di
Alessandra Muglia

Monitorava l’operato delle forze dell’ordine senza partecipare alle proteste, conferma la madre: «Voleva scappare probabilmente perché terrorizzata». Il Consiglio comunale: «Era lì a prendersi cura dei suoi vicini». In auto con lei c’era la compagna

Il suo nome è già un grido di battaglia. Un fiume di persone ha inondato Minneapolis e tante altre città degli States per piangere e protestare contro la sua brutale uccisione. Renee Nicole Good, cittadina americana, freddata da un agente dell’anti immigrazione  per non essersi fermata a un controllo, probabilmente in preda al panico. Trentasette anni, tre figli, è stata colpita alla testa mentre, al volante del suo suv, cercava di allontanarsi dai federali. 

L’amministrazione Trump l’ha definita una «violenta», una «terrorista interna» che voleva investire un agente che per questo, per legittima difesa, avrebbe sparato. Ma chi la conosceva bene la ricorda come una persona pacifica: Good, buona di nome e di fatto. «Si è presa cura delle persone per tutta la vita. Era amorevole, comprensiva e affettuosa» ha rievocato la madre. In quel momento si trovava fuori «a prendersi cura dei suoi vicini», è stata la dichiarazione del Consiglio comunale della città.  



















































Mercoledì mattina, dopo aver accompagnato il suo figlio più piccolo a scuola, stava svolgendo il suo ruolo di «osservatrice legale» delle operazioni dell’Ice, l’agenzia per l’immigrazione : un compito ricoperto da volontari per monitorare l’operato delle forze dell’ordine e garantire il rispetto dei diritti durante blitz e proteste. «Mia figlia non ha mai preso parte a nulla», non è mai stata coinvolta in azioni violente o di piazza, «probabilmente era terrorizzata», per questo voleva allontanarsi, ha chiarito ancora la madre. 

Nessuna traccia di attivismo sul suo profilo Instagram dove si descriveva come «poeta, scrittrice, moglie, mamma e una pessima chitarrista del Colorado». Aveva studiato scrittura creativa alla Old Dominion University, in Virginia, e nel 2020 aveva vinto un premio con una poesia dal titolo bizzarro, On learning to dissect fetal pigs (imparare a sezionare feti di maiali): esprimeva tutta la sua insofferenza verso lo sguardo scientista, troppo riduttivo, e rivendicava la forza dell’anima e della memoria. 

«Era una persona meravigliosa, ha avuto una vita bella, ma difficile» ha sintetizzato il padre, Tim Ganger. Nel 2023 era rimasta vedova del suo secondo marito, il comico Tim Macklin, scomparso a 36 anni: con lui aveva condiviso un podcast oltre che l’ultimo figlio. 

Renee lascia altri due ragazzi: una 15enne e un 12enne, avuti dal primo matrimonio. Dopo aver trascorso la maggior parte della sua vita in Colorado, dopo la morte del nuovo marito, si era trasferita a Kansas City, nel Missouri. Qui ha conosciuto la donna che è diventata la sua compagna. La si vede singhiozzare sulla scena dell’incidente, in un video pubblicato sui social. Era al suo fianco quando l’agente ha aperto il fuoco.

8 gennaio 2026 ( modifica il 8 gennaio 2026 | 22:35)