di
Renato Franco
Da lunedì su Canale 5 arrivano 4 puntate condotte dalla storica coppia Bisio-Incontrada per celebrare i 30 anni del programma
Per lui «più che un pezzo di vita». Per lei «casa, ma anche scuola». Zelig compie 30 anni (come trasmissione tv, 40 invece quelli del locale di cabaret) e Canale 5 lo celebra da lunedì con 4 puntate, condotte dalla storica coppia Bisio-Incontrada. «Una sera arrivarono le telecamere più per documentazione nostra che per un’idea di programma — ricorda Bisio —: fu un inizio non previsto, una nascita storta, non canonica, a nostra insaputa. Non pensavamo che potesse andare in onda niente di tutto quello che stavamo facendo».
Palcoscenico per talenti, un successo clamoroso. E poi? «È stata una formula che ha fatto prima scuola e poi, inevitabilmente, ha fatto anche il suo tempo. La comicità di oggi è contaminata dai social: più breve, più veloce. Su qualunque fatto dopo un’ora hai meme e battute anche molto divertenti e questo aspetto frega una trasmissione televisiva che per forza di cose non è quotidiana. Magari hai avuto la stessa idea, ma siccome arrivi dopo sembra che hai copiato». Aggiunge Vanessa Incontrada: «Credo incidano anche le piattaforme, oggi la gente ha tante possibilità di scelta. E poi forse la comicità in tv a un certo punto è stata troppo inflazionata».
Il momento di massima popolarità? «Ricordo un tour estivo in cui dovevamo girare con la scorta — racconta Bisio —. E ricordo l’anno che ce la siamo giocata con Sanremo: quando arrivi a quel livello ti spaventi. Erano anni clamorosi». Da quel palco sono passati Checco Zalone e Aldo Giovanni e Giacomo, ma tanti che fuori da lì non hanno trovato la stessa popolarità: «Credo che sia stato più difficile per chi aveva personaggi fortissimi: come l’Oriano Ferrari di Marco Della Noce, il filippino di Marzocca, l’assessore Cangini di Paolino Cevoli, che anche nella quotidianità parla come l’assessore Cangini. È stato più semplice per i monologhisti, quelli meno caratterizzati da un personaggio: penso a Geppi Cucciari, Teresa Mannino, Antonio Ornano, Gioele Dix».
Tra di loro il rapporto non è solo professionale, spesso fanno le vacanze insieme: «Vanessa ha un talento comico unico. Io sono sempre agitato, stare insieme a lei mi rilassa». La prende in giro e lei ci sta. «Sa che quando la tratto male scherzo. Il fatto che sia spagnola aiuta: certe cose non le capisce davvero. Ma ancora oggi non so quanto ci fa e quanto ci è».
«Ogni tanto ci gioco, ma altre volte giuro che non so che diavolo sta succedendo — replica lei —. A volte c’è dietro uno studio, altre no: ma non dirò mai quando, lascio agli altri il dubbio… Claudio è stato per me un punto di riferimento enorme. Mi ha insegnato l’improvvisazione e a non avere tabù, su quel palco abbiamo detto qualsiasi cosa, anche le più spinte». Oggi con il politicamente corretto potreste farlo? «Zelig è uno dei pochi programmi che non si fa remore di nessun tipo. Non mi sento mai ingabbiata».
C’è un tratto di Bisio che la snerva? «Quando parla mi mette sempre la mano dietro il collo, mi ricorda mio padre: mi dà un fastidio tremendo». Sul palco con chi vi tradireste? Claudio: «Con Lodovica Comello. Ho già lavorato con lei, è talentuosa, simpatica e — come dicono i francesi — non rompicazzo». Vanessa: «Io l’ho già tradito molte più volte: con Gigi D’Alessio, con Carlo Conti, con Siani».
Per dire quanto conta Zelig (anche il film di Woody Allen) nella vita di Vanessa Incontrada basta dire che ha chiamato così anche il suo cane. In una carriera con tanti successi, ha un solo rimorso: «Il no al primo Manuale d’amore di Veronesi: me ne continuo a pentire amaramente».
Sul palco i comici hanno sempre dato l’impressione di essere più amici che colleghi: è vero o è una finzione? «Come in tutti i mestieri c’è un misto di ammirazione e invidia. Io ad esempio ho incassato 30 milioni di euro con Benvenuti al Sud e ora vedo che Checco Zalone ne fa 60. Giuro che sono contento, gli ho mandato anche un messaggino, bravo cazzo. Però era più bello se quell’incasso lo facevo io».
9 gennaio 2026
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