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«Questa non è l’ultima battaglia, Pahlavi sta tornando». Questo il grido dei manifestanti in Iran contro il governo degli Ayatollah. Da Urmia a Kermanshah, passando per la capitale Teheran, in migliaia sono scesi in piazza per lanciare al regime una sfida che non ha precedenti negli ultimi quattro anni, da quando la morte della giovane Mahsa Amini – arrestata dalla polizia con l’accusa di non aver indossato correttamente l’hijab – fece scatenare la protesta della gente con il motto «Donna, vita, libertà». 


APPROFONDIMENTI

Le proteste

A scatenare le proteste di questi giorni sono state la crisi economica e l’inflazione alle stelle. E a Teheran e dintorni non sono mancati gli slogan a favore di Reza Pahlavi, figlio in esilio dell’ultimo scià, che dai media americani si fa avanti dicendosi pronto «per guidare una transizione verso la democrazia» e auspicando un «cambiamento pacifico» attraverso un referendum. L’opposizione iraniana è però considerata molto diversificata e frammentata e non è chiaro quale sia l’effettivo sostegno a Pahlavi. In questi ultimi giorni si registrano proteste anche nelle zone occidentali dell’Iran abitate principalmente dalle minoranze curde.

Le contestazioni sono partite dai commercianti, i bazarì, ma si sono presto estese agli studenti e ad altre fasce della popolazione allargandosi a macchia d’olio in almeno 17 province su 31, rivela la Bbc: comprese alcune dove tradizionalmente si ritiene che la Repubblica islamica goda di un certo sostegno come quella di Qom, nel cuore dell’Iran, e quella nord-orientale di Mashhad.La repressione

La polizia iraniana è accusata di una durissima repressione e persino di aver sparato contro i dimostranti, e secondo l’ong per la difesa dei diritti umani Iran Human Rights (Ihr) sarebbero almeno 45 le persone uccise dalle forze di sicurezza iraniane. L’ong con sede in Norvegia sostiene che mercoledì sia stato il più sanguinoso dei 12 giorni di proteste, con 13 manifestanti uccisi. «Le prove dimostrano che la repressione sta diventando ogni giorno più violenta e più estesa», ha affermato il direttore dell’Ihr, Mahmood Amiry-Moghaddam, secondo cui inoltre centinaia di persone sono rimaste ferite e oltre 2.000 sono state arrestate. Secondo un conteggio dell’Afp, i media iraniani e le dichiarazioni ufficiali hanno riportato almeno 21 morti, compresi membri delle forze di sicurezza, dall’inizio delle proteste.

Le reazioni

Il presidente Massoud Pezeshkian appare preoccupato dalle proteste e ha dichiarato, tramite il suo vice, che le forze di sicurezza non dovrebbero intraprendere «alcuna azione» contro chi scende in piazza pacificamente. Ma ha anche definito «rivoltosi» chiunque «porti armi da fuoco, coltelli e machete e attacchi stazioni di polizia e siti militari». Secondo diversi osservatori, le proteste – che vanno avanti senza sosta dalla fine di dicembre – non hanno per ora raggiunto le dimensioni di quelle del 2022, ma arrivano in un momento di particolare debolezza del governo di Teheran sul piano internazionale, e molti manifestanti chiedono esplicitamente che l’ayatollah Ali Khamenei abbandoni il potere.

Le pressioni americane

Alle pressioni interne si sommano poi quelle americane, con il presidente Usa Donald Trump che ha messo in guardia il Paese, dicendo che sarà «colpito duramente se ucciderà i manifestanti». Tanto che, secondo una «relazione di intelligence» citata dal Times, la Guida suprema avrebbe «un piano di riserva per fuggire dal Paese» con la famiglia e una ventina di fedelissimi «nel caso in cui le sue forze di sicurezza non riuscissero a reprimere le proteste o disertassero». Intanto Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià dell’Iran, è atteso a Mar-a-Lago martedì prossimo. Ad annunciarlo, su X, è l’influencer di estrema destra americana Laura Loomer. Un incontro con il presidente americano Donald Trump non è ancora confermato, aggiunge l’influencer, ma la notizia, se confermata, rafforzerebbe le ambizioni dello stesso Reza di proporsi come leader delle proteste che da giorni scuotono il Paese e di ottenere la benedizione del tycoon per guidare un cambio di regime a Teheran.

Blackout di internet in tutta la nazione

In serata, l’ente di controllo online Netblocks ha segnalato su X un blackout di Internet a Teheran e in molte città del’Iran. «L’evento segue una serie di crescenti misure di censura digitale che prendono di mira le proteste in tutto il Paese e ostacolano il diritto del pubblico a comunicare in un momento critico», afferma il gruppo sui social.


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