di
Giuseppe Guastella

Uno dei legali delle vittime: nei filmati cancellati si vedevano le carenze sulla sicurezza. Oggi l’interrogatorio per la coppia. Per il momento, i Moretti non sono stati arrestati e non hanno subito neppure il sequestro dei beni

Secondo interrogatorio (in questo articolo gli aggiornamenti sull’interrogatorio di venerdì mattina) per i coniugi Jacques e Jessica Moretti che, dopo essere stati sentiti, con un tatto che ha del sorprendente, solo come testimoni appena dopo che il fuoco aveva fatto strage di 40 persone e ne aveva ferite altre 116 nella notte di Capodanno, oggi vengono interrogati a Sion dagli inquirenti svizzeri per la prima volta come indagati nell’inchiesta in cui sono accusati di omicidio, lesioni e incendio colposi. Un’indagine che più passa il tempo più finisce per ricevere critiche per le lentezze e le cautele che paiono eccessive della procuratrice generale del cantone Vallese Bèatrice Pilloud. 

Nonostante fosse stato immediatamente chiaro che nel locale semplicemente non c’erano i minimi sistemi antincendio e non venissero rispettate le basilari misure di sicurezza che avrebbero salvato la vita a decine di giovani, in massima parte teenager, i coniugi Moretti sono stati formalmente indagati solo dopo che le critiche hanno investito la procuratrice, che sono riapparse anche dopo, perché non aveva ritenuto necessario sottoporli a misure che restringessero la loro libertà.



















































Le accuse più pesanti erano quelle degli avvocati delle famiglie delle vittime e di vari giuristi. «In Italia sarebbero arrestati», ha detto senza mezzi termini l’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado. Pilloud ha risposto che non c’erano necessità cautelari nonostante, hanno fatto notare in molti, i Moretti sarebbero teoricamente potuti fuggire in Francia (che difficilmente concede l’estradizione dei propri cittadini, cosa ancora più complicata verso la Svizzera che non fa parte dell’Ue), potrebbero avvicinare testimoni, fare sparire documenti scottanti o reiterare reati simili, visto che hanno altri locali nel Vallese (ed infatti uno è stato immediatamente chiuso dal Comune). 

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Da giorni, però, un’auto della polizia staziona davanti alla loro abitazione, per ora sembra più per proteggerli dai giornalisti che tenerli sotto controllo. Si vedrà anche come la Procura valuterà l’accusa di «distruzione di prove» sollevata da uno dei legali delle vittime, l’avvocato Romain Jordan, il quale ha detto che, mentre le fiamme divampate all’ 1,30 divoravano Le Constellation, c’era chi «tra le 3 e le 6» si preoccupava di bloccare il sito web e gli account Facebook e Instagram del locale che contenevano anche video e foto che dimostravano le carenze della sicurezza. I Moretti non hanno subito neppure il sequestro dei loro beni, nonostante i probabili risarcimenti milionari da pagare.

I dubbi sulla conduzione delle indagini riguardano anche l’aver accettato che il Comune, responsabile dei controlli di sicurezza nei locali aperti al pubblico, consegnasse alla magistratura un proprio dossier , quello dal quale emerge che dal 2020 in poi non sono state mai effettuate verifiche a Le Constelation. Ci si chiede perché non sia stata la Polizia a perquisire gli uffici e a sequestrare tutto, visto che l’amministrazione comunale (il sindaco Nicolas Féraud non si è neppure dimesso), che rischia di finire sotto inchiesta, potrebbe accedere alla documentazione. 

Infine Pilloud, che è diventata procuratrice da soli due anni dopo una lunga carriera da avvocato a Sion, viene anche messa all’indice per aver delegato un fascicolo così difficile a quattro procuratori, mentre lei, invece di dirigere, si occuperebbe dei rapporti con i media.


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9 gennaio 2026 ( modifica il 9 gennaio 2026 | 10:44)