Avevamo quasi perso le speranze di ritrovare quella TV “di una volta”, quella fatta bene, che non ti costringe ad aspettare tre anni per vedere otto episodi. E invece arriva The Pitt, ci schiaffeggia con una regia adrenalinica e ancor prima di archiviare la seconda stagione incassa il rinnovo per la terza.
Il CEO di HBO, Casey Bloys, lo ha urlato ai quattro venti dal DGA Theater di Los Angeles: il pronto soccorso di Pittsburgh raddoppia. Anzi, triplica. Il segreto? La vera TV, bellezza
Mentre tutti cercano di inventarsi la “serie evento” dell’anno, John Wells e R. Scott Gemmill hanno fatto la mossa più punk possibile, ovvero riportare in auge il caro vecchio medical drama. Ma con un twist che tiene incollati alla sedia. La struttura è geniale nella sua semplicità: 15 episodi per 15 ore di un singolo turno. Un’ora di show equivale a un’ora di vita vera tra le corsie, le barelle, le emergenze e i caffè (imbevibili).
Bloys lo ha spiegato chiaramente. The Pitt costa il giusto, si gira quasi tutto in un unico set e, incredibile ma vero, riesce a uscire ogni anno. Quel tipo di efficienza produttiva che avevamo dimenticato, ma di cui sentivamo un bisogno disperato.

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C’era il rischio dell’effetto nostalgia, lo sappiamo. Vedere Noah Wyle di nuovo in ospedale dopo ER poteva sembrare “un’operazione simpatia” per i fan, invece il suo Dr. Wyle (il lapsus è d’obbligo) è un personaggio, amaro, stanco, maledettamente umano e premiato pure con un Emmy. Non è il dottore-supereroe che spesso ci viene propinato, ma uno che cerca di arrivare a fine turno senza impazzire.
Il cast intorno a lui è una macchina da guerra. Da Katherine LaNasa a Shawn Hatosy fino alla new entry Sepideh Moafi, l’alchimia è tale che dopo tre episodi ti sembra di conoscerli da una vita. Non a caso la serie sta facendo incetta di premi e nomination. Dai DGA ai SAG Awards, sembra che a Hollywood non si parli d’altro.
The Pitt funziona sì, perché è onesto. Non cerca di essere un trattato di filosofia, piuttosto un racconto sporco e veloce sulla sanità di oggi. La seconda stagione ha scaldato i motori (con un tempismo perfetto, visto l’annuncio del rinnovo) ma noi già ci chiediamo cosa succederà durante il prossimo turno infernale.
La verità è che ci mancava un appuntamento fisso, una serie capace di prenderci per la gola ogni settimana e di farci sentire parte di quella frenesia. Se il futuro della tv sta (anche) nel tornare a Pittsburgh una volta all’anno allora metteteci pure in lista d’attesa. Noi non ci muoviamo da qui.
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