Sta spopolando il brano del cantautore che ha una disabilità motoria (su cui però preferisce non indugiare»: «Sono frastornato da questo successo»

Quando Leonardo De Andreis ha pubblicato «Soltero», a dicembre 2024, nulla è accaduto. Ma poi, da buon 25enne conoscitore dei social, un anno dopo ci ha riprovato, mettendone 20 secondi su TikTok: «Ha iniziato a salire, non mi aspettavo una risonanza di quel tipo», dice al telefono, misurando le parole con un garbo che lo fa sembrare più grande della sua età. Nato a Roma e cresciuto a Pomezia, una disabilità motoria su cui non indugia, preferendo parlare di musica, il cantautore e produttore è ora in vetta alla classifica dei brani virali di Spotify.
Come si sente a essere la prima sorpresa musicale del 2026?
«All’inizio ero sbalordito e frastornato, adesso sono abbastanza tranquillo: non bisogna montarsi la testa, ma continuare a lavorare per obiettivi».
«Soltero» è stata cantata e condivisa da tanti artisti: è in contatto con qualcuno?
«Ci siamo scritti con Alfa, mi ha fatto un sacco di complimenti, Gerry Scotti mi ha fatto gli auguri di Natale, Serena Brancale l’ha rifatta al piano in versione gospel. E da oggi “Soltero” sarà nelle radio, speriamo che tutti possano ascoltarla e ballarla».
Dove ha pescato questa parola spagnola?
«Ho studiato spagnolo a scuola, quindi la conoscevo: significa single. La canzone è nata mentre pensavo ad alcune cose che mi erano successe, ad amicizie che poi si sono rivelate delle fregature. Però non è un inno a stare soli, quanto a bastarsi e stare lontani dalle relazioni tossiche, in amicizia e in amore».
Cosa l’ha portata a essere così disincantato?
«Racconto delle disillusioni dei rapporti, ma in maniera leggiadra. Non mi piace fare drammi delle cose negative che mi sono successe, preferisco volgerle sull’artistico. Il contesto è generico, parte tutto dalla scuola fino ad arrivare ad altre situazioni di vita personale che mi hanno portato a questo pensiero: meglio scegliere bene le persone. Ma non sono certo tutte cattive».
Considera la musica una forma di riscatto dalle cose negative a cui accennava?
«Non mi piace parlare di riscatto, ha un’accezione negativa e preferisco volgere tutto al positivo. Se c’è qualcosa che ti ha fatto male o ferito, la soluzione è fare ciò che ti piace. E per me significa cantare e produrre, ascoltare musica. Lo trovo appagante , quindi non è un riscatto, ma un’esigenza».
Come ha iniziato?
«È una passione innata. Dai 3 agli 8 anni ho ascoltato musica classica e artisti italiani. Nel 2009 ho visto un concerto di Michael Jackson in tv è ho avuto la mia folgorazione. Mi sono iscritto a canto, poi ho studiato teoria e produzione. Ora arrangio e produco i miei  brani».
Nel 2018 è stato a Sanremo Young.
«Un’esperienza che porterò sempre con me, poter esprimermi su un palco come l’Ariston. E non nascondo che mi piacerebbe tornarci».
Potrebbe arrivare qualche chiamata per febbraio?
«Per ora tutto tace, ma sarebbe un onore. Se mi chiamano, vado in qualsiasi momento. Certamente vorrei presentare una canzone in futuro».
A Sanremo Young ha incontrato Toto Cotugno.
«Mi ha aiutato a credere in me stesso: dopo una puntata dovevamo andare a cena e l’abbiamo visto in un ristorante, mi ha fatto segno di entrare e mi sono ritrovato a mangiare una pizza con lui. Mi ha fatto i complimenti per la voce e mi ha esortato a scrivere. Lo ringrazierò sempre. Da lì è nata “Chiamami ora”, uno dei miei primi pezzi, arrangiato da lui».
Adesso ha un album in cantiere?
«Non posso spoilerare nulla, ma sto lavorando…».
C’è qualche artista con cui sogna di collaborare?
«Sarah Toscano o Alfa, ma anche Giorgia, Elodie o Annalisa: se mi sentite sono qui».



















































9 gennaio 2026