di
Francesco Sessa
Lo svizzero è arrivato in prestito con diritto di riscatto dal Manchester City ed è diventato una colonna nella difesa di Chivu
Manuel Akanji, il segreto della capolista. Il nuovo muro dell’Inter fa gongolare i tifosi nerazzurri. Profili social dello svizzero invasi di commenti dopo il 2-0 sul Parma (altra prova da 7 in pagella), come fanno notare account dall’Inghilterra: «Gli interisti sono pazzi di Akanji», scrivono oltremanica. Il Manchester City, intanto, perde i pezzi in difesa, ai box ci sono Gvardiol e Ruben Dias, ma Pep Guardiola rassicura: «Non abbiamo intenzione di richiamare Akanji a gennaio». Decisamente più probabile per lo svizzero la permanenza a Milano anche oltre il prestito (da 2 milioni) di questa stagione: l’Inter può riscattarlo per 15 milioni, cifra che – alla luce delle ultime prestazioni – appare decisamente abbordabile.
Akanji, fenomeno della matematica e leader silenzioso
Akanji si è preso il centro della retroguardia a tre di Chivu. Non più «braccetto» ma perno in mezzo, dopo l’infortunio di Acerbi. La fase difensiva dell’Inter, fragile a inizio stagione, ha fatto il salto di qualità. Manuel, 30 anni, è leader silenzioso. Si è sempre definito una persona «timida», in campo appare calmissimo. Lo aveva raccontato in passato: «Quando ero più giovane, mi dicevano che non ero abbastanza concentrato. Pensavano che in campo stessi pensando ad altro, rispondevo che era semplicemente il mio modo di giocare. Sono molto calmo in campo. È il mio stile».
Non perde la tranquillità, anche sotto pressione. In campo ma anche fuori. Un esempio? La sfida alla calcolatrice nel fare moltiplicazioni complesse. È successo ai tempi del Borussia Dortmund, quando in uno show televisivo è stato messo alla prova. «24 per 75?», gli hanno chiesto dal pubblico. Risposta immediata: «1800», prima ancora che conduttore avesse il tempo di digitare i numeri sulla calcolatrice. Il commento del difensore? «Beh questa era semplice, i multipli di 25 sono sempre facili». Si alza l’asticella: «33 per 97?», risposta «3201». Calcolatrice ancora battuta. Akanji ha spiegato: «Mi sono sempre piaciuti i numeri, sin da quando ero piccolo. A scuola vincevo tutte le competizioni di matematica. Mi divertivo a fare calcoli anche con le targhe delle macchine, ma non chiedetemi il perché».
Il secondo nome Obafemi in onore di Martins
Akanji è nato in Svizzera, nella città di Wiesendangen, nel distretto di Winterthur, da madre svizzera e padre nigeriano. La passione del padre ha dato il via alla carriera di Manuel Obafemi: il secondo nome è stato scelto da papà data l’ammirazione per Obafemi Martins, anche lui nigeriano ed ex Inter. Il nerazzurro nel destino, evidentemente. A 15 anni il primo contratto con il Basilea, poi il passaggio al Borussia Dortmund e quindi al Manchester City, dove ha trovato Pep Guardiola con cui ha vinto (tre le altre) una Champions (proprio contro l’Inter), una Supercoppa europea, due Premier League. Il rapporto con il tecnico spagnolo si è deteriorato con il passare dei mesi, a inizio stagione Akanji spiegava così la partenza in direzione Milano: «Guardiola ci ha detto che su sei difensori centrali in rosa, due avrebbero giocato e due sarebbero andati in panchina. Per gli altri due sarebbe stato complicato giocare. Non sono stato felice di sentirlo, mi aspetto di giocare sempre». Manuel è appassionatissimo di moda e di musica, in particolare afrobeats:
Akanji, affamato di minuti in campo e soprattutto vittorie, ha un tatuaggio che recita: «Prove them wrong», dimostra loro che sbagliano. Coerente con l’addio al City e l’ottimo rendimento in Italia. L’Inter si gode un difensore che in campo sembra aver paura di nulla. E fuori? «Fare il papà è più difficile», ha raccontato. Ha tre figli e dal 2019 è sposato con Melanie, svizzera anche lei, di professione interior designer. La famiglia per Manuel è tutto. Quella interista, ora, se lo vuole tenere stretto.
9 gennaio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA