperti della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, guidati dai ricercatori Michael Fang e Joseph Sartini.

Il team ha coinvolto circa 7.200 adulti, sia con che senza sindrome cardiovascolare-renale-metabolica (CKM), una condizione complessa che include malattie cardiache, disturbi renali, diabete e obesità. L’obiettivo era valutare gli effetti di un incremento di attività fisica leggera sul rischio di mortalità a lungo termine.

I risultati dello studio sono chiari: un’ora di esercizio leggero al giorno è associata a un rischio di morte ridotto dal 14 al 20%. La correlazione è risultata particolarmente significativa tra le persone con sindrome CKM in stadio avanzato, indicando come anche attività a bassa intensità possano avere un impatto concreto sulle prospettive di vita.

Gli autori sottolineano che quasi il 90% degli adulti negli Stati Uniti presenta almeno una componente della sindrome CKM, come ipertensione, colesterolo alto, glicemia elevata, sovrappeso o ridotta funzionalità renale. Questi fattori aumentano il rischio di infarto, ictus e insufficienza cardiaca, e il rischio cresce con il progredire degli stadi della CKM, che vanno da 0 a 4, in base alla probabilità di esiti di salute negativi.

È sempre più evidente che l’attività fisica leggera sia benefica per la salute del cuore”, osserva Michael Fang, sottolineando come fino a oggi non fosse stato studiato in dettaglio l’impatto a lungo termine nelle persone con malattie cardiache. Per la ricerca, i ricercatori hanno analizzato informazioni provenienti da esami fisici, campioni di sangue e dati raccolti tramite accelerometri, monitorando il movimento dei partecipanti fino a sette giorni consecutivi.

Lo studio evidenzia anche che aumentare l’attività da 90 a 120 minuti al giorno comporta ulteriori benefici: tra i pazienti con CKM allo stadio 2, il rischio di decesso si riduce del 2,2%, mentre per coloro allo stadio 4 la riduzione raggiunge il 4,4%. “Le attività a bassa intensità offrono un’ottima opportunità per promuovere il movimento quotidiano, stimolare la circolazione e incrementare il dispendio energetico”, spiegano gli autori.

Gli esperti precisano però che, essendo uno studio osservazionale, la ricerca mostra associazioni e non stabilisce un rapporto di causa-effetto. Saranno quindi necessari ulteriori approfondimenti scientifici per confermare e contestualizzare questi risultati, ma il messaggio principale è chiaro: anche piccoli gesti di movimento quotidiano possono fare una grande differenza per la salute del cuore e la longevità, soprattutto nelle persone con condizioni cliniche complesse.