di
Gaia Piccardi
Pilastri del circuito Atp, i due predestinati non si affrontano dalle Finals di Torino: la preparazione invernale perfetta di Jannik, i dubbi di Carlos legati al divorzio da Ferrero
Su un campo rosa piazzato ai confini dell’Asia, a 8.500 chilometri dall’epicentro del primo Slam — Melbourne — domattina riprende la saga più appassionante del tennis.
Sinneralcaraz, tutto il resto è noia. È solo un’esibizione, a casa di un munifico sponsor capace di garantire a ciascuno un gettone di presenza tra 1,5 e 2 milioni di dollari, l’ottimo argomento per cui Jannik e Carlitos hanno deciso di riaccendere in anticipo i motori, attirando su Incheon, Corea del Sud, l’occhio di bue dell’attenzione. Prime parole, stamattina nella conferenza stampa congiunta. Primi scambi della stagione, sebbene non sotto l’egida dell’Atp. Un primo risultato da scrivere negli annali delle sfide amichevoli tra Sinner e Alcaraz: questa è la terza dopo i due incroci a Riad nel Six Kings Slam (Italia-Spagna 2-0). La lancetta di un equilibrio surreale, 1.651 punti a testa vinti nei 16 precedenti ufficiali, punterà verso Sesto Pusteria o El Palmar, in attesa dei verdetti dell’Australian Open, al via domenica 18, l’ennesimo Ok Corral che potrà vederli contro, da teste di serie numero 2 e 1, solo in finale.
La curiosità è tanta. Sinner e Alcaraz sono l’architrave di un sistema che si fonda su di loro e che nel 2026 introduce novità per preservare i top players: riduzione dei tornei obbligatori (da cinque a quattro Atp 500), chiusura della Race per Torino al Master 1000 di Parigi (per evitare che i giocatori si tirino il collo per qualificarsi come Musetti l’anno scorso), diminuzione del numero massimo di eventi utilizzati per calcolare i punti in classifica, che passano da 19 a 18 per offrire maggiore flessibilità nella programmazione. Il malore dell’azzurro nella finale di Cincinnati, inoltre, ha indotto l’Atp ad allinearsi con la Wta quando si gioca in condizioni di meteo estremo: break di dieci minuti alla fine del set se si toccano 30,1°, match sospeso sopra i 32,2°. Il core business va protetto: la rivalità tra Jannik e Carlitos è un investimento sul futuro.
A Seul, porto d’ingresso della Corea, sono stati accolti da star. Fiori bianchi per Sinner, cori da stadio per Alcaraz, atterrato ieri nascondendo sotto il cappellino il fresco taglio di capelli. Con Jannik c’è Simone Vagnozzi, Samu Lopez accompagna Carlitos, subito chiamato a dimostrare che il divorzio da Ferrero non ha alterato i suoi bioritmi. Dal match alle Finals di Torino sono passati 55 giorni. La sesta vittoria in carriera di Sinner su Alcaraz, la seconda della stagione 2025 su sei incontri che hanno indirizzato tre Slam su quattro, ha fissato statistiche simmetriche benché lo spagnolo, a causa dei tre mesi di sospensione di Jannik, abbia giocato di più. 64 match (58 vinti, 6 persi) Sinner; 80 (71/9) Alcaraz. E quindi Carlitos ha messo a segno più ace (463-405), più doppi falli (219-91), ha vinto il 74% di punti sulla prima (Sinner il 79%), affrontando 376 palle break (contro 224) e salvandone il 66% (contro il 72%). Dati che raccontano la maggiore produttività del gioco di Jannik, che ha agganciato il rivale a 24 titoli in carriera (ma Spagna-Italia 6-4 nei Major).
Benvenuti in Corea, un nuovo mercato per entrambi. La narrazione riprende dall’off season apparentemente senza grinze di un italiano del Nord dotato di talento siderurgico e dalle incognite proposte dall’animo perturbato di uno spagnolo del Sud, che a 22 anni si trova di fronte al passaggio di crescita affrontato da Jannik un giro prima (aveva 21 anni quando ha deciso di separarsi da Riccardo Piatti). Continuano le corrispondenze: per un decennio sarà un gioco di specchi.
Chi ha lavorato meglio nell’inverno? Chi parte con il piede giusto? Jannik è l’avversario che ha costretto Carlitos ad allenamenti dedicati dopo il ko in finale a Wimbledon («Per una settimana non ho toccato la racchetta, poi mi sono concentrato sui dettagli per battere Sinner a New York»: missione compiuta), Carlitos è la nemesi che costringe Jannik al lavoro extra. «Sinner è affascinato dalle migliorie che Alcaraz sta apportando al suo gioco, perciò guarda le partite di Carlos più di chiunque altro — ha rivelato coach Cahill, che attende l’altoatesino a Melbourne —. Noi cerchiamo di prepararlo per sfidare tutti gli avversari perché altrimenti se ti focalizzi soltanto su uno poi potrebbero arrivarne altri che ti mettono in difficoltà. I dettagli sono cruciali: dobbiamo affinare ciò di cui Jannik avrà bisogno nei momenti chiave, ad esempio una palla break nel quarto set o un rovescio lungolinea sulla seconda». Altri dettagli, nell’alba di Incheon.
9 gennaio 2026
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