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«Rispondo solo a me stesso». Il piano di Trump per il Venezuela mentre il Senato dà l'ok per limitare i raid del presidente
MMondo

«Rispondo solo a me stesso». Il piano di Trump per il Venezuela mentre il Senato dà l’ok per limitare i raid del presidente

  • 8 Gennaio 2026

di
Viviana Mazza

Petrolio, arresti e diplomazia per il dopo-Maduro. Il presidente Usa rivendica il controllo del petrolio venezuelano. L’appello al dialogo (con la Colombia e le compagnie petrolifere) e lo scontro col congresso. «Non ho bisogno del diritto internazionale»

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – «Solo il tempo potrà dire» fino a quando gli Stati Uniti supervisioneranno il Venezuela, ha detto il presidente Trump in un’intervista con il New York Times. Alla domanda se si tratterà di tre mesi, sei mesi, un anno o più, Trump ha replicato: «Direi molto di più. Lo ricostruiremo in un modo molto proficuo. Useremo il petrolio, prenderemo il petrolio, stiamo abbassando i prezzi e daremo soldi al Venezuela, soldi di cui ha disperato bisogno». 

Il presidente americano ha detto che le cose «stanno andando molto bene» con il governo ad interim di Delcy Rodriguez, l’ex vicepresidente di Nicolas Maduro, catturato in un blitz americano il 3 gennaio e ora in carcere a Brooklyn. «Marco parla con lei in continuazione», ha aggiunto — riferendosi a Marco Rubio, il segretario di Stato. 



















































I quattro reporter del quotidiano newyorkese hanno anche assistito dal vivo ad una telefonata di Trump con Gustavo Petro, il presidente della Colombia. Domenica il presidente americano lo aveva definito «un uomo malato a cui piace produrre cocaina e venderla negli Stati Uniti» e aveva minacciato una possibile azione militare contro la Colombia, ma ora la minaccia pare rimossa e ha invece invitato a Washington il leader di sinistra del Paese confinante col Venezuela. 

Hanno parlato per un’ora di «traffico di droga e divergenze di opinione», ha detto Trump: «Ho apprezzato il tono, e non vedo l’ora di incontrarlo». Petro ha definito la telefonata, la prima con Trump, «cordiale». Poi ha invitato a Bogotà Rodriguez. Se gli Stati Uniti vogliono garantire la stabilità del Venezuela avranno bisogno della collaborazione dei Paesi vicini, come spiegava l’ex segretario alla Difesa Leon Panetta in una recente intervista al Corriere. 

Petro ha detto proprio di voler «instaurare un dialogo trilaterale e, auspicabilmente, mondiale per stabilizzare la società venezuelana». Jorge Rodríguez, capo dell’Assemblea nazionale in Venezuela, ha affermato ieri che verranno rilasciati i prigionieri politici. 

Il governo americano afferma che gli Stati Uniti hanno bisogno di controllare le vendite e i proventi del petrolio venezuelano a tempo indeterminato per poter ricostruire l’industria petrolifera e l’economia del Paese. Oggi Trump incontrerà i capi delle tre più importanti compagnie petrolifere americane: Exxon Mobil, ConocoPhillips e Chevron. 

Il segretario all’Energia Chris Wright ha detto alla tv Cnbc di aver parlato con gli amministratori delegati di tutte e tre le aziende subito dopo la cattura di Maduro: «Metteranno miliardi di dollari nella costruzione di nuove infrastrutture in Venezuela la prossima settimana? Ovviamente no. Ma vogliono essere consiglieri produttivi, aiutare in questo processo». Intanto cinque senatori repubblicani (Rand Paul, Todd Young, Lisa Murkowski, Josh Hawley Susan Collins) hanno votato insieme ai democratici per una risoluzione per consentire la prossima settimana una votazione che mira a impedire a Trump ulteriori azioni militari in Venezuela senza autorizzazione del Congresso (è passata con 52 voti favorevoli e 47 contrari). 

Per diventare legge deve avere l’approvazione del Senato, della Camera e la firma di Trump, che ha dichiarato: «I repubblicani dovrebbero vergognarsi dei senatori che hanno appena votato con i democratici nel tentativo di privarci dei poteri per combattere e difendere gli Stati Uniti». I cinque traditori «non dovrebbero mai più essere eletti», ha aggiunto il presidente. Il vicepresidente Vance ha sminuito la risoluzione dicendo che è «basata su una legge incostituzionale e che «non cambierà nulla su come conduciamo la politica estera». 
Quando il New York Times gli ha chiesto se vede limiti ai suoi «poteri globali», Trump ha replicato: «La mia moralità. La mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi. Non ho bisogno del diritto internazionale. Non sto cercando di far del male alla gente».

8 gennaio 2026 ( modifica il 9 gennaio 2026 | 00:37)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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