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«Nella misura in cui – grazie all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale – sarà tollerato un sentiero di crescita della spesa netta più ampio in ragione delle sole maggiori spese in difesa e sicurezza, l’aumento nella spesa prospettato non comporterebbe nessuna rinuncia alle spese dedicate alle principali priorità di policy di natura sociale, quali quelle ricordate dagli interroganti». Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo in question time al Senato ad un’interrogazione del M5s sulle fonti di finanziamento per l’aumento delle spese militari.

Per Giorgetti «trattandosi di una flessibilità in deroga, l’attivazione della clausola di salvaguardia non richiederebbe la pubblicazione di un nuovo Piano strutturale di medio termine, ma implicherebbe comunque una richiesta di scostamento dagli obiettivi programmatici al Parlamento, da approvare previo coinvolgimento dello stesso».

Rispondendo ancora all’interrogazione dei Cinque Stelle il ministro dell’Economia ha aggiunto: «Per quanto riguarda il rafforzamento della capacità di difesa e sicurezza – anche al fine di ottemperare agli impegni presi durante il Summit della Nato tenutosi all’Aja lo scorso giugno – appare cruciale attendere gli esiti della stima del deficit del 2025 che Istat notificherà alla Commissione europea a marzo». E ha spiegato: «Nel caso in cui questa dovesse risultare inferiore al 3 per cento, verrebbe attivato il procedimento di uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo». «Ciò – ha spiegato il ministro dell’Economia – consentirebbe di confermare gli intenti contenuti nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica, ossia l’incremento della spesa per difesa e sicurezza graduale con una incidenza sul Pil che può crescere fino a circa 0,5 punti percentuali entro la fine del triennio coperto dalla legge di bilancio».

Borghi (Lega): «Scostamento? Per sicurezza interna, non per militari al fronte»

L’intervento del ministro ha provocato la reazione di Claudio Borghi, senatore della Lega e suo collega di partito: «Giorgetti ha confermato ciò che aveva detto in commissione circa la procedura per un’eventuale spesa aggiuntiva in difesa: ovvero niente in bilancio, ma qualora ci fosse dovrebbe essere approvata dal Parlamento con uno scostamento, dopo la conferma che si tratta di spese esterne al patto di stabilità. Conferma che ancora non abbiamo. A noi non piace ma questo è quello che l’Ue concede: se le spese addizionali consentite sono solo per la difesa, la nostra richiesta è che siano usate per la sicurezza interna e le forze dell’ordine nelle strade, non certo per mandare militari al fronte». Borghi avverte: «Da qui a dire se voteremo o meno uno scostamento ce ne passa, ci sono tante cose da vedere».

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