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L’inflazione cinese a dicembre ha registrato l’accelerazione più rapida degli ultimi tre anni, in un contesto di ripresa trainata principalmente dall’aumento dei costi alimentari che nasconde una più profonda pressione deflazionistica.

L’indice dei prezzi al consumo della Cina ha registrato il rialzo più consistente dal febbraio 2023, crescendo dello 0,8% rispetto all’anno precedente, in linea con le previsioni. Per l’intero anno solare, l’inflazione è stata pari a zero, il livello più basso dal 2009, secondo i dati diffusi venerdì dall’Ufficio Nazionale di Statistica.

L’indice dei prezzi al consumo core cinese, che esclude voci volatili come alimentari ed energia, è cresciuto dell’1,2% per il terzo mese consecutivo. I prezzi alla produzione sono scesi leggermente meno del previsto, registrando un calo dell’1,9%: si tratta del 39esimo mese consecutivo di ribassi, ma della diminuzione più contenuta in oltre un anno.

Afflitta dal crollo del mercato immobiliare e dal calo dei consumi, la seconda economia mondiale ha faticato a superare la pressione deflazionistica dalla fine della pandemia, soprattutto perché la sovrapproduzione in alcuni settori ha portato a un eccesso di offerta di beni e ha spinto le aziende a ridurre i prezzi per sopravvivere.

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Il settore immobiliare cinese in ogni caso potrebbe continuare ad offrire opportunità nel 2026, secondo una nota di ricerca degli analisti di HSBC. Le prospettive per il 2026 si sono moderate da «rialziste a leggermente positive, poiché le azioni si sono rivalutate dal minimo e le dinamiche del mercato immobiliare fisico si sono nuovamente deteriorate», affermano gli analisti.