Oggi è stato approvato al Senato il provvedimento che modifica i limiti dell’esercizio del cosiddetto golden power. Ieri in Commissione Ambiente è stato dato il via libera all’emendamento al disegno di legge Transizione 5.0 (la veste formale delle leggi è di infinita fantasia) che rivede l’area di applicazione dell’autorizzazione governativa alle operazioni di acquisizione estere di società italiane

La correzione al golden power italiano proposta, a nome del governo, dal sottosegretario all’Economia Federico Freni, ha come principale scopo quello di evitare all’Italia una procedura di infrazione dopo i rilievi, fortemente critici, della Commissione europea alla dilatazione del potere politico nazionale di autorizzazione delle operazioni. Il compromesso che si propone a Bruxelles come possibile soluzione della diatriba è quello di rispettare le prerogative di intervento delle varie autorità di vigilanza, come la Bce nel settore bancario, prima di esercitare un eventuale potere politico di interdizione. «Il nucleo centrale è questo – spiega Luca Picotti, avvocato e tra i maggiori esperti del golden power – il governo non intende rinunciare a un presidio di ultima istanza nel settore o finanziario anche con riferimento a operazioni infra-Ue e domestiche».



















































I poteri speciali sono dunque residuali, eccezionali. Nell’esperienza di questi ultimi anni sono addirittura sembrati normali. Come se ci volesse sempre una sorta di beneplacito, anche informale, da parte del potere politico per ogni compravendita anche tra italiani. Atteggiamento non del tutto coerente con l’approccio liberale dell’esecutivo Meloni («Non disturberemo chi vuole fare») ma in linea con una visione sovranista dell’economia

Vi sono, a maggior ragione con l’evoluzione del contesto geopolitico, questioni di sicurezza economica nazionale, ma a volte è apparso chiaro il sospetto che si volesse distinguere, in patria, tra amici e nemici. Andrea Filtri di Mediobanca, nella sua quotidiana newsletter, analizza alcuni dei punti sospesi della nuova normativa. Ci si chiede per esempio se la ragione (o il pretesto) con il quale è stata bloccata l’acquisizione di Banco-Bpm da parte di UniCredit, ovvero la presenza in Russia, costituisca ancora un pericolo per la sicurezza nazionale. Evidentemente sì. Ma non era quella la ragione principale del no all’operazione di Borsa. Nota Picotti un potenziale rischio: «Se si impone che la procedura del golden power si avvii solo dopo che si sono chiuse le istruttorie di Bce e Antitrust, significa allungare ulteriormente i tempi di Opa o Ops, rendendole ancora più incerte e costose».

8 gennaio 2026, 12:09 – modifica il 8 gennaio 2026 | 18:02