di
Alberto Zorzi e Antonella Gasparini

Non si esclude la pista sentimentale. Al centro della vicenda la titolare del locale dove lavorava la vittima. Intanto è caccia ai complici di Salvagno

«Quando abbiamo visto il padre uscire velocemente di casa abbiamo capito che stava accadendo qualcosa. È andato a prenderlo in aeroporto, ma è rientrato da solo e allora abbiamo fatto scattare un vero e proprio “rastrellamento” con i droni a termocamera messi a disposizione dai vigili del fuoco». Sono stati attimi cruciali, nel buio della tarda serata di lunedì scorso, quelli raccontati dal comandante provinciale dei carabinieri di Venezia, il generale Marco Aquilio. E dopo ore a cercare il «calore» di un corpo nei campi di Malcontenta, frazione tra Mira e Venezia, sono scattate le manette nei confronti di Riccardo Salvagno, il 40enne agente della Polizia locale di Venezia accusato di aver ucciso nella notte tra il 30 e il 31 dicembre il 25enne barman moldavo Sergiu Tarna.

La latitanza di Salvagno è durata quasi una settimana. Era scappato subito dopo il delitto, avvenuto poco prima delle 3 del mattino di quel giorno con un unico colpo secco alla testa, nella zona tra fronte e tempia: prima verso Gorizia, dove la sua auto è stata registrata da un targa-system e dove potrebbe aver scaricato il complice, forse un albanese che ha raggiunto il suo paese d’origine. Poi il ritorno, il passaggio a Verona, la fuga oltreconfine. «È andato in Spagna, prima a Tenerife, poi attorno a Madrid, dove forse aveva dei conoscenti», continua Aquilio, affiancato dal comandante del Nucleo investigativo Giuseppe Battaglia. E i militari stanno ancora lavorando per ricostruire il percorso, i mezzi presi (tra cui ovviamente anche l’aereo), il luogo in cui ha lasciato l’auto. Anche l’arma del delitto non si trova, così come la Glock in dotazione dai vigili: il sospetto è che sia stata proprio quella a sparare, il foro del proiettile è compatibile. Probabile che se ne sia liberato nel corso dei suoi spostamenti.



















































Le indagini non sono ancora finite però. «Dobbiamo accertare contesto e movente e trovare i complici, almeno un’altra persona», assicura il procuratore capo reggente Stefano Ancilotto, che ha condotto le indagini con il pm Christian Del Turco. Quando le telecamere di sorveglianza hanno inquadrato l’auto di Salvagno sia al bar Nuova Mestre di via Miranese – dove Tarna era stato caricato a forza sul sedile posteriore sotto la minaccia di una pistola – che nelle campagne di Malcontenta, in quella via Pallada dove è stato trovato il corpo, a bordo si vedevano due figure.

E poi c’è il movente, che rimane ancora non del tutto chiaro. La pista della droga è stata «arata» in lungo e in largo e anche le testimonianze raccolte vanno in questo senso. Pare che Tarna spacciasse droga e avesse accumulato dei debiti. Di sicuro era noto che ne aveva uno di 2 mila euro con una terza persona (che però non sarebbe coinvolta nel delitto) e una testimone ha riferito di averli visti insieme a Salvagno la sera del 26 dicembre mentre «si davano vicendevolmente la colpa di mentire». 

Anche una «fonte confidenziale» ascoltata dai carabinieri aveva confermato il coinvolgimento nel traffico di cocaina, e così i parenti, a cui Sergiu aveva detto di essere «costretto» a continuare dopo aver ricevuto minacce di morte e avendo «ingenti» (e dunque i 2 mila di cui sopra potrebbero non essere gli unici) debiti. Per questo gli inquirenti non escludono altre piste, tra cui quella sentimentale. Tra Tarna e Salvagno potrebbe esserci stato uno screzio per una donna, pare che il vigile facesse la corte alla titolare di un noto locale del centro di Mestre e l’aveva anche portata a qualche festa. Quando il presunto killer, affiancato dal suo avvocato Guido Galletti, è finito davanti al gip Claudia Ardita per l’interrogatorio di garanzia mercoledì mattina, ha parlato di «vicende personali». 

Pare che il barman potesse conoscere un «segreto» che, se rivelato, avrebbe messo nei guai o in cattiva luce Salvagno sul posto di lavoro e questo avrebbe scatenato la sua rabbia, tanto più dopo che poche ore prima Tarna si era negato alla richiesta di un incontro. L’uomo avrebbe poi dato una versione sulla dinamica, diversa da quella della rapida «esecuzione». Versioni ritenute poco credibili, ma che gli inquirenti stanno verificando. Ancilotto ha infine lodato il lavoro del collega Del Turco («ha lavorato giorno e notte dal 31 dicembre») e dei carabinieri («hanno raccolto le prove in maniera impeccabile») e ci ha tenuto a ricordare che nell’ultimo paio d’anni a Venezia tutti i casi di omicidio, tra cui quello di Giulia Cecchettin, sono stati risolti con successo


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9 gennaio 2026 ( modifica il 9 gennaio 2026 | 10:53)