di
Luigi Ferrarella
Il consulente: nessun dossier. Non so come sia finita agli atti, lo deve sapere il pm. Le carte di Report? Me le inviava la redazione per i miei pareri
«Non ne so nulla: se esiste, quel documento non proviene da me o dal nostro studio», aveva dichiarato sei giorni fa a Il Fatto Quotidiano il commercialista Gian Gaetano Bellavia (consulente di molte Procure ed esperto consultato da redazioni giornalistiche tra le quali Report), a proposito di un documento di 36 pagine apparentemente scritto in prima persona ma senza firma, senza data, senza timbro di ricezione: e tuttavia finito digitalizzato agli atti dell’inchiesta milanese nata dalla denuncia di Bellavia contro l’ex collaboratrice Valentina Varisco per la copiatura di oltre 1 milione di file dello studio «ad altissima sensibilità», a suo dire sottratti «a 19 magistrati» di cui nella nota faceva l’elenco al pari di una esemplificativa sintesi di 104 «nomi risultanti dai file rubati».
Ma ieri Bellavia, attraverso il suo avvocato Luca Ricci, futura parte civile nel procedimento che a fine dicembre 2025 ha sinora visto la pm Paola Biondolillo rinviare a giudizio Varisco con citazione diretta per l’ipotesi di reato di «accesso abusivo» ai computer di studio di Bellavia, cambia il racconto delle 36 pagine.
L’estate scorsa, non vedendo accolte le proprie richieste alla Procura di fare perquisizioni e sequestri a Varisco e magari pure alle due agenzie investigative per le quali era andata a lavorare e sulle quali Bellavia esprimeva pesantissime considerazioni, Bellavia ora afferma che «a sostegno di queste richieste» aveva «indirizzato via mail al proprio avvocato di allora» (Gianni Tizzoni) «alcune comunicazioni, evidentemente riservate fra il difensore e la persona offesa».
Il mistero dell’appunto
In esse Bellavia «rappresentava alcune ipotesi legate al movente» di Varisco, ed «elencava i nomi di personaggi noti della politica e dell’economia risultanti dai file copiati e di possibile interesse di agenzie investigative con le quali la ex collaboratrice aveva cominciato a collaborare».
Bellavia dice di non essere stato lui a depositare in Procura l’appunto, esclude che magari per sbaglio l’abbia fatto il suo «precedente difensore», ma ritiene di mettere il cerino in mano alla Procura, quando si dice «non in grado di individuare chi abbia inserito nel fascicolo» quel promemoria rivolto al suo legale: «Domanda alla quale – è l’enigmatica aggiunta di Bellavia – potrà rispondere solo il titolare del fascicolo stesso», cioè la pm. Che però apprese dell’appunto quando il difensore di Varisco, Andrea Puccio, lo trovò negli atti depositati e in una istanza chiese cosa fosse.
«Solo il mio archivio»
Quei nomi, afferma poi il legale di Bellavia in polemica (e in annuncio di querele) a chi nel centrodestra ha evocato dossieraggi, sarebbero solo «un elenco di soggetti che figurano citati nelle relazioni di consulenza tecnica redatte nel corso degli anni» da Bellavia e «costituenti il frutto della propria attività professionale»: relazioni che il commercialista ritiene di dovere «conservare per 10 anni», e comunque di potere «conservare» essendo «l’archivio storico della propria attività e dei propri scritti.
Nessun dossier né alcun materiale improprio che esuli dall’attività professionale svolta negli anni», secondo Bellavia: «I documenti sono quelli in formato digitale utilizzati, nonché allegati alle relazioni di consulenza tecnica» stilate nel tempo da Bellavia sui materiali di indagine man mano consegnatigli dagli inquirenti, e ogni volta (giura Bellavia) restituiti alla fine agli inquirenti.
Frase che quindi sembra introdurre, nella rappresentazione di Bellavia, una assimilazione tra la conservabilità delle «relazioni» (cioè delle sue consulenze tecniche stilate negli anni su incarico dei magistrati) e la conservabilità invece di copie di taluni «allegati», che parrebbero trattenuti anche dopo la riconsegna ai pm degli originali di tutti i materiali.
«Da Report a me»
Il legale di Bellavia, infine, anticipa che l’esame della copia forense del pc di Varisco può dimostrare come abbia portato via anche carte della trasmissione tv Report, ma solo «file forniti a Bellavia dai giornalisti di Report per la disamina di alcune posizioni successivamente oggetto di approfondimenti giornalistici, affinché Bellavia potesse esprimere il proprio parere professionale e rilasciare le relative interviste».
Quindi, rimarca l’avvocato Ricci, non documenti da Bellavia a Report su persone oggetto in passato di consulenze tecniche di Bellavia per i pm, ma «documenti acquisiti da fonti aperte ed inviati dai giornalisti di Report a Bellavia: esattamente il contrario di ciò che taluni» (il centrodestra in questi giorni) «hanno sostenuto». Questo varrebbe in particolare, elenca ieri Bellavia, per l’attore Luca Barbareschi, il banchiere Massimo Ponzellini, il costruttore Manfredi Catella, il tesoriere leghista Alberto Di Rubba, il mafioso Giuseppe Graviano, gli imprenditori Claudio Lotito e Flavio Briatore e Danilo Iervolino. Tutti nomi che stavano però tra i 104 indicati nell’appunto sui «dati ad altissima sensibilità».
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8 gennaio 2026
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