Una “punizione esemplare” per chi ha responsabilità nella tragedia di Capodanno a Crans-Montana. A chiederlo è Valentino Giola, avvocato milanese e padre di Giuseppe, il 16enne che per primo era stato trasferito all’ospedale Niguarda di Milano dalla Svizzera. L’uomo all’Ansa ha spiegato: “Non pensavamo che ci potesse essere una carenza così pesante di sicurezza, in una località di fama internazionale ci aspettavamo standard di alto livello”.
Il figlio conosceva tutti i ragazzi italiani vittime del rogo e solo ieri ha saputo che non ci sono più: “Una notizia difficile da elaborare, ma è un ragazzo forte e ce la farà”.
Come stanno i feriti al Niguarda
Intanto, dopo che Milano mercoledì 7 gennaio in una giornata di lutto cittadino ha dato l’addio a Chiara Costanzo e Achille Barosi, resta riservata la prognosi per gli 11 pazienti feriti a Crans-Montana. Lo rende noto il bollettino diffuso nel pomeriggio di giovedì 8 gennaio dall’ospedale.
Tutti i pazienti sono sedati e la loro situazione è stabile. Per alcuni di loro, le condizioni sono ritenute critiche a causa delle ustioni riportate e di importanti danni a livello polmonare, causati dalle inalazioni. Nel bollettino viene ribadito che le grandi ustioni non guariscono in pochi giorni ma richiedono settimane o mesi perché un paziente possa essere considerato fuori pericolo. L’ustione, infatti, non coinvolge soltanto la pelle, ma dà luogo a complicanze metaboliche e polmonari, che possono subentrare a distanza di tempo. Impossibile al momento fare previsioni sull’evoluzione della situazione.
Viene infine ribadita la disponibilità del sistema sanitario regionale ad accogliere altri pazienti, al momento considerati non trasportabili, non appena le loro condizioni lo permetteranno.