di
Sara Gandolfi

Il nuovo governo venezuelano ha annunciato la liberazione di diversi prigionieri stranieri: tra loro Luigi Gasperin. Attesa per italiani

DALLA NOSTRA INVIATA
BOGOTA’ – Finalmente liberi. Un numero ancora imprecisato dei 900 prigionieri politici del regime chavista, tra i quali diversi stranieri, sono stati rilasciati ieri dal governo venezuelano. Tra di loro, in un primo momento, figura almeno un cittadino italiano: l’imprenditore Luigi Gasperin. Poi qualche ora dopo è stato liberato il politico di opposizione Biagio Pilieri. Attesa anche la scarcerazione dell’imprenditore torinese Mario Burlò. Nel momento in cui scriviamo non si hanno ancora notizie, invece, sulla sorte degli altri 25 detenuti italiani, fra cui il cooperante Alberto Trentini.

La Farnesina in serata ha emesso una nota in cui sottolinea che «il ministro degli Esteri Antonio Tajani è in contatto con l’ambasciatore a Caracas, con la rete consolare in Venezuela e con esponenti della Chiesa e della società civile per accelerare la liberazione dei cittadini italiani e per confermare le notizie sui primi rilasci. Il ministro, oltre al caso di Alberto Trentini, sta facendo pressioni per la soluzione dei casi di tutti gli italiani detenuti. Al momento il governo ha posto in essere «azioni che possano garantire una soluzione favorevole per ogni singolo detenuto».



















































In tarda mattinata, il presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, fratello della neo-presidente Delcy, aveva annunciato la scarcerazione di un «numero significativo» di persone detenute perlopiù per motivi politici. Da quel momento, è iniziata una nuova estenuante attesa per i familiari. Qualche ora dopo, il governo di Madrid ha annunciato la liberazione di cinque cittadini spagnoli mentre la Farnesina ha mantenuto a lungo il riserbo, in attesa di conferme definitive sul rilascio dei nostri connazionali.

La liberazione dei prigionieri politici è una delle condizioni chiave del piano in tre fasi presentato nei giorni scorsi dal segretario di Stato Usa, Marco Rubio, oltre che la richiesta più pressante della leader dell’opposizione María Corina Machado. Sebbene l’apertura delle carceri faccia parte della terza tappa immaginata da Washington — ovvero della «transizione politica» — Rubio aveva anticipato che molti punti delle diverse fasi si sarebbero potuti verificare contemporaneamente.

Fondamentale, anche in questo caso, è stata la mediazione del Qatar, che risulta sempre più una pedina chiave nel nuovo corso in Venezuela, prima e dopo la cattura del dittatore Nicolás Maduro. Oltre al governo di Doha, Jorge Rodríguez ha voluto ringraziare l’ex presidente socialista spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, che in passato ha tentato di mediare fra Caracas e Washington, finendo spesso sotto accusa per le aperture a Maduro, e il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, che più volte si è offerto come «intermediario di pace».

La liberazione dei primi prigionieri politici ha sicuramente avuto anche il via libera dei «falchi» del regime, i ministri della Difesa, Vladimir Padrino, e dell’Interno, Diosdado Cabello. E infatti Rodríguez ha ringraziato «le istituzioni venezuelane che hanno risposto all’appello della presidente Delcy Rodríguez».

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Incontrando all’Assemblea nazionale i pochi giornalisti a cui sia consentito lavorare nel Paese, ha aggiunto che si è trattato di «un gesto unilaterale, per una convivenza pacifica».

Secondo l’organizzazione non governativa Foro Penal, che da anni segue i casi di detenzione arbitraria in Venezuela, gli attivisti, leader e lavoratori incarcerati per motivi politici sono 893. Secondo il suo rapporto più recente, pubblicato a dicembre, si tratta di 774 uomini e 119 donne. Di questi, 719 sono civili e 174 sono militari, ai quali è in genere riservato il trattamento più brutale. Nella lista di Foro Penal risultano anche quattro adolescenti. Gli stranieri sono 86, in maggioranza colombiani (20), quasi sempre utilizzati come «arma di ricatto» per ottenere favori o appoggi dai Paesi di appartenenza.

Il dato più impressionante, è che di ben 63 degli 893 prigionieri politici non è conosciuto il luogo di detenzione. Il rapporto di Foro Penal aggiunge che, dal 2014 (anno in cui esplosero le proteste studentesche anti-Maduro) ad oggi, sono stati segnalati 18.602 arresti per motivi politici e 10.000 di quei fermati, nonostante siano stati rilasciati, sono ancora soggetti a «misure arbitrarie e restrittive della libertà».

8 gennaio 2026 ( modifica il 9 gennaio 2026 | 03:23)